Censurato sito maoista, diffondeva dottrine marxiste-leniniste

Niente propaganda marxista in Cina – paese sulla carta tuttora ‘comunista’ – senza controllo preliminare della censura. E’ in base a questo principio che le autorità di Pechino hanno imposto la chiusura d’un sito internet maoista per non meglio precisati ”problemi ideologici”. Lo riferisce radio Free Asia, secondo la quale ‘The East is Red’ (L’Oriente è Rosso), sito che mirava perlopiù a diffondere idee marxiste e leniniste secondo l’interpretazione di Mao, è stato fermato questa settimana su ordine dell’Amministrazione per le Comunicazioni del governo. Stando al parere di Chen Yonggmiao, un analista politico, la chiusura ‘per motivi ideologici’ del sito suggerisce in effetti come il Partito comunista al potere resti determinato a reprimere tutte le forme di dibattito ideologico, da qualunque parte provenga. Inclusi dagli ambienti che, in opposizione al vento che cambia, propugnano un ‘eccesso di ortodossia’. ”Le regole del gioco imposte dal partito – ha notato Chen – sono che a nessuna organizzazione e’ consentito di giocare un ruolo al di fuori del sistema di governo”. ”La sinistra maoista – ha commentato un utente online – spesso non è soddisfatta dello stato di cose a causa della corruzione e quindi si mostra in disaccordo con la linea del partito. Questo fa sì che debba essere eliminata”. La censura cinese non cessa del resto di stringere le sue maglie, cercando in ogni modo di sopprimere ogni possibile fattore di dissenso esplicito. Un atteggiamento che sta diventando ancor più evidente in questo periodo, approssimandosi il 25/mo anniversario della strage di piazza Tiananmen. La chiusura del sito ‘The East is Red’ non è d’altra parte l’unica azione del regime contro i ‘maoisti’ duri e puri nel paese. Recentemente a un professore dell’università di Nankai, nostalgico del Grande Timoniere, è stato impedito di tenere le sue conferenze, che sono state tutte cancellate. A un altro docente maoista è stato invece imposto di smettere di avere contatti con i media stranieri. Nel gennaio scorso un gruppo di cultori della memoria di Mao ha scritto inoltre una lettera aperta ai nuovi leader cinesi, per protestare contro la chiusura di vari siti internet bloccati sin dall’aprile 2012. Siti che solo in parte, e sotto discreta quanto ferrea sorveglianza, sono stati poi riaperti.

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