Se Snaidero conoscesse la Cina davvero i gusti cinesi dei mobili

Ho letto questo articolo sull’Ansa e credo che Snaidero non abbia mai capito nulla della Cina. Secondo Snaidero, i cinesi amano linee essenziali, non cose opulente. Si, vero per una piccola parte, ma la maggior parte dei ricchi che ho conosciuto amano le cose imponenti ricche, barocche, che facciano insomma vedere che la cosa costi. Provate ad andare a cena con un cinese ricco: ordinerà il vino che costa di più, non quello che bene o male c’azzecca con quello che si mangia. E’ chiaro che la mia è una generalizzazione e come tale sbagliata già epistemologicamente, è chiaro che ci sono cinesi amanti del bello e fini conoscitori e “apprezzatori” di cose belle, ma sfido chiunque viva in Cina a darmi torto. IO gli consiglierei di parlare con il mio amico Fabrizio, interior design italiano da 30 anni in Cina, che fa le case per i ricchi cinesi. Come quello a cui ha realizzato sette bagni, uno per ogni cane. Snaidero non è lo stesso che ha deciso di portare in Cina il Salone del Mobile facendo un accordo con Fiera di Bologna, che in Cina non ha una società ma un piccolo ufficio e quindi senza possibilità al momento di ottenere la licenza per la fiera?

La signora Tang ha fatto scuola. Lei aveva capito subito dall’odore di vernice dei divani, dal legno non massiccio del soggiorno, addirittura dalle dimensioni del letto esagerate, che la sua casa non aveva l’arredamento italiano tanto desiderato e amato. Scoppiò, era il 2011, lo scandalo ‘Da Vinci’, dal nome del grande distributore cinese che vendeva Made in Italy in Cina, producendolo però in aziende della zona. Da allora i cinesi hanno affilato ancora di più l’occhio e il gusto. Vogliono, desiderano la creatività, il lusso italiano, ma deve avere anche il profumo dell’autenticità: il materiale utilizzato, la manifattura, le rifiniture. “I cinesi si sono stancati loro per primi delle loro falsificazioni e delle copie – dice Roberto Snaidero, presidente di Faderlegno, che ha fatto parte della delegazione italiana in Oriente con il premier Matteo Renzi. Durante la missione sono stati siglati diversi accordi, I mobili italiani sono pronti a sbarcare in Cina attraverso giganti della grande distribuzione di arredo come Yuexing Furnishing Group, RedStar Macalline Group e Easy Home Investement Group. Sono tanti i nuovi ricchi, per loro si costruiscono lussuose dimore, tutte da arredare con classe e unicità. Nel primo bimestre del 2014 il mercato cinese ha segnato una crescita delle esportazioni italiane del 12% confermando il trend molto positivo già visto durante lo scorso anno. E l’exploit pare solo all’inizio. Ma i gusti?, le tendenze? cosa vogliono i cinesi?. Sono come i russi che desiderano il Made in Italy ma declinato alle loro esigenze di ostentazione e opulenza?. “Assolutamente no, i cinesi vogliono i nostri mobili esattamente come li facciamo in Italia, che siano moderni, classici, non importa, chiedono solo quello”, risponde Snaidero. Anche perchè alle loro spalle hanno una cultura millenaria in grado quindi di riconoscere il bello e l’estetica a colpo d’occhio. “Abbiamo sentito, toccato con mano la gran voglia di Made in Italy che c’è in quel paese – dice ancora Snaidero – Dobbiamo rispondere a questo richiamo con convinzione e professionalità”. E con una buona strategia di marketing e comunicazione: ‘La tua casa un angolo d’Italia’, è lo spot della promozione del lifestyle in Oriente.

fonte: ANSA

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