Archivi categoria: Navigar m'è dolce in questo mare

Tribunale di Hong Kong contro modulo di autocompilazione di Google

Un tribunale di Hong Kong ha dato il via libera ad un tycoon nella sua causa contro Google, colpevole di associare il nome del ricco imprenditore a gang criminali. Albert Yeung Sau-sing è il fondatore di una società che gestisce le più importanti celebrità di Hong Kong. Quando si digita il suo nome sul motore di ricerca, l’argoritmo di Google con l’autocompilazione, rimanda a triadi, a gruppi criminali locali e cinesi. Yeung ha così chiesto a Google di rimuovere quello che considera una diffamazione, ma la società di Mountain View si è giustificata dicendo che la ricerca viene gestita da un algoritmo, non da un umano. Per il giudice però, questo non è sufficiente a giustificare un tipo di risultati del genere e ha dato il via libera all’uomo di procedere ad una causa per diffamazione nei confronti del colosso informatico. Se Yeung dovesse vincere la causa, il giudizio potrebbe avere un grosso effetto su Google, che sarebbe costretta a cambiare il suo algoritmo di ricerca, tre mesi dopo la decisione dell’Europa sul diritto all’oblio. Nel suo giudizio il giudice di Hong Kong ha anche aperto la strada ad un risarcimento da parte di Google a Yeung, cosa che potrebbe portare a cascata a numerose richieste di risarcimento simili.

Lascia un commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare, Taci, il nemico ci ascolta

Colossi americani di internet una minaccia per sicurezza Cina

Le grandi aziende americane di servizi internet, come Google, Yahoo e altre, rappresentano una minaccia alla sicurezza cinese. E’ quanto scrive oggi il China Daily, il più importante quotidiano in lingua inglese del paese del dragone. I due grandi motori di ricerca, ma anche Microsoft, Cisco e Facebook, avendo acconsentito a fornire al governo americano tramite la Nsa le informazioni dei propri utenti, per questo dimostrano di essere pericolosi per la Cina. Il giornale riferisce di una indagine realizzata da Wan Tao, fondatore Intelligence Defense Friends Laboratory, una istituzione cinese indipendente focalizzata sulla sicurezza cibernetica, il quale ritiene che proprio attraverso internet e i servizi offerti da queste aziende, il governo americano ruba informazioni sensibili. Secondo gli analisti, anche il clouding comporterebbe molti problemi, perché il governo americano potrebbe analizzare dati di persone e aziende traendone vantaggio lui o qualcuno a lui vicino. Dati potrebbero essere presi anche dai sistemi operativi per cellulari come Ios o Android o da quelli per computer come Windows, non a caso il governo cinese ha vietato l’utilizzo di Windows 8 sui computer governativi.

Lascia un commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare, Taci, il nemico ci ascolta

Obama denuncia la CIna: “basta con cyberspionaggio”

Dalla politica alle aule giudiziarie: Barack Obama alza il tiro contro la Cina nella lotta al cyber-spionaggio. Stanco delle continue violazioni e dei furti industriali ai danni delle aziende americane, il presidente americano, per voce del suo ministro della Giustizia Eric Holder, annuncia per la prima volta azioni penali contro il governo di Pechino. In particolare, il Grand jury della Pennsylvania denuncia esplicitamente cinque hacker militari cinesi, dell’unità numero 61398 della terza divisione dell’Esercito di Liberazione del Popolo, con l’accusa di aver rubato dati sensibili dai computer di sei società americane del settore dell’energia nucleare, solare e metalmeccaniche. Tra loro anche giganti come Alcoa, Us Steel e Wastinghouse. I capi d’accusa si riferiscono a atti di ‘pirateria informatica’ andati in porto tra il 2006 e il 2014, che secondo alcune stime avrebbero provocato danni commerciali alle aziende colpite pari a circa 400 miliardi l’anno. In particolare, pare che questi hacker abbiano utilizzato strutture militari e dell’intelligence per commettere i loro reati informatici. “In modo sistematico – ha attaccato Holder – aziende americane hanno subito furti di informazioni da parte di cinque hacker dell’esercito cinese. Quando è troppo, è troppo. E’ arrivata l’ora di reagire contro questi atti di cyber-spionaggio che hanno come unico scopo aiutare in modo illegale l’industria di Pechino. Il governo degli Stati Uniti – ha aggiunto – non tollererà più le azioni che puntano a sabotare illegalmente società statunitensi e minare l’integrità di una concorrenza leale sul mercato”. Sulla stessa linea il capo dell’Fbi, James Corney, secondo cui “per troppo tempo il governo cinese ha usato il cyber-spionaggio spudoratamente pur di ottenere benefici economici per le sue industrie di Stato”. Immediata è arrivata la reazione piccata di Pechino che definisce “assurde e fittizie” le accuse americane. Quindi, come rappresaglia, annuncia la sospensione dei lavori dei gruppi di lavoro comune tra i due Paesi proprio sulla lotta al cyber spionaggio. La polemica così, che da mesi lacera il cosiddetto G2, dal piano politico si sposta a quello giudiziario. Già da tempo la Casa Bianca tenta di mettere alle strette Pechino su questo punto. Tuttavia, sinora, ogni tentativo di isolare queste azioni illegali non ha avuto molto successo, anche tenendo conto il grande imbarazzo internazionale che lo stesso Obama ha pagato sulla sua pelle ai tempi dello scandalo sugli abusi della Nsa. Una vicenda che non ha certo aiutato Washington nella sua battaglia per la legalità online nei confronti del colosso cinese.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Accà e allà (notizie dall'area), Navigar m'è dolce in questo mare, Taci, il nemico ci ascolta

In Cina arriva Candy Crash grazie a WeChat

La compagnia informatica cinese Tencent importerà in Cina Candy Crush, il gioco online più popolare del mondo prodotto dalla britannica King Digital Entertainment. Candy Crush è stato nel 2013 l’applicazione gratis più scaricata nel mondo dagli utenti di Internet. La Cina ha la più vasta popolazione di internauti del mondo che, secondo il China Internet Information Centre, un centro di ricerca governativo, è di circa 470 milioni di persone. Il vicepresidente della Tencent, Steven Ma, ha affermato che la compagnia è “felice” dell’accordo che permetterà di “unire la divertente esperienza di giochi della King con la forte capacità operativa della Tencent in Cina”. Candy Crush sarà disponibile in Cina a partire di quest’anno.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare

Tanti i leader mondiali iscritti a Sina Weibo

Sono sempre più numerosi i leader mondiali che utilizzano i social network per comunicare e molti di questi hanno scelto di iscriversi anche ai social network cinesi. Dal momento infatti che in Cina Twitter, Facebook e altri sono vietati, esiste una serie di social network made in China molto diffusi tra i giovani e non del paese del dragone. Tra questi, il più diffuso è certamente Weibo, una sorta di Twitter cinese. Secondo la Sina, la società proprietaria di Weibo, come riportato dalla stampa cinese, sarebbero almeno 200 i leader mondiali che hanno deciso di utilizzare il social network cinese di microblog. Tra questi, il presidente israeliano Shimon Peres, il premier britannico David Cameron, il presidente venezuelano Nicolas Maduro e anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Oltre a loro, che comunque utilizzano Weibo senza continuità, facendo passare diverso tempo tra un post e l’altro, ci sono anche organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite (che hanno 587.000 followers) e il Comitato Olimpico Internazionale con 21 milioni di followers.

Lascia un commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare

Ricerca: sul twitter cinese Gesù è più popolare di Mao

Su Sina Weibo, il twitter cinese, si parla più di Gesù e dei temi religiosi piuttosto che del comunismo e dei leader cinesi. In base ad una ricerca dello scorso 3 aprile pubblicata su The Leaf Nation, media online della rivista Foreign policy, è emerso che la ricerca della parola ”bibbia” su weibo ha prodotto oltre 17 milioni di risultati recenti, mentre la citazione del ”piccolo libro rosso” di Mao ha ricevuto poco meno di 60.000 commenti o citazioni. ”Congregazione cristiana”raccoglie quasi 42 milioni di post o commenti mentre ”partito comunista” solo 5.3 milioni. A determinare la differenza, con tutta probabilità, sono in buona parte gli implacabili censori cinesi. Infatti sul popolare social cinese i post che contengono argomenti considerati ”politicamente sensibili” vengono cancellati come pure quelli che contengono commenti sui leader cinesi. E cosi’ mentre Xi Jinping ha ottenuto su weibo ”solo” 4 milioni di commenti, sono stati oltre 18 milioni quelli che hanno parlato di ”Gesu”. Il che non vuol dire che la chiesa cristiana in Cina possa considerarsi libera o esente da censura. Provando su weibo a fare una ricerca inserendo le parole ”chiesa sotterranea” si ottiene solo una pagina bianca con al centro una scritta che dice ”i risultati di questa ricerca non possono essere mostrati a causa delle norme e delle leggi locali”. I cristiani comunque sono aumentati notevolmente in Cina negli ultimi anni. Stime ufficiali parlano di 25 milioni di cinesi cristiani anche se molti ritengono che il numero reale si avvicini ai 60 milioni.

Lascia un commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare

Pechino preoccupata per violazione server Huawei da parte dell’Nsa americana

La Cina vuole vederci chiaro sulla notizia diffusa qualche giorno secondo la quale la National Security Agency americana, la Nsa, si sarebbe infiltrata nei server del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei. Lo ha detto oggi in conferenza stampa il portavoce del ministero degli esteri di Pechino Hong Lei. “La Cina – ha detto Hong – è estremamente preoccupata” circa le accuse di spionaggio. Il portavoce ha ricordato che recentemente ci sono stati molti articoli di stampa relativi ad intercettazioni, furto di segreti e spionaggio da parte degli Usa nei confronti di altri paesi, tra i quali la Cina. “Noi – ha detto il portavoce – abbiamo già presentato diverse proteste agli Usa su questi argomenti. Chiediamo ora che gli Usa spieghino chiaramente e fermino questi atti”. Sabato si è diffusa la notizia, rimbalzata su alcuni quotidiani che da documenti di Edward Snowden sarebbe emerso che la Nsa avrebbe violato i server della Huawei. La società in passato è stata considerata un pericolo alla sicurezza dagli Usa, tanto da bloccare accordi commerciali. “Huawei – dice al telefono all’ANSA Roland Sladek, vice presidente del colosso Huawei e responsabile media internazionali – è contraria a tutte le attività che minaccino la sicurezza delle reti ed è disposta a lavorare con tutti i governi, gli operatori di settore e clienti, in modo aperto e trasparente, per affrontare congiuntamente la sfida globale della sicurezza delle reti”. Per il portavoce dell’azienda di Shenzhen, nel sud della Cina, “se le azioni nella relazione sono vere, Huawei condanna tali attività che hanno visto un’invasione e infiltrati nella nostra rete aziendale interna e monitorate le nostre comunicazioni. Le reti aziendali sono sotto costante attacco da fonti diverse, tale è lo status quo nell’epoca digitale di oggi”. Per Sladek, la sicurezza e l’integrità della rete aziendale di Huawei e dei loro prodotti sono le priorità. “Questo – conclude il portavoce – è il motivo per cui abbiamo un sistema di garanzia della sicurezza end-to-end e perché stiamo continuamente lavorando per migliorare tale sistema.

Lascia un commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare, Taci, il nemico ci ascolta