Record di segnalazione di prodotti pericolo in Ue nel 2013, 64% dalla Cina

Record assoluto nel 2013 di segnalazioni nell’Ue su prodotti non a norma e potenzialmente pericolosi: hanno raggiunto quota 2.364, in rialzo del 3,8% rispetto al già record 2012. Sono i dati di Rapex, il sistema di allerta rapida Ue per i prodotti non alimentari pericolosi. La maggior parte delle merci bloccate, quasi i due terzi (64% dal 58% del 2012) viene dalla Cina. In calo invece le segnalazioni di prodotti non a norma fabbricati in Ue, inclusi quelli italiani passati dal 3% del 2012 al 2% (da 49 a 42 casi). Sempre lo scorso anno sono anche salite in modo sostanziale le reazioni alle segnalazioni: dalle 1.700 del 2012 a 2.147 del 2013 (+26,3%). Quanto all’Italia, sono quasi raddoppiate le segnalazioni di merci a rischio, passate da 54 a 112 (circa il 4,7% del totale Ue), a cui ci sono seguite 34 reazioni da parte degli altri paesi europei. I paesi che hanno fatto più segnalazioni, precisa il rapporto di Repex, sono stati Ungheria (12%), Germania e Spagna (11%), Bulgaria (8%) e Gran Bretagna (6%). La maggior parte degli oggetti identificati come dannosi per la salute o la sicurezza (rischio di soffocamento, strangolamento, infiammabilità, scossa elettrica, avvelenamento e così via) sono stati i giocattoli (25%, in crescita dal 19%), poi i capi d’abbigliamento, tessili e accessori (25%, in calo dal 29%), apparecchiature elettroniche (9% da 10%), autoveicoli (7%, stabile) e cosmetici (4%, stabile). L’aumento delle segnalazioni non significa che arrivino più prodotti non a norma, ma è il frutto di “migliori controlli e sorveglianza del mercato da parte della autorità nazionali in cooperazione con le dogane”, ha affermato il commissario Ue ai consumatori Neven Mimica, ricordando che in totale in 10 anni sono state 16.600 le notifiche registrate dal sistema Ue. Il dato significativo è la diminuzione dal 27% al 15% di prodotti ‘made in Ue’ non a norma e dal 20% al 10% di quelli di provenienza sconosciuta sull’arco dei dieci anni di attività di Rapex. Resta, però, “ancora del lavoro da fare”, ha sottolineato Mimica, in particolare per colmare il gap tra le segnalazioni e le reazioni degli stati membri, aumentare la cooperazione tra le varie autorità e aumentare ancora la tracciabilità dei prodotti per diminuire ulteriormente quelli d’origine ignota.

fonte: ANSA

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