Divieto di arresto per i postulanti in Cina

Le autorità cinesi ribadiscono il divieto di arresto per i postulanti che affollano gli uffici pubblici con richieste, petizioni e appelli. E’ quanto è contenuto in una circolare diffusa dagli uffici generali del Comitato centrale del Partito comunista cinese e del Consiglio di stato, nella quale si chiede di non bloccare le richieste. “Diversi organi politici e giuridici dovrebbero regolare ulteriormente la gestione delle petizioni, evitando risolutamente di bloccare il popolo dal presentare petizioni normali con tutti i mezzi”, è scritto nel documento. L’istituto della petizione è quello utilizzato dai cittadini cinesi per denunciare ingiustizie in atti governativi soprattutto legati all’acquisizione forzata di terreni, alla sicurezza sociale, all’istruzione o alla sanità. Molti postulanti si recano a Pechino cercando di presentare le loro rimostranze dopo non essere stati ascoltati dai funzionari locali, e qui rischiano spesso di venire bloccati, rendendo impossibile la consegna della petizione, o arrestati. Nella circolare si chiarisce anche che i funzionari sono direttamente responsabili della ricezione e della lettura delle petizioni, invocando la creazione di un sistema più semplice per dirimere i conflitti e le controversie con mezzi leciti.

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