Cina, lotta a corruzione arriva ai potenti vertici militari

In Cina nessuno è più intoccabile: è arrivata fino ai massimi gradi delle forze armate la campagna anticorruzione voluta e messa in moto dal presidente Xi Jinping, e nelle cui maglie sono finiti ben 16 generali. I 16 ufficiali di vertice, spiega oggi la stampa cinese, sono stati arrestati perché accusati di gravi episodi di corruzione e nepotismo. Nella maggior parte dei casi si tratta di segretari o parenti di precedenti comandanti o ufficiali di altissimo rango. E alcuni di essi sono nomi ben noti: fra questi il gen. Guo Zhenggang, 45 anni, figlio di Guo Boxiong, ex vicepresidente della potente Commissione militare centrale. Guo tra l’altro – scrivono i giornali – aveva ottenuto la promozione a generale maggiore solo lo scorso gennaio poco prima che cominciassero a diffondersi voci circa suoi possibili coinvolgimenti in questioni di tangenti. E ancora, tra i nomi eccellenti, quello di Zhu Heping, ex segretario del generale Zhang Wannian, altro vice presidente della commissione centrale militare, morto a Pechino di recente. La campagna anti corruzione fortemente voluta dal presidente cinese Xi Jinping arriva dunque fin dove non si credeva sarebbe arrivata: in quello che ancora mantiene il nome – retaggio della Rivoluzione maoista – di Esercito di liberazione e che, ancora di più del partito comunista, era fino a ieri considerato un una sorta di “porto franco”. Anche se già nel marzo del 2014 c’era stato un precedente, che aveva colpito il generale Xu Caihou, 71 anni, ex vicepresidente della commissione militare centrale, accusato di corruzione ed espulso poi dal partito a giugno. Nella rete ora sono finiti anche alcuni collaboratori di Xu, tra cui Wang Aiguo, ex capo del dipartimento di logistica del comando militare di Shenyang (che era la base di potere di Xu) e Zhan Guoqiao, che invece ricopriva la stessa carica ma presso il comando di Lanzhou. E ora a breve, secondo gli analisti, potrebbe toccare anche a Guo Boxiong, altro ex vicepresidente della Commissione militare centrale. Secondo fonti vicine al comando militare di Guangzhou (ex Canton), Chen Jianfeng, capo della logistica, e il capo dell’aviazione, Wang Sheng, sarebbero stati arrestati a gennaio perché coinvolti in loschi affari con il luogotenente generale Gu Junshan, accusato già nel 2013 di aver accumulato una vera e propria fortuna personale. Gu, alleato con Xu Caihou, è stato accusato l’anno scorso di aver preso tangenti per 600 milioni di yuan (60 milioni di euro). Secondo i capi del partito, ai quali fanno eco diversi analisti, la corruzione e il nepotismo in ambito militare in Cina hanno seriamente minato la credibilità e l’efficienza dell’esercito e delle forze armate di una delle massime potenza mondiali.

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