Papa Francesco alla Cina: ammiro e rispetto il paese, il mondo non teme la sua crescita (ma neanche una parola sui diritti civili)

Il 28 gennaio, Francesco Sisci, editorialista di Asia Times, intervista Papa Francesco sulla Cina. Qui potete leggere l’intervista integrale in inglese, di seguito un sunto dell’Ansa. Quello che colpisce è che il Papa usa molte parole per definire quanto grande sia la Cina, ma neanche una parola sui diritti civili, sui lavoratori sfruttati, sulle libertà negate, sulle minoranze cancellate (in particolare tibetani e uighuri), sui cristiani arrestati così come coloro che si battono per i diritti civili. Per il paladino degli ultimi sinceramente è uno scivolone. Capisco l’interesse anche economico della Chiesa nell’entrare in Cina, ma se posso giustificare i governi degli altri paesi, non lo posso fare per il capo della Chiesa, il successore di Cristo, colui che sin dalla sua elezione al soglio ha detto di battersi per gli ultimi. Se questi però hanno gli occhi a mandorla, non ne hanno diritto.

 

“Ammiro la Cina, la sua grande cultura, la sua inesauribile saggezza”. Il Papa confessa la sua stima, il rispetto, la grande ammirazione per il popolo e la cultura cinesi in un’intervista che è di per sé un evento: un colloquio di circa un’ora concesso al quotidiano online di Hong Kong “Asia Times”, pubblicato oggi ma registrato il 28 gennaio in Vaticano, in occasione del Capodanno cinese che ricorre l’8 febbraio. E in cui il Papa, senza entrare nei temi politici o religiosi, tende direttamente la mano al colosso orientale e al suo governo, rivolgendo gli auguri allo stesso presidente Xi Jinping. “Il mondo non deve temere la rapida crescita della Cina”, dice Bergoglio nell’ampia conversazione in inglese con Francesco Sisci, che segna sicuramente un nuovo stadio nei rapporti tra Santa Sede e governo di Pechino, forse mai così avanzato da quando nel ’49 si ruppero le relazioni diplomatiche. Al contempo, infatti, vanno avanti gli incontri e i colloqui tra le delegazioni pontificie e quelle cinesi, sia a Pechino che in Vaticano, sui temi di interesse bilaterale, con al centro la spinosa questione della nomina dei vescovi, che a breve potrebbero aprire la strada a un accordo su questo tema, col riconoscimento dell’ultima parola al Papa sulla scelta dei presuli tra una rosa di nomi ‘graditi’, e a uno storico disgelo. “Per me la Cina è sempre stata un punto di riferimento di grandezza. Un grande paese – dice Francesco -. Ma più che un paese, una grande cultura con una saggezza inesauribile. Da bambino, quando leggevo qualcosa sulla Cina, questo fatto aveva la capacità di ispirarmi ammirazione. Provo ammirazione per la Cina”. Bergoglio ricorda Matteo Ricci, ricorda Marco Polo, che “portò gli spaghetti in Italia”. “E’ questa la mia impressione: grande rispetto – ribadisce -. E ancora di più, quando ho sorvolato la Cina per la prima volta (primo Papa in assoluto, nel volo per la Corea, ndr), e in aereo mi è stato detto ‘tra dieci minuti entreremo nello spazio aereo cinese e invieremo il suo saluto’, confesso di avere provato una grande emozione, cosa che di solito non mi accade. Mi sono commosso per il fatto di sorvolare questa grande ricchezza di cultura e saggezza”. Alla domanda sulla “sfida” che la crescita della Cina pone oggi al mondo, Bergoglio risponde poi che “la paura non è mai una buona consigliera”. “Non dobbiamo temere sfide di alcun genere, poiché tutti, uomini e donne, hanno in loro la capacità di trovare modi di coesistenza, di rispetto e di ammirazione reciproca. Ed è evidente che tanta cultura e tanta saggezza, e per giunta tanta conoscenza tecnologica – pensiamo solo alle antichissime tecniche mediche – non possono rimanere rinchiuse in un paese; tendono a espandersi, a diffondersi, a comunicare”. “E’ ovvio – prosegue – che quando la comunicazione avviene in tono aggressivo per difendere se stessi, ne risulta guerre, Ma non avrei paura. E’ una grande sfida mantenere l’equilibrio della pace”. Anche “Nonna Europa”, secondo Francesco, “riceve da questo antichissimo paese un contributo sempre più ricco”. E quindi “è necessario accettare la sfida e correre il rischio di bilanciare questo scambio per la pace. Il mondo occidentale, il mondo orientale e la Cina hanno tutti la capacità di mantenere l’equilibrio della pace e la forza di farlo. Dobbiamo trovare il modo, sempre attraverso il dialogo; non c’è altra via”. Il Pontefice apprezza la fine della vecchia politica cinese del figlio unico. “Un problema doloroso”, la definisce, anche per il peso familiare dei genitori e dei nonni che poi ricade su quell’unico figlio. Ma per Francesco, “la storia di un popolo è sempre in cammino: talvolta cammina più velocemente, altre volte più lentamente, altre ancora si ferma, a volte fa un errore e ritorna un po’ indietro, oppure prende il cammino sbagliato e deve ritornare sui propri passi per seguire quello giusto”. Ma “quando un popolo va avanti, la cosa non mi preoccupa perché significa che sta facendo storia. E penso che il popolo cinese stia andando avanti, ed è questa la sua grandezza”. E’ salutare, secondo Bergoglio, “assumersi al responsabilità del proprio cammino” e anche “riconciliarsi con la propria storia”. “E’ necessario – osserva il Papa – riconoscere la grandezza del popolo cinese, che ha sempre conservato la propria cultura. E la sua cultura – non sto parlando di ideologie che possono esserci state in passato – la sua cultura non è stata imposta”. Francesco ritiene anche che “la grandezza della Cina, oggi, stia nel guardare al futuro da un presente sostenuto dalla memoria dal suo passato culturale”. La conclusione, “alla vigilia del nuovo anno”, è con l’invio dei “miei migliori auspici e auguri al presidente Xi Jinping e a tutto il popolo cinese”, con la “speranza che non perda mai la consapevolezza storica di essere un grande popolo, con una grande storia di saggezza, e che ha molto da offrire al mondo”. “Il mondo guarda alla vostra grande saggezza”, chiude Bergoglio, augurando di “andare avanti per aiutare e cooperare con tutti nella cura per la nostra casa comune e i nostri popoli comuni”. E’ la prima volta in duemila anni che un Papa rivolge gli auguri a un leader cinese per il nuovo anno lunare: e di sicuro ora la Cina è più vicina.

fonte: ANSA

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