Archivi categoria: L’oppio dei popoli

La Cina procederà presto alla consacrazione di nuovi vescovi senza autorizzazione del Papa

La Cina procederà presto alla consacrazione di nuovi vescovi senza l’autorizzazione papale. E’ quanto e’ contenuto in un piano di lavoro elaborato e diffuso dall’Amministrazione statale per gli affari religiosi (Sara) di Pechino, l’organismo governativo che controlla tutto quanto afferisce il culto. Secondo il piano, il 2015 sarà un anno “molto importante per il lavoro religioso”, che sarà fatto “secondo i regolamenti, promuovendo il ruolo della legge e implementando le indicazioni e le politiche religiose del governo centrale”. Il piano include anche il sostegno alla Associazione della chiesa cattolica patriottica cinese e alla conferenza episcopale cinese, entrambe sotto il controllo del governo di Pechino. L’ultima ordinazione vescovile risale al 2012, mentre ci sono ancora alcuni vescovi eletti dalla Sara ma non ancora consacrati, e tutti senza l’autorizzazione papale. Nel piano si invita anche i due organismi a convocare il quinquennale congresso nazionale dei rappresentati cattolici, la cui ultima convocazione nel 2010, su salutato dal Vaticano con “profondo dolore”, chiedendo a clero e fedeli di non parteciparvi. E la Cina, attraverso un editoriale sul Global Times, giornale molto vicino al partito, fa sapere che un incontro tra Papa Francesco e il Dalai Lama, significherebbe “un passo indietro significativo nelle relazioni bilaterali”. Lo scorso novembre il leader religioso tibetano era a Roma per un evento di premi Nobel ma non fu ricevuto in Vaticano si disse per pressioni di Pechino sulla Santa Sede. Di ritorno dal suo viaggio nelle Filippine, Papa Francesco ha smentito questa circostanza dicendo che l’appuntamento è stato fissato in una data non ancora pubblica. Entrambe queste notizie, in ogni caso, mostrano che la strada per Francesco è in salita. Come ho già avuto modo di scrivere qui , la Cina no ha nessuna intenzione di permettere ad un capo di stato o leader religioso straniero di dirgli cosa fare e come farlo in casa propria.

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Niente maghi, astrologi e Feng Shui nello Shanxi in Cina, combattuta la superstizione

Campagna anti superstizione nella provincia settentrionale cinese dello Shanxi. Le autorità locali hanno infatti annunciato l’invio di ispettori soprattutto nelle aree rurali per porre fine a rituali tradizionali di sciamani, medicine alternative, astrologia, maghi, credenze e anche di Feng Shui, la pratica dell’allineamento l’ambiente circostante e l’universo. Come racconta la Nuova Cina, a coloro trovati a praticare queste “superstizioni”, sono previste pene severe, anche la detenzione. Polemiche soprattutto per la mossa contro il Feng Shui, l’antica arte cinese che, pur se ufficialmente vietato dai tempi di Mao (come il più importante testo sull’argomento, Choi Gen Po Tong Chinese Almanac) è da sempre largamente utilizzato soprattutto in fase di progettazione architettonica, facendo diventare i maestri di Feng Shui molto ricchi. Per rafforzare la lotta alla superstizione, le autorità dello Shanxi hanno anche deciso di organizzare una serie di convegni scientifici.

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Cina-Vaticano: per Pechino si a relazioni, ma Santa Sede deve rompere con Taiwan e non interferire nella nostra chiesa

La Cina risponde al telegramma inviato da Papa Francesco mentre il suo aereo sorvolava il paese del dragone, chiedendo al Vaticano di “creare le condizioni per migliori relazioni fra i due paesi”. E’ quanto ha detto oggi nel consueto briefing a Pechino il portavoce del ministero degli esteri cinese, Hua Chunying. “Noi vogliamo – ha detto il portavoce – avere un dialogo costruttivo con il Vaticano basato su principi rilevanti”, sottolineando come il governo cinese abbia più di una volta già espresso le sue condizioni per migliorare le relazioni fra la Cina e il Vaticano. “In particolare – ha spiegato Hua – il Vaticano dovrebbe tagliare quelle che chiama ‘relazioni diplomatiche’ con Taiwan e riconoscere la Repubblica Popolare cinese come il solo governo che rappresenta la Cina. Abbiamo poi chiesto al Vaticano di non interferire più negli affari interni cinesi in nome della religione”. Hua ha aggiunto che la Cina è stata sempre sincera nel voler migliorare le relazioni con la Santa Sede, facendo anche sforzi in tal senso. La dichiarazione del portavoce smorza, almeno ufficialmente, le speranze che si erano create intorno ai due telegrammi che Papa Francesco aveva inviato al Cina e al suo governo, sorvolando il paese andando prima in Corea e poi nei giorni scorsi, nelle Filippine. Francesco ha espresso più volte il desiderio di andare in Cina ed era stato criticato per non aver voluto ricevere il Dalai Lama si diceva su pressione di Pechino, circostanza smentita dallo stesso pontefice l’altro ieri. Anche dopo il suo ritorno dalla Corea la Cina espresse le sue condizioni, per bocca del vice presidente dell’Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica Cinese. I due paesi non hanno relazioni dal 1951, a seguito anche del riconoscimento della Santa Sede di Taiwan, che Pechino ritiene proprio. Inoltre, Pechino gestisce direttamente la chiesa cinese tramite l’Associazione patriottica, decidendo le nomine dei vescovi non tenendo sostentamento conto delle indicazioni vaticane.

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Chiesa patriottica cinese al Vaticano: “rispetti la nostra sovranità”

“Il Vaticano deve rispettare la Cina in termini di persone delle diocesi”. Questo il laconico commento alle parole del Papa sulla Cina, del vice presidente dell’Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica Cinese, la chiesa cristiana controllata dal governo di Pechino. Sorvolando la Cina all’andata e al ritorno del suo viaggio in Corea del Sud, Papa Francesco aveva inviato due telegrammi di saluto al presidente e al popolo cinese, rispondendo ad una domanda di un giornalista di essere pronto anche subito a recarsi in Cina. Dal governo di Pechino nessun commento, se non una dichiarazione pubblicata su un quotidiano cinese in lingua inglese da parte di una portavoce del ministero degli esteri, nella quale Pechino dichiarava che “lavorerà con il Vaticano per un dialogo costruttivo e per promuovere il miglioramento delle relazioni bilaterali”. Oggi invece, dalle pagine in cinese e inglese del Global Times, giornale vicino alle posizioni del partito, Liu Yuanlong vice presidente della chiesa cinese, mette i paletti circa una possibile ripresa delle relazioni fra Cina e Santa Sede, ribadendo proprio come sia l’autorità vaticana sulla chiesa cinese uno dei problemi insormontabili. “La Cina – ha detto Liu – salvaguarda sempre la propria sovranità e integrità territoriale e non permetterà mai a forze straniere di interferire con la religione”. L’intervista al vice presidente dell’Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica Cinese, ribadisce il no netto alle “interferenze” vaticane nei suoi affari, soprattutto nella scelta e nomina dei suoi vescovi, considerati come funzionari pubblici, rendendo così più difficile il riavvicinamento dei due governi, che non hanno relazioni dal 1951, a seguito anche del riconoscimento della Santa Sede di Taiwan, che Pechino ritiene proprio.

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Media Cina, Vaticano riconosca la Chiesa patriottica

Il secondo telegramma che Papa Francesco ha inviato alla Cina, partito mentre la sorvolava di ritorno dalla Corea, è giunto alle autorità cinesi. Due articoli pubblicati dai giornali cinesi in lingua cinese, China Daily e Global Times, riportano la circostanza che invece, nel caso del primo telegramma inviato all’andata, non era accaduta. Nessun cenno invece della cosa nell’Agenzia ufficiale Nuova Cina. In entrambi gli articoli si intervistano due esperti cinesi di materie religiose, spiegando come l’appartenenza del papa alla Compagnia di Gesù è sicuramente una buona carta per il Vaticano nei confronti della Cina, dal momento che i gesuiti hanno una lunga tradizione di rispetto e collaborazione con il paese del dragone, che ha avuto in Matteo Ricci un importante esponente. Entrambi hanno però sottolineato come il Vaticano debba riconoscere l’autorità della Chiesa Patriottica Cinese controllata dal governo, lasciando a lei la scelta e la nomina dei vescovi, considerati leader politici locali. Inoltre, il Vaticano deve riconoscere Taiwan come parte della Cina. Intanto, sempre sul China Daily, il governo dello Zhejiang ha spiegato che le chiese abbattute, erano tutte costruzioni abusive. Ma la stretta governativa sui culti non si ferma: mentre le autorità cinesi hanno arrestato in tutto il paese almeno 1000 membri di una setta autoctona cristiano-protestante, la Chiesa di Dio Onnipotente (quattro suoi membri avrebbero ucciso una donna in un McDonalds) e quattro persone che avevano aperto due asili cristiani.

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Cina continua opera di demolizione delle croci cristiane

Continua da parte delle autorità cinesi l’opera di demolizione di croci e crocifissi delle chiese cristiane. Secondo quanto denunciano organizzazioni cattoliche cinesi, due chiese nella provincia orientale dello Zhejiang hanno visto le loro croci demolite, nonostante le manifestazioni di protesta dei fedeli. A Wenzhou, una delle più importanti città della provincia, il 21 luglio un gruppo di fedeli era riuscito a bloccare la demolizione della croce dalla Chiesa della Salvezza, con scontri con gli agenti che avevano lasciato 50 feriti, ma pochi giorni fa non c’è stato nulla da fare. Distrutto, da parte delle autorità, anche il crocefisso dalla chiesa di Gulou ad Hangzhou. Secondo documenti diffusi dalle associazioni cristiane, il governo mira a distruggere i simboli cristiani anche nelle chiese autorizzate. Nel mirino ci sono anche i templi protestanti, mentre restano sempre in forte pericolo di arresti i membri delle cosiddette “chiese sotterranee”, fedeli a Roma. Secondo China Daily, venerdì la portavoce del ministero degli esteri cinese, Hua Chunying, aveva assicurato, in risposta al saluto di Papa Francesco, che Pechino “lavorerà con il Vaticano per un dialogo costruttivo e per promuovere il miglioramento delle relazioni bilaterali”. Il governo di Pechino, oltre a distruggere i simboli cristiani, ha vietato a preti e giovani cinesi di recarsi in Corea in occasione della visita papale. La Cina vuole poter scegliere i vescovi, e non accetta la aperture nei confronti di Taiwan.

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Per la stampa cinese, permesso di sorvolo al Papa segno di possibile distensione

Non c’è ancora nessuna risposta ufficiale da parte della Cina al messaggio di saluto inviato da Papa Francesco mentre sorvolava il paese per recarsi in Corea del Sud. Ma il Global Times, giornale vicino alle posizioni del Partito, titola oggi “L’approvazione da parte di Pechino del volo papale sui cieli cinesi, è visto come un possibile modo per migliorare le relazioni”. Nell’editoriale si ricorda che il riconoscimento che la Santa Sede dà a Taiwan e il diritto rivendicato da Pechino di nominare i propri vescovi, sono i due ostacoli alla normalizzazione delle relazioni tra Vaticano e Cina. Nell’articolo si definisce “cortesia del governo cinese” l’autorizzazione al sorvolo, ricordando come Papa Bergoglio e il presidente cinese Xi Jinping si siano scambiati messaggi in occasione dell’inizio dei rispettivi mandati, avvenuti ad un giorno di distanza l’uno dall’altro. Secondo l’editoriale, che intervista anche un esperto di questioni religiose cinesi, Wang Meixu, dell’Accademia cinese di scienze sociali, c’è lo spazio perché il Vaticano raggiunga un accordo con Pechino sulle nomine vescovili. Resta la questione taiwanese, ma la figura di Bergoglio, proveniente da un paese in via di sviluppo, secondo il giornale riscuote più simpatia dei suoi predecessori. Non a caso nel 1989, si ricorda, lo spazio aereo fu negato a Papa Giovanni Paolo II. Resta comunque il fatto che la Cina ha vietato qualsiasi pellegrinaggio in Corea del Sud ai cristiani, oltre a detenere alcuni vescovi fedeli a Roma e ad aver fatto abbattere oltre 230 crocifissi e alcune chiese nella provincia dello Zeijiang.

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