Anche i papi sbagliano: io non sono Charlie e non sono neanche Papa Francesco

Io non sono Charlie. E non sono neanche Papa Francesco. Ciò non vuol dire che sono a favore della censura e contro il papa e la Chiesa. Significa semplicemente che non condivido entrambe le posizioni. Partiamo dalla seconda. Il successore di Pietro ieri sull’aereo ha detto che se uno dovesse offendergli la madre si dovrebbe aspettare un pugno. Cari Don Raffaele, Don Antonio, Don Peppino e catechisti vari che mi avete tartassato con il “porgi l’altra guancia”, le cose stanno così: o il Papa ha detto una cavolata o avete sbagliato voi. Io credo più alla prima. Certo, non parlava ex cathedra, ma ha detto una berlusconata. Forse voleva rendersi simpatico, forse voleva colpire (spero non in senso materiale) l’attenzione: sta di fatto che non doveva dirlo. Sono stato battezzato e mi è stato sempre detto che la nostra è la religione dell’Amore. Quella nella quale un padre perdona coloro che gli uccidono il figlio. Anzi: vuole loro talmente bene che manda suo figlio fra loro proprio perchè lo ammazzino. E il figlio, una volta in croce, ebbe a chiedere il perdono del padre nei confronti dei suoi carnefici perchè non sapevano quello che facevano. No, dal Papa mi aspetto altro. Mi aspetto che dica: se uno insulta mia madre io non reagisco, gli spiego che magari le nostre divergenze potrebbero essere risolte in maniera diversa. La frase (una boutade?) lo riporta indietro nei secoli, ai suoi predecessori che offendevano, che uccidevano, che rispondevano, che non porgevano l’altra guancia. La sua frase, da il fianco a coloro che compiono gli atti come quelli di Parigi.

Oggi, sul quotidiano The Peninsula, il maggiore del Qatar (che ricordo è stato sunnita di tradizione wahhabita-salafita, scuola considerata ortodossa, ultraconservativa e fondamentalista) c’è una intera pagina con due articoli sull’Islam e una bella foto del pontefice con la frase del pugno. In un articolo, “Do Muslims kill their opponents”, si critica il cristianesimo delle crociate, di Hitler, del Sud Africa e di tutte quelle situazioni nei quali li cristiani sono passati dall’altra parte della barricata. Nell’articolo, reperibile qui, si cita un versetto della sura Al Isra del Corano che in inglese recita:

Nor take life, which Allah has made sacred, except for just cause. And if anyone is slain wrongfully, We have given his heir authority (to demand Qisas or to forgive): but let him not exceed bounds in the matter of taking life; for he is helped (by the law.(Al Isra’: 33)

Il problema è proprio quello: la giusta causa. Chi decide quale sia la giusta causa? Se un imam dice che è giusto e santo reagire alle provocazioni contenute in una vignetta, un esaltato potrebbe uccidere.Come chi decide quale è il limite tra la satira e l’offesa? io credo che le vignette di Charlie Hebdo siano state offensive, inutilmente offensive. L’intelligenza della satira è altra. I giornalisti sono tenuti ad osservare delle carte, come quella di Roma, ad esempio, con la quale i giornalisti si impegnano a non usare la parola clandestino ma immigrato irregolare. Per la satira credo sia più difficile decidere qualcosa del genere, ma un discrimine ci dovrebbe stare. Dopotutto se è vero che la libertà di ognuno finisce dove comincia quella di un altro, come diceva Martin Luther King, quello potrebbe essere il discrimine. La mia libertà di espressione finisce dove comincia la tua libertà di credo. Si chiama rispetto. Il fatto è che noi vogliamo continuare a pensare e agire in giro per il mondo e in paesi e culture diversi dai nostri, con sovrastrutture e modelli culturali occidentali. Noi esportiamo democrazia a chi non la vuole o non è in grado di riceverla, per cui gliela imponiamo con le armi. Inaccettabile, comunque, il ricorso alla violenza. Secondo una quasi leggenda, una volta chiesero a Gandhi: “Che ne pensa della civiltà occidentale?”. E lui rispose: “Sarebbe una buona idea”.

Migliaia di persone si sono affrettate, dopo i fatti di Parigi, a fare propria la frase “Je suis Charlie”. Magari lo stesso prefetto di Milano che ha poi chiuso l’Università per impedire la manifestazione anti Expo, o gli insegnanti di quella scuola che hanno impedito al ragazzo di affiggere il cartello Je Suis Charlie per non urtare la suscettibilità degli studenti musulmani; o come quello che cancella commenti che ritiene sconvenienti sotto i suoi post di Facebook  o coloro che quotidianamente in qualsiasi modo operano censure. Io non sono Charlie perchè non sono come loro.

Anche io sono autorizzato oggi a rispondere con un pugno alle offese. Se lo dice il papa, vorrà dire che posso. Francesco forse non si è reso conto di quello che diceva. O si. Dopotutto, non è nuovo a posizioni diverse da quelle già prese dai suoi predecessori. Come quando il mese scorso non ha ricevuto il Dalai Lama in visita a Roma. Fonti vaticane hanno rivelato che la decisione è stata presa per non irritare la Cina, con la quale la Santa Sede ha un dialogo sotterraneo per firmare una sorta di “pace” che gli permetta di entrare a pieno titolo nel paese. Ma, per quel poco che conosco la Cina, dubito che mai Pechino possa permettere a Bergoglio di scegliere i vescovi, di governare sulle diocesi e sulle parrocchie. Difficile.

E allora perchè comportarsi così? Forse Bergoglio oramai è troppo preso da questa sua voglia di essere diverso che non si rende conto che, talvolta, forse, esagera. L’atteggiamento che aveva Berlusconi, che pensando di dire apertamente quello che pensavano i cittadini, sparava cazzate con i capi di stato e di governo stranieri.

Ma un leader, politico o religioso che sia, dovrebbe saper scindere la sua persona dalla funzione. E dovrebbe comportarsi come la sua funzione richiede, non come la sua persona vorrebbe.

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2 commenti

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2 risposte a “Anche i papi sbagliano: io non sono Charlie e non sono neanche Papa Francesco

  1. Pingback: La Cina procederà presto alla consacrazione di nuovi vescovi senza autorizzazione del Papa | ParteCineseParteNopeo

  2. Lelio Gavazza

    Bravo anzi bravissimo questo articolo lo condivido all 100 pct ed e uno dei piu belli che hai scritto

    Regards Lelio Gavazza Sent from my iPhone

    >

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