Obama riceve il Dalai Lama, ira di Pechino

Per la terza volta Barack Obama ha ricevuto alla Casa Bianca Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama. Un incontro annunciato solo nel tardo pomeriggi di ieri, ma che ha immediatamente suscitato la prevedibile ira della Cina: nel giro di poche ore, ancora prima che il leader spirituale tibetano si avvicinasse al numero 1600 di Pennsylvania Avenue, Pechino ha reagito affermando che l’incontro rappresenta una “grossolana interferenza” degli Stati Uniti negli affari interni cinesi. Poi, a cose fatte, l’incaricato d’affari americano a Pechino, Daniel Kritenbrink, e’ stato prontamente convocato dal vice ministro degli esteri, Zhang Yesui, che gli ha espresso “la viva indignazione” della Cina e la sua “ferma opposizione”. Con un gesto significativo, Obama ha accolto il Dalai Lama nella Map Room, invece di farlo accomodare nello Studio Ovale, normalmente riservato agli incontri con i capi di Stato. Una portavoce della Casa Bianca, Caitlin Hayden, ha anche precisato che il presidente Obama riceve “un leader spirituale e culturale rispettato internazionalmente”. E per essere ancora più chiara, ha anche ribadito che gli Stati Uniti riconoscono che il Tibet è parte della Cina e non sostengono l’indipendenza tibetana. Un concetto poi espresso anche dalla Casa Bianca in una nota ufficiale in cui ha precisato nell’incontro il presidente ha ribadito la posizione degli Usa, secondo cui “il Tibet e’ parte della Repubblica popolare di Cina e gli Stati Uniti non sostengono l’indipendenza del Tibet”. Ma anche ribadito “il suo forte sostegno alla conservazione delle tradizioni uniche religiose, culturali e linguistiche del Tibet e alla protezione dei diritti umani dei tibetani in Cina”. Pechino non considera il Dalai Lama come un leader spirituale ma piuttosto come “un lupo travestito da agnello”, che si batte per l’indipendenza del Tibet e per ottenerla contempla anche eventuali metodi violenti. Tenzin Gyatso è un “esiliato politico”, ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri, che è “impegnato da molto tempo in attività separatiste anticinesi sotto la copertura della religione”. A sua volta, il Dalai Lama, fuggito nel 1959 dal Tibet per trovare rifugio in India, nega di lavorare per l’indipendenza del Tibet, per il quale chiede però una una reale autonomia. Dal 2011 ha anche rinunciato all’attività politica, che ha delegato al governo in esilio che ha sede in India e che è guidato dal laico Lobsang Sangay. Proprio il primo ministro in esilio oggi ha definito “un messaggio forte” per i tibetani l’incontro, “perché dimostra che la loro voce è ascoltata, anche dalla persona più potente del mondo”. Pechino ieri aveva esortato il presidente Usa ad “annullare la riunione” che, aveva ammonito, potrebbe “danneggiare seriamente” i rapporti tra i due Paesi. Rapporti peraltro resi negli ultimi mesi particolarmente difficili da una serie di questioni, che vanno dalle dispute territoriali che la Cina ha in corso nel Pacifico col Giappone e altri alleati degli Usa, come Filippine e Vietnam; fino alla questione dei diritti umani. Aspetti che sono stati sollevati dal segretario di Stato John Kerry nella visita della settimana scorsa a Pechino, durante la quale è stato anche ricevuto dal presidente Xi Jinping, ma in cui, in aperta sfida al governo cinese, ha anche incontrato nei locali dell’ambasciata americana alcuni blogger critici verso il regime a partito unico. Un incontro per ribadire la sua richiesta alla Cina di “sostenere la libertà di Internet”. Non è chiaro se nei colloqui con il presidente Xi Jinping, con il premier Li Keqiang e con il ministro degli esteri Wang Yi, Kerry abbia preannunciato l’incontro di oggi tra Obama e il Dalai Lama. Ma certo, la reazione stizzita di Pechino non è stata per lui, né per nessuno, una sorpresa.

fonte: ANSA

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