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Polizia spara su manifestanti tibetani, cinque morti

Almeno 5 dimostranti tibetani sono stati uccisi in seguito a una protesta di piazza nella Cina sud occidentale, sfociata nell’intervento della polizia cinese che secondo testimoni ha sparato indiscriminatamente sulla folla. Tre delle vittime sono state riconsegnate alle famiglie, altre due persone – ferite e arrestate – sono morte in custodia. I tibetani del villaggio di Shukpa, nella provincia del Sichuan, erano scesi in piazza lo scorso 12 agosto per protestare contro l’arresto di un leader locale della loro comunità.

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Il Dalai Lama ad Oslo, ma governo norvegese nega incontro

Il Dalai lama è giunto oggi a Oslo per una visita privata in Norvegia, a 25 anni dall’assegnazione del premio Nobel per la pace. Lo annunciano i media norvegesi che mettono in risalto il clima di gelo nel quale tale visita avviene e ricordano le polemiche delle ultime settimane con le quali il governo è stato accusato di soggezione al diktat della Cina. La più alta autorità religiosa tibetana si limiterà a tenere alcune conferenze: il Dalai Lama è stato infatti invitato dal Comitato norvegese per il Nobel, dal Comitato norvegese per il Tibet e dalla società buddista Tashi Ling. Le relazioni tra Cina e Norvegia hanno avuto una brusca frenata quando nel 2010 il Comitato ha assegnato il Nobel al dissidente Liu Xiaobo. L’attuale governo populista di destra è stato accusato di non voler ulteriormente deteriorare le relazioni con Pechino e perciò, decidendo di non incontrare il Dalai lama, di aver dato prova di ”codardia”.

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Compie 25 anni il Panchem Lama, il più giovane prigioniero politico del mondo

Compie oggi 25 anni il Panchen Lama, il “più giovane prigioniero politico del mondo”, come è stato definito da Amnesty International. Gedhun Choekyi Nyima, questo il nome del Panchen Lama, aveva sei anni quando nel 1995 fu scelto dal Dalai Lama come reincarnazione del Panchen Lama e, dopo qualche giorno, fu fatto sparire dalle autorità cinesi. Le quali, dapprima negarono quello che da tutti viene considerato un rapimento, e poi ammisero che il piccolo, insieme ai genitori, sta “ricevendo una buona educazione e che la sua famiglia è contenta della vita che ha adesso” e che le autorità cinesi lo tengono sotto tutela per evitare che sia rapito da indipendentisti. Al momento non si sa dove sia il giovane Gedhun Choekyi Nyima e le autorità cinesi hanno messo al suo posto un altro Panchen Lama, legato al governo di Pechino. Nella tradizione del buddismo tibetano, il Panchen Lama è, insieme al Dalai Lama, la guida del paese, essendone la seconda carica esercitando prettamente un potere spirituale. Gedhun Choekyi Nyima è l’undicesimo Panchen Lama.

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Nuova immolazione per il Tibet, siamo a 131 dal 2009

Un giovane tibetano si è immolato urlando slogan contro l’occupazione cinese del Tibet, la liberazione dello stesso e il ritorno del Dalai Lama. Lo riferiscono fonti tibetane. Thinley Namgyal, 32 anni, si è dato alle fiamme ieri pomeriggio intorno alle 12 nella provincia occidentale del Sichuan, nella contea di Tawu della regione di Kardze, parte della tradizionale area tibetana di Kham. Il corpo del giovane, che è morto poco dopo essere stato avviluppato dalle fiamme, è stato trasportato nel monastero di Gagthel e poi consegnato alla famiglia. Thinley è diventato così la 131 persona ad autoimmolarsi per il Tibet dal 2009.

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Liberato dopo quattro anni scrittore tibetano

Le autorità cinesi della provincia del Sichuan hanno rilasciato Tashi Rabten, meglio conosciuto come Teurang, uno scrittore tibetano di 29 anni in carcere da quattro anni per “incitamento al separatismo”. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Direttore in passato della rivista Shar Dungri, poi vietata dalle autorità, era stato arrestato ad aprile 2010 e dopo oltre un anno di custodia senza processo, fu condannato a 4 anni di carcere. I suoi scritti (pubblicati sia sulla rivista che in suoi libri) erano incentrati per lo più su argomenti come la democrazia e il predominio cinese in Tibet. Lo scrittore era stato già arrestato in precedenza altre due volte, nel 2008 e nel 2009. E con la stessa accusa, quella di incitamento al separatismo, è stato invece condannato a 18 anni di carcere un monaco tibetano del monastero di Drongna, nella contea di Driru, nella regione autonoma del Tibet. Thardoe Gyaltsen, amministratore del monastero, sarebbe stato arrestato e condannato per essere stato trovato in possesso di fotografie del Dalai Lama e registrazioni dei suoi discorsi. Finora sono 130 le persone che si sono date fuoco a favore della causa tibetana. L’ultima, sabato scorso, quando una giovane monaca si è data fuoco nei pressi del monastero di Ba Choede, nella contea di Bathang nella regione autonoma del Tibet. Restano ignote le sue condizioni di salute dopo il trasporto in ospedale dalla polizia.

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Monaca si immola per il Tibet, 130mo atto del genere dal 2009

Una monaca tibetana si è data fuoco in segno di protesta contro l’egemonia cinese in Tibet. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Il fatto è accaduto sabato pomeriggio verso le 15 ora locale nei pressi di un monastero nella contea di Bathang, nella prefettura di Kardze (Ganzi per i cinesi), nella provincia del cinese del Sichuan. Secondo le poche informazioni disponibili, la polizia sarebbe immediatamente intervenuta a spegnere le fiamme portando la donna in ospedale. A seguito dell’incidente la polizia cinese ha intensificato i controlli nella zona e imposto una serie di restrizioni tra cui il blocco delle comunicazioni telefoniche. Con questa di sabato sono 130 le persone che si sono date fuoco in Cina a favore della causa tibetana sin dal 2009. Le autorità cinesi hanno tagliato fuori da ogni comunicazione la zona teatro dell’ultima immolazione, quella che ha visto protagonista una monaca tibetana lo scorso sabato, ma anche posto sotto controllo diversi monasteri già teatro di simili episodi. Secondo fonti tibetane, la polizia ha messo sotto controllo il monastero di Bachoede, al quale forse apparteneva la monaca della quale non si sanno le generalità, nella contea di Bathang (Batang per i cinesi) nella prefettura autonoma tibetana di Kardze (Ganzi), provincia del Sichuan. Qui sono state interrotte da sabato tutte le comunicazioni, sia fisse che mobili, non funziona la rete internet e impediti tutti i messaggi. La monaca si è immolata mentre, come tradizionalmente fanno i tibetani, girava intorno ad un luogo di preghiera. Si trovava in mezzo ad altra gente quando, urlando slogan contro quella che ha definito “l’occupazione cinese del Tibet” e per chiedere il ritorno del Dalai Lama, si è fatta avviluppare dalle fiamme. E’ stata portata in ospedale dalla polizia cinese che, secondo quanto si è appreso, ha impedito alla famiglia e agli amici di recarsi a farle visita. Non si hanno al momento notizie sulle sue condizioni di salute. Il suo è il 130mo gesto del genere dal febbraio 2009, e lei è la 21ma donna ad autoimmolarsi per il Tibet. Lo scorso 16 marzo due monaci si diedero alle fiamme, morendo, in due incidenti separati, nelle province del Sichuan e del Qinghai. Le autorità cinesi stanno negli ultimi tempi rafforzando i controlli, arrestando anche persone ritenute a vario titolo collegate ad episodi di immolazione. Alcuni sono stati condannati anche fino a 15 anni di carcere.

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Due immolazioni pro Tibet in anniversario repressioni

Due monaci tibetani si sono immolati ieri nell’anniversario di una ondata di repressioni da parte delle autorita’ cinesi che porto’ ad una serie di immolazioni. Il primo monaco a perire tra le fiamme e’ stato Lobsang Palden di 20 anni, appartenente al monastero di Kirti, al centro di numerosi episodi di immolazione e di protesta, nella provincia del Sichuan, prefettura tibetana autonoma di Ngaba (Aba per i cinesi). Un altro monaco, del quale non si conoscono le generalità, si e’ invece dato fuoco nella contea di Tsekhog (Zeku per i cinesi), nella provincia del Qinghai, prefettura autonoma tibetana di Malho (Huangnan).
Lobsang Palden si e’ dato alle fiamme sulla strada principale di Ngaba ribattezzata dai tibetani ”la strada degli eroi”, dopo che nel 2012 divenne il luogo solitamente usato per le immolazioni in zona. Il giovane, per compiere il gesto estremo, ha scelto la ricorrenza del sesto anniversario delle repressioni cinesi del 2008 a Ngaba, quando, nell’onda del viaggio della fiaccola olimpica, la polizia cinese intervenne duramente contro i manifestanti locali aprendo il fuoco contro inermi tibetani uccidendo almeno 10 persone, tra i quali un monaco. Palden ha urlato slogan anti cinesi e chiesto il ritorno del Dalai Lama in Tibet mentre era avviluppato dalle fiamme. Poco dopo diversi agenti lo hanno preso e, spente le fiamme, portato in luogo sconosciuto. Nessuno conosce le sue condizioni, su internet in molti lo danno per morto. Nulla si sa invece dell’altro immolatosi, se non che ha commesso il gesto dinanzi al monastero di Sonag a Jador. Ogni anno, in memoria delle vittime delle repressioni, ci sono state immolazioni nell’area. I due atti estremi di ieri hanno portato a 129 il numero delle auto immolazioni dal febbraio 2009, 45 delle quali compiuti proprio a Ngaba, mentre sono 11 i monaci di Kirti immolatisi. Con i due di ieri, sono quattro le immolazioni dall’inizio di quest’anno, un’altra delle quali avvenuta a Ngaba. Le comunicazioni telefoniche e mobili nell’area sono state bloccate.

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