Archivi categoria: E renare (i soldi e l’economia)

Produzione industriale della Cina più bassa dal 2012

La produzione industriale in Cina e’ scesa in gennaio al livello piu’ basso dal 2012 a questa parte. Lo dice una stima ufficiale diffusa da responsabili degli acquisti delle aziende, che fissa la caduta dell’indice a 49,4 dal 49,7 di dicembre, in una scala di 100 punti nella quale le cifre sotto 50 significano una contrazione. E’ l’ennesimo segnale di debolezza per la seconda economia mondiale, che pochi giorni fa aveva fatto gia’ segnare la sua crescita annuale piu’ lenta degli ultimi 25 anni.

Lascia un commento

Archiviato in E renare (i soldi e l'economia)

Rallenta la crescita della Cina, +6,9 nel terzo trimestre, la più bassa dal 2009

Rallenta ancora la crescita economica della Cina, che nel terzo trimestre del 2015 è scesa a +6,9%, la più’ bassa dal 2009. I dati, diffusi lunedì dall’Ufficio centrale di statistica di Pechino, indicano che la Cina potrebbe non raggiungere l’obiettivo prefissato di una crescita del 7% per il 2015. La media dei primi tre trimestri di quest’anno è del 6,96% e gli economisti ritengono difficile che la situazione cambi in modo sostanziale nel quarto trimestre. Molti osservatori ritengono che il governo, che ha già abbassato per cinque volte i tassi d’interesse dallo scorso novembre, prenderà nuove misure espansive nei prossimi mesi. Per trovare una crescita dell’economia cinese così bassa bisogna risalire al primo trimestre del 2009, quando fu sentito l’impatto della crisi finanziaria globale. Il rischio ora è che la crescita debole generi disoccupazione e proteste popolari. Secondo Louis Buijs della Oxford Economics, il rallentamento è meno accentuato di quanto ci si poteva aspettare. “La continua pressione al ribasso del mercato immobiliare e delle esportazioni ha provocato il crollo del Prodotto Interno Lordo, ma consumi e infrastrutture sono robusti e hanno impedito una diminuzione più forte”, ha affermato.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in E renare (i soldi e l'economia)

Cina: forte contrazione importazioni a settembre, -20,4%

Le importazioni della Cina sono diminuite del 20,4% in settembre, in quello che viene interpretato come un nuovo segnale delle difficoltà’ della seconda economia del mondo. Secondo i dati diffusi dalle Dogane cinesi, le esportazioni hanno subito una contrazione del 3,7%, con un netto miglioramento su quella del mese precedente, che era stata del 13,8% su base annuale. I dati hanno fatto crescere i dubbi sulla possibilità’ che Pechino mantenga il tasso di crescita previsto per il 2015, che e’ del 7%.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in E renare (i soldi e l'economia)

Paura bolla borse, Cina vara fondo da 19 mld, ferma ipo. Misure per arginare crollo, in 3 settimane bruciati 2.800 mld

La Cina vara nuove misure nel tentativo di arginare la ‘rotta’ delle borse di Shanghai e Shenzhen, reduci da un crollo che in tre settimane ha spazzato via 2.800 miliardi di dollari di capitalizzazione e fatto perdere agli indici circa il 30% del loro valore. I 21 principali broker del Paese, riuniti nella Securities Association of China, hanno annunciato la costituzione di un fondo da 120 miliardi di yuan (circa 19,3 miliardi di dollari) per acquistare Etf sulle blue-chip. Il fondo, appoggiato dal governo, inizierà ad operare già lunedì nel tentativo di stabilizzare il mercato. Gli operatori si sono anche impegnati a non vendere azioni in loro possesso fino a quando l’indice di Shanghai, sceso a 3.686 punti, non tornerà a quota 4.500. E anche 25 gestori hanno assicurato che manterranno per almeno un anno i loro fondi azionari. Il governo di Pechino ha poi imposto il congelamento di tutte le nuove quotazioni – ne erano in programma 28 – per non disperdere risorse presenti sul mercato su nuovi titoli. Il più lungo rally borsistico della storia della Cina – con Shanghai e Shenzhen che hanno guadagnato in un anno il 150% e il 190% – sta dunque trasformandosi in una Caporetto che rischia di travolgere gli oltre 90 milioni di cinesi – impiegati, operai e contadini, molti dei quali digiuni di finanza – che si sono buttati sul mercato azionario attirati dalla più capitalistica delle aspirazioni: fare soldi facili con la speculazione borsistica. Una prospettiva peraltro alimentata dalle politiche di sostegno del governo cinese alla corsa del mercato azionario. Solo nell’ultima settimana la Banca centrale cinese ha tagliato per la quarta volta da novembre i tassi, mentre le autorità cinesi hanno ridotto le commissioni di trading e allentato le regole per operare a debito (ci si potrà finanziare dai broker anche dando in garanzia la casa) così da non dover liquidare le posizioni quando il valore delle azioni diventa insufficiente per ripagare i prestiti. Inoltre la Consob cinese (Csrc) ha avviato un’indagine per verificare che il mercato non sia stato manipolato, mettendo nel mirino i ribassisti. E così 19 conti sono stati inibiti dallo short-selling sugli indici per un mese. Per ora questi tentativi non sono riusciti ad arrestare la più violenta emorragia di vendite dal 1992, esplosa dopo che le valutazioni azionarie hanno raggiunto livelli superiori a quelli della ‘bolla’ del 2007. E tra gli analisti ci sono dubbi sulla capacità del nuovo fondo di incidere su un mercato che scambia ogni giorno un controvalore di 2.000 miliardi di yuan. “Per ora l’atteggiamento si sta orientando verso il panico ed è estremamente difficile calmare un orso rabbioso” è il commento di Bernard Aw, strategist a Ig Asia. Che la situazione stia prendendo una brutta piega lo dimostra anche l’apertura del Financial Times, dedicata oggi non alla Grecia ma alla Cina. Gli investitori globali, riferisce il quotidiano, temono infatti che il crollo di Shanghai e Shenzhen possa destabilizzare l’economia del colosso asiatico, accentuandone la fase di rallentamento.

fonte Ansa

Lascia un commento

Archiviato in E renare (i soldi e l'economia)

in Cina crolla il commercio estero a marzo, -13,5%

I dati del commercio estero cinese restano “anemici” nei primi 3 mesi, come scrive l’agenzia Nuova Cina citando l’agenzia generale delle dogane cinesi. A marzo, dopo qualche segno di miglioramento, gli statistici cinesi hanno registrato un grande calo, con il volume degli scambi con l’estero calati del 13,5% rispetto all’anno scorso a 1,76 trilioni di yuan (286,6 mld dlr). A febbraio, c’è stato un aumento dell’11,3%, a gennaio del 10,8%. Nel trimestre c’è stata una diminuzione del 6%, a 5.540 miliardi di yuan, con le esportazioni in aumento del 4,9% e le importazioni in calo del 17,3% secondo i dati dell’agenzia generale delle dogane. A marzo, secondo gli stessi dati, rispetto all’anno precedente, le esportazioni cinesi sono crollate del 14,6% dopo un aumento del 48,9% a febbraio. Le importazioni sono calate del 12,3%, poco sotto le previsioni (11,7%) e dopo la caduta del 20,5% nel mese precedente. Il surplus commerciale è pari a 3,08 miliardi di dollari contro una previsione di 43,8 miliardi dollari. La Cina ha ridotto il suo target annuale del commercio estero a circa il 6% nel 2015 dal 7,5% del 2014.

Lascia un commento

Archiviato in E renare (i soldi e l'economia)

India: stima Adb, pil 2015-16 crescerà più della Cina

Il pil dell’India crescerà 7,8% nell’anno fiscale 2015-2016, superando quello della Cina, una tendenza che si rafforzerà nel successivo 2016-2017. Lo ha sostenuto oggi la Banca di sviluppo asiatica (Adb). Nel suo studio annuale di previsione dell’andamento dell’economia asiatica, riferisce l’agenzia di stampa Pti, la Adb sostiene che grazie all’agenda di riforme strutturali del governo e ad una migliorata domanda esterna, la crescita e la fiducia degli investitori indiane miglioreranno. Dopo aver ricordato che nell’anno fiscale che si conclude il 31 marzo l’India crescerà del 7,4%, la banca prevede che nel successivo si raggiungerà il 7,8%, e nel seguente l’8,2%. Per quanto riguarda la Cina, invece, la Adb prevede che dall’attuale 7,4 scenderà al 7,2% (2015-2016) e poi al 7% (2016-2017). Le stime della Banca asiatica per il prossimo anno fiscale indiano, nota infine l’agenzia, sono inferiori all’8-8,5% proposto dal governo di Delhi, ma superiori al 7,5% previsto dal Fondo monetario internazionale (Fmi).

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in E renare (i soldi e l'economia)

Sfida a Usa, Roma-Berlino-Parigi in banca intrastrutture e investimenti della Cina

Francia, Germania e Italia intendono diventare membri fondatori dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), ‘sfidando’ di fatto gli Stati Uniti contrari fin dal 2013 all’istituto creato dalla Cina potenziale rivale della Banca Mondiale, che ha base a Washington ed e’ guidata per tradizione da un americano. L’AIIB ha invece base a Shanghai e la Cina e’ il maggiore azionista. Una sfida a distanza, con gli alleati in mezzo, quella fra Washington e Pechino che riflette – riporta il Financial Times – gli equilibri e i giochi di potere nel 21mo secolo, con le due maggiori economie al mondo che cercano di imporsi ognuna a suo modo. La Cina nella consapevolezza che la sua carta piu’ importante e’ la crescita economica, gli Stati Uniti con la loro rete di trattati per la sicurezza. E in questo contesto gli alleati si trovano in una posizione scomoda: l’annuncio della partecipazione della Gran Bretagna e’ stato visto come uno schiaffo all’alleato storico americano. Il dilemma dell’adesione o meno e’ ora per Giappone, Australia, Filippine e Corea del Sud, tutti paesi che hanno trattati di sicurezza con gli Stati Uniti ma anche importanti scambi commerciali con la Cina. ”La storia dell’Asian Infrastructure Investment Bank si sta rivelando una debacle diplomatica per gli Stati Uniti”, che rischiano con la loro opposizione di sembrare ”isolati e petulanti” afferma il Financial Times. E la Cina ne trae beneficio, anche grazie al suo cambio di atteggiamento: invece dei continui scontri, Pechino preme ora sul desiderio di relazioni economiche solide nella speranza di persuadere i paesi asiatici a unirsi alla sua iniziativa e trarne guadagni in crescita. E i progetti dell’AIIB sono ambiziosi: dalla via della Seta con infrastrutture in tutta l’Asia centrale, alla via della seta marittima nei mari del sud est asiatico. La AIIB – spiega via XX Settembre – può svolgere un ruolo di rilievo nel finanziamento dell’ampio fabbisogno infrastrutturale dell’Asia. Francia, Germania e Italia, operando in stretto raccordo con i partner europei e internazionali, – aggiunge la nota del Mef – intendono lavorare con i membri fondatori della AIIB per costruire un’istituzione che segua i migliori principi e le migliori pratiche in materia di governo societario e di politiche di salvaguardia, di sostenibilità del debito e di appalti. E sono proprio gli standard di finanziamento a preoccupare gli Stati Uniti. Pur riconoscendo la necessita’ di maggiori investimenti infrastrutturali nel mondo, il Tesoro americano si dice preoccupato per i possibili piu’ bassi standard di finanziamento dell’AIIB. La nuova istituzione – mette in evidenza – dovrebbe ”incorporare gli alti standard che la comunita’ internazionale ha stabilito.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in E renare (i soldi e l'economia)