Internet libero in Cina in occasione dei Mondiali di Atletica? La solita cazzata di Repubblica

Uno dei momenti nei quali prenderesti il tesserino (che non so neanche dove ho nascosto) e lo daresti alle fiamme in un rito di liberazione. Dopotutto, non è questo l’ordine che difende chi ha diritti acquisiti e maltratta i precari? Non è questo l’ordine a cui appartenevano i commissari i quali, quando feci l’esame, mi dissero che il mio elaborato era troppo giornalistico e non lo accettarono? Forse ero l’unico a credere di stare sostenendo un esame di abilitazione giornalistica, mentre invece facevo il concorso per operatore ecologico.

Detto questo, veniamo ai fatti. Sono sobbalzato dalla sedia leggendo l’ennesima cazzata di Repubblica. Io sono qui dal 31 luglio lavorando proprio per i mondiali. 23 giorni nei quali ho rimpianto ogni giorno di aver accettato, avendo a che fare con Partito e Polizia di Pechino. 23 giorni nei quali mi sono ricordato il perchè, quando sono salito sull’aereo lasciando Shanghai dopo 5 anni, avevo detto: “Mai più Cina”. 23 giorni di cielo grigio e inquinamento (di questo parlerò dopo). Nei miei viaggi preparatori avevo firmato un contratto con i cinesi nei quali mi garantivo il libero accesso a internet. Macché, manco a parlarne. Fino al 20, di internet cosiddetto libero (senza censura da parte di nessuno) neanche l’ombra. Due giorni fa la sorpresa: internet funziona senza censura, si possono navigare siti prima vietati (Facebook, Twitter, Google, Youtube) liberamente, senza vpn. Ma, a differenza di quello che dice Repubblica, la cosa è possibile solo negli alberghi che ospitano gli atleti. Quindi, niente internet libero in Cina. Basta uscire dagli alberghi per scoprirlo. Non è difficile.

Eppure, dovrebbe avere Repubblica un corrispondente qui e sicuramente ha degli inviati che seguono i mondiali. Non potevano fare una prova dal loro ufficio o al di fuori degli alberghi per verificare la cosa? Non è che ci volesse molto.

In verità poi non è del tutto libero. Per accedere è necessario inserire l’id, il numero univoco che compare sul badge, come username. Quindi, si riesce a risalire a chi ha visto cosa. Non solo: accreditati sono ovviamente non solo gli stranieri, ma moltissimi cinesi che a vario titolo lavorano o sono volontari. Gli id di questi, non funzionano, ciò significa che non possono collegarsi ad internet “libero”. Io sono sicuro che nessun elenco è stato dato. Allora significa che i cinesi l’hanno preso e hanno diviso i buoni dai cattivi.

Se per Repubblica questa è libertà, non so che pensare.

Scrivevo del cielo grigio. Bene, nei miei cinque anni di Shanghai il cielo azzurro l’avrò visto meno di 5 volte. Da quando sono a Pechino la stessa cosa. Abbiamo, forse, una nube tossica di cianuro a cento chilometri. Ma oggi, giorno della cerimonia inaugurale e della prima gara (maratona), il cielo è azzurro. I cannoni d’argento funzionano ancora, a quanto pare.

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