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Norvegia esclusa da politica esenzione visti per ripicca cinese contro Nobel a Liu Xiaobo

La Norvegia non è tra i Paesi europei i cui cittadini sono esentati dal visto d’ingresso in Cina per soggiorni fino a 72 ore: Pechino non dimentica così quelli che considera due ‘sgarbi’ alla sua autonomia e integrità territoriale a suo giudizio fatti dal paese scandinavo, concedendo il Premio Nobel per la Pace prima al Dalai Lama e poi a Liu Xiaobo. Mercoledì, infatti, le autorità cinesi hanno deciso una nuova politica per i visti d’ingresso – a partire dal prossimo primo gennaio – per favorire il turismo mordi e fuggi e di scalo verso altri paesi. Ma la Norvegia è stata esclusa dall’elenco di 45 paesi, tra i quali i 27 dell’Unione europea e altri come Islanda e Svizzera, oltre a Stati Uniti, Russia, Giappone, Australia e molti paesi latino-americani. Anche se non ci sono stati commenti ufficiali sui motivi dell’esclusione, alcuni anonimi funzionari governativi hanno risposto a giornalisti che un paio di paesi sono stati esclusi perché i propri cittadini sono di “bassa qualità” o “si comportano male”. Dopo il Nobel per la pace al Dalai Lama nel 1989 ma, soprattutto, dopo quello dato nel 2010 al dissidente rinchiuso nelle carceri di Pechino Liu Xiaobo, la Cina ha accusato la Norvegia di ingerenze, bloccando di fatto i commerci con il paese scandinavo e bloccando l’importazione di salmone. I rapporti non si sono distesi: la Cina aspetta ancora che la Norvegia “riconosca i suoi errori e faccia azioni per correggerli”. Il premio Nobel per la Pace, diversamente dagli altri, non viene dato in Svezia ma in Norvegia, da un comitato nominato dal Parlamento norvegese dal quale è però indipendente.

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Diventa sito turistico il luogo dove fu testata la bomba atomica cinese

La Cina intende trasformare in un luogo turistico la zona desertica dove nel 1964 gli scienziati svilupparono la prima bomba atomica del paese. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina. Secondo il progetto, verranno investiti sei milioni di yuan (circa settecentomila euro) per trasformare la base di Malan, nella regione autonoma dello Xinjiang, in un sito turistico, nel quale verranno mostrati ai visitatori anche i laboratori e i dormitori utilizzati dagli scienziati e un tunnel lungo 300 metri che era stato costruito per proteggersi in caso di attacchi aerei. La Cina ha fatto esplodere la sua prima bomba atomica nel deserto vicino a Malan il 16 ottobre 1964. Il paese, tuttavia, non ha mai usato una bomba atomica in un attacco e anzi il governo ha dichiarato di aver sospeso i programmi di armamento nucleare dal 1996 e di essere impegnato a promuovere il disarmo nucleare globale.

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Presentato a Shanghai il progetto del nuovo Bulgari Hotel

Presentato a Shanghai il progetto del Bulgari Hotels, che vedrà la luce nel 2015 grazie ad un accordo tra la maison italo-francese e OCT Group. Si tratta del quarto progetto alberghiero per Bulgari Hotels & Resorts, che segue l’apertura dell’Hotel Bulgari di Milano nel 2004, del Bulgari Resort di Bali nel 2006 e dell’Hotel Bulgari di Londra nel giugno 2012. L’hotel di lusso sorgerà all’interno di uno straordinario complesso metropolitano situato lungo il fiume nella zona di Suhe Creek, un’area protetta di interesse storico nel quartiere di Zhabei. Noto come il “Gold Strand di Shanghai”, Suhe Creek è il quartiere più prestigioso della città quanto a ricchezza della scena artistica. L’Hotel Bulgari occuperà i 12 piani superiori dell’edificio, alto 40 piani e avrà 120 stanze e suite – tra cui una straordinaria Bulgari suite di 400 metri quadrati. Il bar e il ristorante con cucina italiana, situati sul rooftop, sono stati progettati per diventare la destinazione più ambita di Shanghai. Per Francesco Trapani, Presidente e Ceo della Divisione Orologi e Gioielleria di LVMH, presente alla cerimonia di firma, “Siamo estremamente orgogliosi di poter aprire il primo Hotel Bulgari in Cina, e in particolar modo a Shanghai, un importante hub tra Oriente e Occidente. Proprio a Shanghai Bulgari ha scelto di aprire il suo primo flagship store cinese, che si è rivelato un’ottima premessa per il futuro successo del marchio nel Paese. Il nuovo Hotel Bulgari di Shanghai rappresenterà un altro passo importante per il progetto Bulgari Hotels & Resorts e un’ulteriore preziosa occasione di visibilità in un mercato estremamente strategico per i beni di lusso”.

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La Grande Muraglia Cinese è più lunga di quanto si pensasse, “dimenticati” 12.000 chilometri

La Grande Muraglia Cinese, uno dei monumenti più visitati al mondo, è molto più lunga di quanto si pensava. Secondo gli ultimi calcoli, infatti, agli 8.850 chilometri calcolati nel 2009, si devono aggiungere altri 12.250 chilometri circa, per un totale esatto di 21.196,18 chilometri, più di due volte la distanza tra Pechino e New York. Cifre incredibili, non solo se si pensa che oltre 12 mila chilometri non spariscono e riappaiono così all’improvviso, ma soprattutto perché la Cina, secondo l’ufficio turistico di Pechino, si estende per una lunghezza di 5.500 km da nord (a partire dal fiume Heilongjiang, a nord del fiume Mohe, nella provincia dell’Heilongjiang) a sud (fino alla scogliera di Zengmu sull’arcipelago di Nansha); per 5.200 km da est (alla confluenza dei fiumi Heilongjiang e Usulijiang) ad ovest (sull’altopiano del Pamir nel Xinjiang). Per contenere tutta la muraglia, che non segue tutto il paese, significa che quest’ultima in alcuni tratti per più di una volta deve ripiegare su se stessa. Ma lo studio condotto dalla Sach, l’Amministrazione Statale per il patrimonio culturale della Cina, è certo della bontà dei calcoli. In realtà si tratta della prima volta che si procede ad una misurazione completa dell’opera che è considerata la massima attrazione turistica del paese del dragone. In precedenza, infatti, era stata considerata solo la parte costruita sotto la dinastia Ming e non tutte le parti costruite in precedenza. L’inizio della costruzione della Muraglia risale a molto prima, intorno al 475 a.C. e via via, nel corso dei secoli, le varie dinastie succedutesi ne hanno aggiunto parti. Attualmente però, anche a causa delle folle dei turisti che arrecano danni, solo l’8,2% della muraglia costruita sotto la dinastia Ming è in buone condizioni, il 74,1% invece ha subito forti danni. La Muraglia si estende su 15 tra province, regioni autonome e municipalità ovvero Pechino, Tianjin, Hebei, Shanxi, Mongolia Interna, Liaoning, Jilin, Heilongjiang, Shandong, Henan, Shaanxi, Gansu, Qinghai, Ningxia e Xinjiang. In alcuni tratti sono rimaste solo le fondamenta. Entro il 2015 la Sach intende elaborare un piano per la protezione della Muraglia e per la creazione di un sistema efficace di monitoraggio e di allarme per garantire una sua maggiore protezione. Già nel 2006 il governo centrale iniziò ad occuparsi del problema prevedendo una serie di norme finalizzate alla raccolta di fondi da destinare alla tutela di questo sito archeologico. Furono anche vietate le attività commerciali sulla muraglia e furono intensificati i controlli per evitare danneggiamenti da parte dei visitatori (molti dei quali, specie in passato, erano soliti staccare piccoli pezzi del muro da portare via come ricordo). Tuttavia, secondo i funzionari del dipartimento per la protezione dei beni culturali, il problema è che spesso i controlli vengono fatti in maniera adeguata solo nei tratti più conosciuti della muraglia mentre ci sono interi tratti, anche molto lunghi, che sono abbandonati a sé stessi, e dove quindi eventuali danneggiamenti non sono scoperti in tempo e adeguatamente sanzionati. “Questo studio è molto importante – ha commentato all’agenzia Nuova Cina Tong Mingkang, vicepresidente della Sach – perché per la prima volta consente di avere un quadro chiaro e comprensivo della situazione della muraglia nelle varie regioni che può rappresentare una solida base per il lavoro che occorre fare d’ora in poi per proteggere questo importantissimo monumento nazionale”. La grande muraglia cinese è stata inserita nella lista dei siti patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1987.

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Lanciato in Cina boutique hotel di Tonino Lamborghini

Lanciato a Suzhou, antica città nella Cina orientale a pochi chilometri da Shanghai, l’accordo tra il Gruppo Tonino Lamborghini e la Join In Management Company, azienda cinese che nei prossimi anni gestirà direttamente una quarantina di hotel e resort a 5 stelle con il marchio Tonino Lamborghini nel territorio della Grande Cina (che include Hong Kong, Macao e Taiwan), Giappone e Canada. L’evento ha avuto luogo nel corso della cerimonia di apertura del primo Tonino Lamborghini Boutique Hotel di Suzhou, sul lago Jinji nel Parco Industriale di Suzhou, alla presenza, tra gli altri, di Tonino Lamborghini, Presidente del Gruppo omonimo; Gao Jianrong, presidente del Join-In Group (azienda attiva nei settori Real Estate, Hotel&Resort a 5 stelle, quotata alla borsa di Shanghai); il Console Generale d’Italia a Shanghai, Vincenzo De Luca; il vice direttore dell’amministrazione nazionale del turismo, Zhu Shanzhong. “Il progetto degli Hotel&Resort in Asia – ha detto Tonino Lamborghini – rappresenta la migliore sintesi dei miei 30 anni di esperienze personali e professionali in questo territorio. Grazie alla partnership con la Join In Group, desidero trasmettere un concetto nuovo nel settore alberghiero: offrire una storia italiana e il sogno Lamborghini nel pieno rispetto della cultura cinese, esaltata ed integrata con uno sguardo tipicamente italiano ed europeo”. “La presenza di un brand come Tonino Lamborghini – ha detto il console De Luca – nella Cina orientale, dimostra quanto il made in Italy sia sempre più affascinante per i cinesi e la Cina sempre più interessante per gli italiani. Il nostro Sistema Italia oggi mette un altro mattone nella costruzione della presenza italiana in Cina che, seppur numericamente inferiore ad alcuni altri paesi, è sicuramente qualitativamente ottima”. Gao Jianrong ha spiegato che i prossimi hotel con marchio Tonino Lamborghini saranno aperti a Sanya, Zhuhai, Hangzhou Xuzhou, Yellowstone, Kunshan. Il Gruppo Tonino Lamborghini è stato fondato nel 1981 da Tonino Lamborghini che, reinterpretando i valori storici e la simbologia identificativa di famiglia e traendo ispirazione dalle sue precedenti esperienze professionali nel campo dell’ingegneria e del design, ha esteso il concetto di lusso ai prodotti capaci di evocare un mondo caratterizzato da tecnologia e innovazione: orologi, occhiali, profumi, complementi d’arredo, linee di abbigliamento, accessori sportivi, delicatezze alimentari italiane, hotel e ristoranti a marchio. Vision del Gruppo è quella di esportare nel mondo la passione e lo spirito della cultura italiana sotto forma di prodotti dal design unico e distintivo.

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Folla in vetta Everest, è record: 150 in un solo giorno

Sono servite a poco le proteste di ambientalisti e degli amanti della montagna, oltre ai recenti quattro decessi. Oggi l’Everest ha segnato un nuovo primato con 150 alpinisti che hanno raggiunto la vetta, a 8.848 metri di altitudine, approfittando della ”finestra” di bel tempo nel fine settimana. A dirlo e’ un responsabile del ministero del Turismo del Nepal, Tilak Pandeymai. Il numero e’ da record, 150 scalatori solo oggi tra i quali, il figlio del leader maoista Pushpa Kamal Dahal, detto ”Prachanda”, in una spedizione dedicata a promuovere la pace nell’ex regno himalayano. E non e’ finita qui. Altri alpinisti nelle prossime ore dovrebbero salire in cima alla montagna piu’ alta del mondo, al confine tra Nepal e Cina. Il tutto senza tenere conto delle disgrazie appena avvenute come i quattro incidenti mortali ai danni di un tedesco, un sudcoreano, un cinese e un canadese, o gli incidenti, le avversita’ e i cambiamenti atmosferici repentini. E’ di soli due giorni fa il salvataggio dell’italiano Luigi Rampini con le mani e il naso congelati in un campo a oltre 7.700 metri di altezza. Diverse persone hanno descritto nei giorni scorsi una folla che si inerpicava sui ripidi pendii che conducono alla vetta, con delle vere e proprie code nei punti-chiave. Inutile dire che quello che sta accadendo sull’Everest e’ un vero e proprio ”affollamento”, criticato da molti amanti della montagna. ”Sembrano tutti impazziti per l’Everest, ma il livello e’ spesso vergognoso – ha affermato due giorni fa l’alpinista bergamasco Simone Moro che ha dovuto rinunciato alla sua impresa -. Salire adesso e’ pazzesco. Ci sono morti ovunque”. Moro ha poi pero’ precisato che la sua non voleva essere una lamentela perche’ l’Everest ”e’ di tutti e quella gente paga e crea business in Nepal”. A confermare il ”traffico” di montagna anche Pandeymai. ”Ci sono ancora alcuni sherpa e altri alpinisti che nei due giorni a venire proveranno a salire in vetta – aggiunge – ma la stagione ufficiale sta per chiudersi e gli alpinisti stanno per raggiungere i loro campo base”. Inoltre la montagna detiene anche un primato per nulla positivo, in quanto e’ stata considerata negli ultimi anni uno dei luoghi piu’ inquinati del mondo, tanto da essere definita la discarica piu’ alta del pianeta. Le numerose spedizioni che tentano l’impresa lasciano spazzatura di ogni genere: bombole d’ossigeno esaurite, attrezzature abbandonate, scatolette metalliche e resti di tende. In questa stagione, iniziata a meta’ maggio, quasi 400 scalatori hanno completato l’impresa sia dal versante nepalese che quello tibetano. Tra questi c’e’ anche una giapponese di 74 anni, una ragazzina nepalese di 16 anni e una cingalese di 29 anni, che ha voluto compiere la sua impresa per celebrare i 40 anni dell’indipendenza del suo Paese. Il mio e’ un ”omaggio alle donne del Bangladesh, che rischiano la vita quotidianamente per la loro liberta”’, ha detto. Fino ad ora l’Everest e’ costato la vita a 220 alpinisti, la meta’ dei decessi negli ultimi 20 anni.

fonte: ANSA

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Ferrari inaugura in Cina primo museo lontano da Maranello

Vent’anni di successi che l’hanno fatto diventare uno dei marchi piu’ apprezzati in Cina. E’ la Ferrari che, per festeggiare i venti anni di attivita’ nel paese del dragone (divenuto oramai il secondo mercato per il cavallino rampante), ha inaugurato al primo piano dello Shanghai Italian Center (l’ex padiglione italiano all’expo di Shanghai ora di proprieta’ cinese), il primo museo Ferrari lontano da Maranello. Non solo: i venti anni hanno portato in Cina anche una edizione speciale della 458 Italia, prodotta in soli 20 esemplari esclusivamente dedicati al mercato cinese. Il museo si sviluppa su una superficie di 900 metri quadrati e si articola nelle cinque aree tematiche ”Ferrari in Cina”, ”Green Technology”, ”Prodotto”, ”Design” e ”Corse”. Oltre a modelli attuali e storici i visitatori possono scoprire il mondo Ferrari attraverso suggestive immagini, video e istallazioni, realizzate esclusivamente per questo evento. Per l’inaugurazione, a dimostrazione del grande interesse che Ferrari pone sulla Cina, e’ arrivato da Maranello Piero Ferrari, vice presidente dell’azienda e figlio del fondatore Enzo. Accolto con molto interesse dalla stampa e dagli ospiti cinesi, Ferrari ha raccontato l’evoluzione dell’azienda attraverso i valori che l’hanno sempre caratterizzata. ”Come diceva mio padre – ha detto Piero Ferrari – la macchina migliore e’ quella che faremo. In questo museo raccontiamo parte della nostra storia. Mettiamo in mostra i valori che accompagnano le nostre vetture che, come ci riconoscono i nostri clienti, non sono solo un insieme di alta tecnologia, prestazioni e stile, ma recano valori unici, una tradizione e una storia che possiamo vantare solo noi”. Piero Ferrari ha poi voluto sottolineare l’importanza del made in Italy e il crescente rapporto tra Italia e Cina. ”Come Ferrari – ha detto – abbiamo l’orgoglio di rappresentare il made in italy e mi auguro che questa mostra sia un modo per far conoscere l’eccellenza italiana e rafforzare il legame tra la cina e il nostro paese”. Tradizione e storia sono poi anche valori che determinano anche il successo della Ferrari in Cina, come ha ricordato Edwin Fenech, presidente di Ferrari Greater China. ”Il museo che inauguriamo e’ solo un primo passo. Cerchiamo di essere sempre piu’ vicini alla Cina e ai nostri clienti, ecco perche’ oltre al campionato monomarca che abbiamo cominciato l’anno scorso, abbiamo inaugurato corsi di guida per i nostri clienti”. La storia di Ferrari in Cina e’ cominciata nel 1992 con la prima auto venduta. Nel 2004 e’ stato aperto il network di saloni e nello stesso anno la Rossa ha vinto il primo gran premio che si e’ disputato in Cina. L’anno dopo, due Ferrari Scaglietti girarono per l’intera Cina percorrendo oltre 15.000 chilometri. Nel 2008 erano 500 i clienti Ferrari, nel 2011 erano gia mille e fra poco saranno in totale 2000. Nel 2011, nella Greater China (Cina, Hong Kong e Macao) sono state vendute 777 vetture di cui 500 nella sola Cina cresciuta del 75% rispetto al mercato di riferimento che lo scorso anno ha fatto un piu’ 65%. Oggi in Cina la rete e’ composta da 15 dealer che diventeranno 20 entro la fine del 2012.

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