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“I Sikh, i guerrieri della pace” da domani alle 14 su Radio 3 Rai per Passioni

A tutti gli amanti dell’‪#‎India‬ e a chi vuole scoprire questo mondo affascinante. Domani 9 e domenica 10, sabato 16 e domenica 17 gennaio Radio 3 Rai, nell’ambito del programma Passioni, trasmetterà alle 14 quattro puntate mie sui ‪#‎Sikh‬, dal titolo “I sikh, i guerrieri della pace”. La trasmissione si può ascoltare in diretta sia in radio che dal sito http://www.passioni.rai.it/…/Page-5f6a383c-7e48-4074-9b27-1… dove si potranno anche successivamente scaricare i podcast o risentire ogni singola puntata. Nella prima puntata si parlerà in generale dei Sikh, nella seconda puntata invece della storia del mondo e dell’Italia intrecciata con quella dei Sikh, nella terza della loro religione e musica, nella quarta dell’immigrazione in Italia. Le puntate sono state realizzate con l’aiuto di studiosi, musicisti, antropologi, teologi ed esponenti della comunità Sikh.

 

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Ciccio Kim ne ha sparata una delle sue? Forse bomba idrogeno splosa in Corea del Nord

La Corea del Nord ha annunciato di aver effettuato “con successo” un nuovo test nucleare con una bomba all’idrogeno alle 10 ora locale, le 2.30 del mattino in Italia. Il test sarebbe stato effettuato a Punggye-ri, nell’est del paese nota per essere l’area per gli esperimenti nucleari di Pyongyang. La notizia è stata comunicata da un’annunciatrice della tv statale, seguita su un megaschermo da una folla di nordcoreani nel piazzale della stazione della capitale. Ecco il video dell’annuncio

Poco prima le autorità sudcoreane e il Servizio geologico americano avevano rilevato un sisma di magnitudo 5.1 a 49 km a nord di Kilju, vicino Punggye-ri. “Abbiamo effettuato con successo un test nucleare per difenderci dagli Stati Uniti”, si legge nel comunicato ufficiale. “Se gli Usa non violeranno la sovranità della Corea del Nord non useremo l’arma nucleare”, è scritto ancora. Se confermato sarebbe il quarto test nucleare effettuato da Pyongyang, il primo con una bomba all’idrogeno. Secondo 007 sudcoreani potrebbe però trattarsi di una bomba atomica, quindi meno potente. Gli esperti sostengono che ci vorranno “giorni o settimane” per stabilire la veridicità del test, tuttavia la reazione dei paesi più vicini alla Corea del Nord dalla Cina al Giappone è stata immediata. “Ferma opposizione” da Pechino, mentre per il premier giapponese Shinzo Abe si tratta di una violazione degli accordi presi presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Seul ha fatto sapere di voler consultarsi con gli alleati e le potenze regionali per mettere la Corea del Nord di fronte alle conseguenze del suo gesto. Condanne unanimi anche da Gran Bretagna e Francia che chiedono un intervento della comunità internazionale. Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha convocato un vertice straordinario per oggi pomeriggio e il capo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Trattato sul bando dei test nucleari, Lessina Zerbo, ha dichiarato che il test se confermato, sarebbe una violazione e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

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La stretta di mano tra Cina e Taiwan

Un minuto e passa di stretta di mano davanti a fotografi e videoperatori, contro 66 anni di gelo. L’incontro a Singapore tra il presidente cinese Xi Jinping e quello taiwanese Ma Ying-jeou è stato un momento centrale della vita politica e diplomatica asiatica.

Anche se la stretta di mano tra i due “cugini” assume un valore eccezionale ed apre la strada a speculazioni e a nuovi scenari, nessun risultatoè stato portato a casa.

Durante l’incontro, le due parti hanno rispettato le loro differenze, di forma e veduta. I due leader non si sono chiamati presidente, ma “signore”. A tavola non ci sono state bandiere e sui segnaposti il nome di Xi è stato scritto in cinese semplificato, mentre quello di Ma è apparso nella lingua tradizionale di Taiwan.

Pechino è rimasta ferma sulle sue posizioni di una sola Cina, secondo quanto già espresso nel 1992. In quell’anno, a Hong Kong ci fu un incontro tra esponenti della cinese Association for Relations Across the Taiwan Strait e la Taiwan’s Straits Exchange Foundation.

Il consenso verbale che ne derivò portò al riconoscimento comune del principio di “una sola Cina”, anche se con visioni diverse, che per i cinesi significa riunificazione con l’ex Formosa che ritorna sotto il controllo di Pechino, mentre per i taiwanesi del Kuomintang (il partito nazionalista) l’opposto, con la conservazione dello status quo e la non invasione cinese. Lo stesso consenso, non è invece riconosciuto dagli avversari politici di Ma e del suo partito.

Pechino ha inoltre voluto ribadire, sempre simbolicamente, la sua concezione di Taiwan come provincia ribelle e non come paese vero e proprio. Per evidenzialo ha inviato alla conferenza stampa finale Zhang Zhijun, presidente dell’Ufficio per gli affari di Taiwan della Repubblica Popolare. Un burocrate di medio livello.

Parallelamente, l’altra conferenza è stata presidiata da Ma che ha anche ribadito di aver chiesto spiegazioni a Xi dei missili posti a poche centinaia di chilometri dall’isola, ricevendone assicurazioni non belligeranti in merito.

Ma e la linea diretta con Pechino
Sin dalla sua elezione del 2008, Ma Ying-jeou ha cercato una linea diretta con Pechino e sotto la sua presidenza – ormai in scadenza – la distanza fra i due paesi si è notevolmente ridotta: sono ripresi i voli diretti tra molte città cinesi e Taipei; lo scambio commerciale bilaterale è cresciuto esponenzialmente arrivando, nel 2014, a 200 miliardi di dollari e numerose aziende taiwanesi, Foxconn in testa, si sono affrettate ad aprire fabbriche in Cina.

A questo si sommano i milioni di turisti, cinesi e taiwanesi, che viaggiano da un paese all’altro. Senza contare le vicinanze culturali e le imitazioni in termini di moda e stile di vita delle nuove generazioni.

Le prossime elezioni di gennaio sembrano però destinate a portare alla sconfitta di Ma a favore del Partito Democratico Progressista che non riconosce quanto deciso nel 1992. Temendo una colonizzazione che conduca alla perdita dell’attuale status del paese, annullando i traguardi raggiunti in termini politici e sociali, Pechino perché teme che Taiwan possa diventare una sorta di seconda Hong Kong che, mentre si avvicina sempre più al totale controllo di Pechino, pare perdere il principio di “un paese due sistemi” che l’ha governata fino ad ora.

Non a caso, a Taipei e in altre città taiwanesi, come successo già ad Hong Kong, soprattutto le nuove generazioni sono scese in piazza per protestare contro la stretta di mano e l’incontro tra i due presidenti.

Le prossime elezioni rischiano quindi di rallentare o addirittura interrompere il processo eventualmente iniziato con la stretta di mano di sabato a Singapore, un evento importante anche in chiave geopolitica per una serie di fattori.

L’ultimo disgelo della guerra fredda
Innanzitutto perché è stato l’ennesimo disgelo, semmai ne fosse rimasto qualcuno, della guerra fredda fra i due blocchi mondiali contrapposti. Taiwan è da sempre amica degli Usa, che oltre all’ex Formosa puntano sul Giappone per arginare nell’area l’influenza cinese.

In questi giorni di tensioni nel mar cinese meridionale – con le Spratly al centro di contese (anche Taiwan ne reclama alcune), navi militari Usa che le attraversano e i cinesi minacciano azioni anche di guerra – un riavvicinamento può aiutare.

Così come l’ingresso di Taiwan nella banca di sviluppo voluta dai cinesi (con un status appropriato, si è affrettato a spiegare Pechino) o nei due trattati transpacifici guidati uno dagli Usa e l’altro dalla Cina.

Fattore Taiwan nelle relazioni tra Cina e Vaticano
Infine, il riavvicinamento tra Cina e Taiwan può giovare anche al Vaticano che non ha relazioni diplomatiche con Pechino, anche a causa del suo riconoscimento di Taiwan.

Se negli ultimi anni il riavvicinamento tra Santa Sede e Pechino sembra aver aperto qualche spiraglio, il dialogo tra la Cina e Taiwan potrebbe portare risultati. Resta impensabile che la Cina possa permettere ad un paese straniero (Vaticano) di nominare sul proprio territorio funzionari (Vescovi) che controllano parte della popolazione. Ma qualche concessione potrebbe comunque essergli fatta.

articolo pubblicato su Affarinternazionali

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Isole Spratly: sabbia, scogli e Super-Potenze. Venti di guerra fredda tra Cina e Usa

Un mio articolo pubblicato da AffariInternazionali
Un po’ di sabbia e scogli, quattro chilometri quadrati di terra suddivisi in oltre 750 atolli in un’area di 425 kmq nel mar Cinese Meridionale, stanno facendo tornare climi da guerra fredda tra gli Stati Uniti da una parte e la Cina dall’altra.

Oggetto delle dichiarazioni di fuoco sull’asse Washington-Pechino, è l’incessante opera dei cinesi che continuano a costruire basi, piste e infrastrutture sulle isole Spratly, scogli tra il Vietnam, il Brunei, le Filippine e la Malaysia, che la Cina considera sue, come le altre isole dell’area, Paracelse e Scarborough.

Cantieri aperti sulle isole Spratly
A differenza di queste ultime, le Spratly sono però ben lontane dal territorio cinese e sono già in parte occupate dagli altri Paesi limitrofi sia militarmente che civilmente.

Ma Pechino non vuole sapere ragioni: come mostrano immagini satellitari diffuse dalla stampa americana, l’Esercito del Popolo ha compiuto ulteriori progressi nella costruzione di una pista di atterraggio sulle Spratly. Le immagini mostrano lavori di costruzione su una porzione di terra emersa sul Fiery Cross Reef, in grado di ospitare una pista per velivoli lunga oltre 3mila metri. Non si esclude che essa possa avere finalità militari.

Una prospettiva che preoccupa i governi dell’Asia-Pacifico e, in particolare, Filippine e Vietnam. Ma i lavori di Pechino interessano non solo il Fiery Cross Reef: altre opere sono in fase di progettazione e altri cantieri sono già avviati.

Sono in corso anche opere di dragaggio a sud della barriera corallina, per potenziare le strutture portuali già esistenti. Secondo altre informazioni di intelligence americana, la Cina potrebbe costruire una seconda striscia di terra sulla Subi Reef, anch’essa nelle Spratly, distante soli 25 km da un’isola parte dell’arcipelago filippino e abitata da civili.

I timori di Usa e loro alleati
Quello che inquieta di più i paesi dell’area (e che ha indotto Washington a un’aspra reazione tramite il segretario alla difesa Ash Carter) sono le immagini satellitari che mostrano veicoli militari cinesi con artiglieria dispiegati sulle isole. La preoccupazione ha spinto Carter a chiedere alla Cina di fermare subito la costruzione di basi e di terre, dichiarando Washigton “profondamente turbata dal ritmo dei lavori e dalla bonifica di terre nel Mar Cinese meridionale”, da parte di Pechino.

E ve n’è ben donde: in poco più di un anno, la Cina ha realizzato terre per oltre 8 chilometri quadrati, in tempi tipicamente cinesi. Le preoccupazioni americane non sono altro che il megafono degli amici/alleati dell’area: Vietnam, Filippine, Malaysia, Taiwan e, seppur alla lontana, Giappone.

Pechino ovviamente respinge le accuse e continua nella sua opera, giustificando il tutto con la protezione dei propri confini e dei propri interessi interni civili e militari e richiamando la propria sovranità nell’area come fatto storico.

In zona, negli ultimi tempi, c’è stato un assembramento di navi militari piccole e grandi, di aerei militari, droni e sommergibili. Ma la guerra non è presa in considerazione: è solo una dimostrazione di forza, ognuno vuole mostrare i muscoli all’altro.

Guerra esclusa, ma prove di forza
La Cina da sola e, contro, tutti gli altri. Washington non ha propri interessi manifesti nell’area, ma intende appoggiare gli altri paesi per conservare il suo ruolo di pivot, di gestore dell’area ricavato dalla seconda guerra mondiale e, soprattutto, limitare l’ascesa di Pechino.

Che nell’ultimo anno ha assestato non pochi colpi al potere americano nell’area, soprattutto in termini economici, con la creazione della propria banca di investimenti e il lancio del progetto della Ftaap (Free trade area of the Asia-Pacific), l’accordo di libero scambio per integrare le 21 economie dell’Asia-Pacific EconomicCooperation (Apec), ufficialmente (ma solo tale) non in contrasto con il simile progetto americano del Partenariato trans-pacifico (Trans-Pacific Partnership, Tpp).

Ma in campo c’è altro. Non solo il controllo militare di un’area strategica, che permetterebbe a Pechino di avere avamposti lì dove gli Usa hanno sempre scorrazzato senza problemi, ma anche risorse economiche e controlli commerciali non indifferenti. La zona, infatti, è un ottimo bacino ancora non del tutto esplorato di risorse naturali, in particolare gas e petrolio.

Non solo prestigio, anche risorse
La crescente richiesta energetica cinese spinge ovviamente Pechino a mettere una bandierina su qualsiasi possibile giacimento per raggiungere un’indipendenza energetica necessaria ma lontana.

La zona è anche un trafficatissimo canale commerciale non solo attraverso i paesi dell’area, ma soprattutto verso la Cina, con un traffico merci di gran lunga superiore a quello di Suez e Panama. Pechino non vuole perdere l’occasione di allargare il suo controllo in Asia, soprattutto rosicchiando terreno agli Usa.

A Washington infuria la battaglia politica, perché l’atteggiamento del presidente Obama viene giudicato dai falchi troppo accondiscendente nei confronti di Pechino. Ecco perché l’uscita di Carter è stata salutata positivamente.

Ma a Pechino si fanno orecchie da mercante. Neanche le minacce degli altri Paesi, le basi militari di questi già presenti e i ricorsi presentati all’Onu riescono a fermare Pechino dai suoi intenti espansionistici. Se non è guerra fredda con Washington, ci siamo molto vicini. – See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3090#sthash.Q8C0FS1p.dpuf

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Cade aereo a Taiwan morte 26 persone

Almeno 26 morti confermati, 17 dispersi e 15 persone miracolosamente sopravvissute. E’ il bilancio dell’incidente aereo avvenuto questa mattina a Taiwan, quando un ATR 72 con 58 persone a bordo – in maggioranza cinesi – si è schiantato nel fiume Keelung nella capitale Taipei. Il volo GE232 della compagnia privata taiwanese TransAsia era partito dall’aeroporto Sungshan alle 10.53 diretto all’isola di Kinmen. Ma pochi minuti dopo il decollo ha perso improvvisamente quota, si è inclinato in una pericolosissima virata sfiorando l’autostrada nazionale 1 e, dopo aver urtato il ponte, è precipitato nelle acque del fiume. Una parte dell’ala ha colpito anche un taxi che passava in quel momento sull’autostrada, ferendo l’autista e una passeggera. Subito dopo lo schianto oltre 160 soccorritori e otto imbarcazioni sono stati inviati dalle autorità sul luogo della tragedia. Una gru è stata utilizzata per sollevare parte della fusoliera. Terribili le immagini mandate in onda dalle tv locali che hanno mostrato la fusoliera semisommersa, con i passeggeri e i soccorritori in piedi sui rottami o mentre cercavano di raggiungere a nuoto la riva. Ma ancor più drammatiche le immagini amatoriali registrate da due automobilisti che si trovavano sull’autostrada che hanno mostrato come l’imponente aereo, prima di finire nel fiume, abbia colpito con l’ala un taxi, che stava attraversando il ponte. Toccanti i video e le foto dell’incidente pubblicate su internet. Tra le tante quella che mostra un uomo che tiene in braccio un bambino sopravvissuto. Intanto sono state recuperate le due scatole nere che serviranno a comprendere cosa sia realmente accaduto questa mattina. Media locali hanno riferito che l’aereo si sarebbe diretto verso il fiume per evitare di schiantarsi in una zona residenziale, ma le autorità dell’aviazione taiwanese non hanno confermato la versione. Alcune emittenti hanno diffuso la registrazione dei contatti tra l’aereo e la torre di controllo dove si sente l’equipaggio che lancia un “Mayday” per tre volte. Ma nella registrazione non viene detto che tipo di problema il volo abbia avuto. L’aereo era in servizio dall’aprile del 2014 e a gennaio aveva passato una revisione. Il direttore della compagnia aerea Peter Chen ha affermato che i contatti con l’aereo si sono persi 4 minuti dopo il decollo e che al momento restano ancora ignote le cause dell’incidente, mentre le condizioni meteo al momento dello schianto erano buone. Si tratta del secondo incidente che ha coinvolto negli ultimi mesi un ATR72, aereo di linea regionale prodotto dal consorzio italo-francese ATR. Il 23 luglio dello scorso anno un altro aeromobile della stessa compagnia era caduto sull’isola taiwanese di Penghu, uccidendo 48 persone, mentre si allontanava da un tifone. L’incidente odierno si è verificato mentre l’agenzia Onu per l’aviazione ha riunito a Montreal, in Canada, i rappresentanti dei governi ed esperti della sicurezza per individuare nuovi strumenti volti ad evitare il verificarsi di altri incidenti. Si tratta del secondo vertice tenuto nei 70 anni di storia dell’International Civil Aviation Organization, deciso in seguito alla tragica scomparsa lo scorso marzo del volo Malaysia Airlines, e all’abbattimento nel mese di luglio di un secondo volo Malaysia mentre sorvolava l’Ucraina.

******AGGIORNAMENTO 5 FEBBRAIO 10.30 am

Sale a 31 morti e 12 dispersi il bilancio dell’incidente aereo occorso ieri a Taiwan, dove un aereo della TranAsia Airways è caduto in un fiume poco dopo il decollo con 58 persone a bordo. I soccorritori stanno ancora cercando dodici persone, utilizzando anche una gru per raggiungere la fusoliera dell’aereo.

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In Russia si inaugura inizio lavori del gasdotto con la Cina

All’indomani della minaccia di nuove sanzioni europee alla Russia per la crisi ucraina, il leader del Cremlino Vladimir Putin e il vicepremier cinese Zhang Gaoli hanno partecipato in Iakuzia alla cerimonia simbolica dell’ inizio della costruzione del gasdotto “La Forza della Siberia” che con i suoi 3968 km porterà il metano russo dalla Siberia orientale alla Cina. I due leader hanno assistito alla saldatura dei primi due tubi mettendoci poi la propria firma. Putin ha definito il progetto – valore 70 mld di dlr – “il più grande del mondo”.

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Mugabe accolto a Pechino con tutti gli onori

Il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, è giunto in Cina per una visita di 5 giorni, durante la quale chiederà un pacchetto di aiuti per stabilizzare l’economia del suo paese. Accolto con tutti gli onori, salve militari e canti tradizionali, il contestato dittatore africano, persona non grata in Europa e negli Usa, è stato ricevuto dal presidente cinese Xi Jinping come un vecchio amico della Cina. Mugabe è al suo tredicesimo viaggio in Cina, paese che è diventato la prima fonte di investimenti diretti stranieri in Zimbabwe, soprattutto nei settori minerario, costruzioni, telecomunicazioni e agricoltura. Secondo i dati diffusi dal ministero del commercio cinese, gli investimenti di Pechino in Zimbabwe nel settore non finanziario hanno raggiunto i 602 milioni di dollari nel 2013, rappresentando il maggior investimento cinese in Africa. Secondo alcune informazioni di stampa circolate, Mugabe chiederà alla Cina, tra l’altro, anche un pacchetto di aiuti di 4 miliardi per stabilizzare l’economia dello Zimbabwe, fortemente a rischio. Tra gli accordi sul tavolo, anche l’acquisizione da parte della China Power Investment Corp, di una miniera di platino (metallo del quale lo Zimbabwe è secondo produttore al mondo dopo il Sud Africa). La società cinese, inoltre, dovrebbe costruire un generatore termico per migliorare la capacità produttiva energetica del paese africano.

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La Cina costruisce scuola su isola contesa

La Cina ha iniziato la costruzione di una scuola su una piccola isola nel mare cinese meridionale, Sansha, che ha una popolazione di 1.443 persone, appartenente al gruppo delle isole Paracelso, contese dalla Cina, dal Vietnam, dalle Filippine e da altri paesi. Lo riferisce il South China Morning Post. Il governo dell’isola in un comunicato ha fatto sapere che la costruzione dell’edificio scolastico è iniziata sabato scorso e dovrebbe essere ultimata entro 18 mesi. La nuova scuola dovrebbe essere destinata ai circa 40 bambini in età scolare che vivono a Sansha. Sull’isola dal 2012 sorgono abitazioni, un ufficio postale, negozi e un ospedale tutto costruito dai cinesi per ribadire il proprio controllo sull’isola. Il Vietnam e le Filippine, ma anche gli Stati Uniti hanno duramente criticato Pechino per la sua decisione di stabilire un nucleo fisso di abitanti e residenti su quest’isola remota, evidenziando come si sia trattato solo di una mossa, da parte della Cina, per ribadire il suo predominio sulle Paracelso. Le relazioni sino-vietnamite sono peggiorate il mese scorso dopo che la Cina ha installato una piattaforma petrolifera nelle acque contese. E sempre il mese scorso alcuni cinesi sono stati uccisi in Vietnam a seguito di tumulti anti-cinesi.

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L’Italia al festival del cinema di Shanghai, qui elenco proiezioni e brochure

E’ di nuovo l’Italia il paese con la maggiore presenza alla 17ma edizione dello Shanghai International Film Festival, grazie alla nutrita delegazione coordinata dall’agenzia Ice e da Istituto Luce-Cinecittà. Diciassette i film italiani presentati, la maggior parte dei quali nella sezione “Focus Italy”, da anni una delle più apprezzate in un festival che ha saputo ritagliarsi una importante parte nel mondo delle kermesse cinematografiche mondiali. Di sicuro quello di Shanghai è ormai il punto di riferimento dei festival cinematografici in Cina, un appuntamento al quale non vogliono mancare le major internazionali e le stelle di Hollywood come, quest’anno, Nicole Kidman, Hugh Grant, Jean-Jacques Annaud, John Cusack e la stella di Hong Kong Jackie Chan, oltre alla stella locale Gong Li tra le altre, che presiede la giuria che assegnerà il Vaso d’Oro. Saranno più di 300 i film proiettati in 35 cinema in tutta la città in oltre 1000 proiezioni. Quest’anno l’Italia, che ha vinto una edizione con L’ultimo Bacio di Gabriele Muccino una edizione, non è presente con un proprio film nella selezione ufficiale del festival. Insieme al festival cinematografico, come d’abitudine, altre due importanti iniziative che vedono l’Italia protagonista: il film market dove molte case di produzione italiane partecipano nello stand realizzato dal locale ufficio dell’Ice e alla sezione dedicata alla Tv. “Sono oramai dieci anni – spiega Claudio Pasqualucci, direttore dell’ufficio Ice di Shanghai – che sosteniamo la presenza italiana allo Shanghai International Film Festival, insieme a Luce. L’industria cinematografica è sicuramente un mezzo immediato ed efficace per comunicare l’essenza del nostro Pese, uno strumento importante per la promozione del Made in Italy che è proprio l’essenza dell’Ice”. “La promozione del cinema italiano – riferisce il console italiano a Shanghai Stefano Beltrame – è uno dei modi migliori per migliorare qui in Cina il trend turistico verso il nostro Paese. La partecipazione italiana al Festival è una iniziativa fondamentale della cooperazione nei settori del cinema tra Italia e Cina, puntando a rafforzare le relazioni bilaterali dal punto di vista economico e culturale”. I film italiani in proiezione a Shanghai sono Sacro Gra, L’ultima ruota del carro, Che strano chiamarsi Federico, La variabile umana, Smetto quando voglio, L’intrepido, Come il vento, Miele, Neverlake, L’arbitro, Salvo, Eppideis, Via castellana bandiera, Il principe abusivo, The Repairman, Still Life, Zoran il mio nipote scemo.

Scarica qui il programma delle proiezioni e la brochure italiana dell’evento
Italian Films at SIFF 2014 Final-2

Italian Films schedule 排片表

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Renzi a Shanghai: necessità di coraggio per cambiare

Invoca la favola di Pinocchio il premier Matteo Renzi, per spingere gli imprenditori italiani a Shanghai e gli italiani tutti, ad avere coraggio e a impegnarsi per cambiare. Lo fa nella sua prima tappa cinese, a Shanghai, dove si è trattenuto poche ore prima nell’ex padiglione italiano dell’Expo 2010, dove ha incontrato la comunità d’affari italo-cinese, e poi ha incontrato il sindaco della capitale economica cinese. “Quando nel 2010 sono venuto qui da sindaco di Firenze – ha detto Renzi – c’erano migliaia di persone e una statua di Pinocchio che ora non vedo. E’ una metafora splendida, non perché noi non diciamo più bugie o perché siamo diventati bambini da burattini o perché siamo nella pancia della balena. Ognuno di noi ha dentro Pinocchio. Se ognuno fa il suo dovere, se prova a mettersi in gioco e a cambiare, allora viene davvero fuori l’Italia. L’Italia fa l’Italia se non ha paura di cambiare. Noi faremo la nostra parte, stiamo rivoluzionando il sistema. Non abbiamo paura, e a voi che portate avanti la bandiera dell’Italia all’estero, chiedo di avere ancora più coraggio”. Renzi ha salutato i circa 400 imprenditori dopo che Chen Anjie, presidente del China Corporate United Pavilion, il terzo padiglione cinese che sarà presente all’Expo di Milano, ha illustrato il progetto. Per il premier italiano, l’Expo di Milano “sarà una gigantesca opportunità per l’Italia tutta per affrontare i grandi scenari geopolitici mondiali. E’ l’opportunità per mostrare un paese migliore da come spesso lo si racconta”. Renzi ha ringraziato i cinesi per l’investimento importante che hanno fatto all’Expo, con tre padiglioni (uno istituzionale, uno della Vanke e il terzo, appunto, di aziende di Shanghai), “un fil rouge con l’Expo di Shanghai”. Il presidente del Consiglio ha anche ricordato il recente accordo di Ansaldo Energia con l’azienda shanghainese di elettricità, ma ha detto che si deve fare di più per limitare il gap di disavanzo tra Italia e Cina: con un interscambio di 33 miliardi, i cinesi acquistano 10 miliardi di prodotti dall’Italia mentre l’Italia acquista 23 miliardi di prodotti cinesi. “Chi viene ad investire all’estero – ha detto Renzi agli imprenditori italiani – non è un fuggitivo. Si è dato della delocalizzazione un significato solo negativo. Ma così si è scoraggiata l’apertura al mondo del paese. Il paese deve fare di più nell’esportare, migliorare anche gli investimenti diretti. Quando in Italia diciamo che dobbiamo fare le riforme, non diciamo frasi fatte che fanno parte del dizionario popolare della politica, ma vogliamo creare le condizioni per cambiare, quindi creare lavoro. Semplificare la burocrazia non significa cercare piccole alchimie da amministratori, ma vogliamo scrivere una pagina totalmente nuova nella relazione tra pubblica amministrazione e cittadino. Tutte le riforme che abbiamo e vogliamo mettere in campo, servono per accogliere investimenti e aiutare le nostre imprese a crescere. Bisogna avere coraggio, come Marco Polo e Matteo Ricci”. Al termine dell’incontro, Renzi, accompagnato dall’ambasciatore italiano in Cina, Alberto Bradanini, ha incontrato il sindaco di Shanghai, Yang Xiong, con il quale c’è stato un colloquio molto cordiale nel quale, oltre ad argomenti istituzionali, si è discusso anche dei prossimi mondiali di calcio, sport del quale il sindaco di Shanghai è molto tifoso.

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