Il cardinale Zen di Hong Kong critico sull’attuale dialogo tra Cina e Vaticano

E’ molto duro e pessimista circa i rapporti tra Cina e Vaticano, il cardinale emerito di Hong Kong Joseph Zen, da sempre critico sulle posizioni della Cina soprattutto in termini di diritti e libertà tanto da partecipare a manifestazioni (le ultime in sostegno del movimento degli ombrelli) e attirandosi critiche da Pechino e anche da alcuni presbiteri dell’ex colonia britannica. In un intervento pubblicato da alcuni giornali cattolici, Zen critica l’approccio morbido e accondiscendente del Vaticano nei confronti della Cina per la ripresa dei colloqui ufficiali. “Nessun accordo – scrive Zen – è meglio di un cattivo accordo. Non possiamo, per amore delle pace, tollerare un accordo che rinneghi la nostra identità”. Il presule critica le posizioni espresse in una intervista italiana a due vescovi cinesi, considerate troppo morbide con Pechino, ma sottolineando come i due parlino in un ambiente ostile, che non li fa essere liberi di esprimersi. Zen ne ha anche per il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Il ministro degli esteri del Papa alla fine di dicembre aveva parlato di “prospettive promettenti” e di “parti disposte a parlare”, ma il cardinale di Hong Kong è tranchant, spiegando che “non vediamo nessun segnale che incoraggi la speranza che il partito comunista cinese stia cambiando la sua restrittiva politica religiosa”. Zen scrive che quello che succede in Cina continua a preoccupare, che è difficile essere ottimisti. Il cardinale non nega la necessità di un dialogo, ma “affinché abbia successo, è necessaria buona volontà da parte di entrambi. Roma l’ha messa, pensare lo stesso di Pechino è pericoloso”. Il paladino dei diritti di Hong Kong è contrario a qualsiasi accordo tra le parti che rappresenti un compromesso che svilisca le posizioni, la dottrina e la teologia cattolica. Zen richiama ad una linea di fondo, quella espressa da Benedetto XVI nella sua lettera alla Cina e ricorda che nessuna concessione può essere fatta sulle ordinazioni vescovili e sulla presenza dell’associazione della Chiesa patriottica cinese, fedele a Pechino. Ma, soprattutto, per Zen nessun dialogo, nessun compromesso può prescindere dal rispetto di Pechino dei diritti civili e ricorda che due vescovi, Thaddeus Ma di Shanghai e Su Zhimin di Baoding, sono detenuti (il primo in “ritiro spirituale” nel seminario di Shanghai e del secondo non si sa nulla da anni). Il cardinale chiede anche un intervento sul vescovo Shi Enxiang di Yixian, arrestato l’ultima volta 14 anni fa e sul quale nei giorni scorsi si è diffusa la notizia della morte, senza conferme e senza che il corpo fosse restituito ai familiari.

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