Dilagano in Cina centri per abbandono di minori, soprattutto malati

Sono nati come luoghi sicuri dove lasciare bambini indesiderati, ma stanno diventando un metodo selettivo, dal momento che solo i malati vengono abbandonati. Nonostante l’abbandono dei minori sia vietato, la Cina ha optato per il male minore e, nel tentativo di salvare dalla morte sicura i piccoli rifiutati dalle famiglie, ha deciso di autorizzare l’apertura dei centri per l’abbandono dei bambini. Dopo anni di discussioni, il primo centro sperimentale venne aperto nel luglio 2011 a circa 300 km da Pechino. Una sorta di capsula, con all’interno una incubatrice, riscaldata. Un esperimento che si rivelò subito un successo tanto che ad agosto scorso il Ministero per gli Affari interni cinese ha emesso una ordinanza autorizzando l’apertura di 31 centri simili nelle grandi città entro la fine di quest’anno. I genitori che decidono di abbandonare i loro piccoli devono solo lasciarli all’interno della piccola stanza, premere un bottone di allarme e andare via. Nel giro di pochi minuti arrivano agenti di polizia e medici a prendersi cura del piccolo. Nella stanza non ci sono telecamere e quindi l’anonimato è garantito e la polizia non fa ulteriori accertamenti. Il problema esisteva obiettivamente: secondo i dati sono circa 100.000 i bimbi abbandonati ogni anno in Cina, per lo più si tratta di neonati ma alcune volte anche di bimbi più grandicelli. Nella quasi totalità dei casi, malati. Lo scorso mese anche Guangzhou, la ex Canton, ha aperto uno di questi centri. In soli 13 giorni sono stati ben 51 i bimbi abbandonati, tutti malati, molti con gravi malattie cerebrali, alcuni in fasce altri anche fino a sei anni. E il dibattito si infiamma, tra la gente e sulla rete. Alcuni utenti hanno accolto con favore la notizia dell’apertura dei centri, sottolineando come, a prescindere dalla loro esistenza, i genitori in Cina, sia a causa della legge del figlio unico sia per la mancanza di un welfare idoneo che possa permettere loro di crescere figli malati, abbandonerebbero comunque questi bambini, magari in luoghi meno sicuri. Molti sottolineano però come l’abbandono di un figlio sia comunque un atto eticamente immorale, da combattere e non da facilitare. ”La colpa è anche delle nostre leggi sulla sicurezza sociale e sul welfare – ha scritto rispondendo ad un sondaggio condotto nel 2012 su sina weibo, il twitter cinese, un blogger che si firma Invincible Pupu – se noi avessimo delle facilitazioni, degli aiuti per i figli che nascono malati, handicappati etc, quanti genitori abbandonerebbero i loro figli? Questi centri per l’abbandono sono uno specchio della coscienza del governo e non uno strumento di umanità”. Una ricerca condotta a Shenzhen, nel sud del paese, ha però evidenziato come l’82% della gente sia favorevole all’apertura dei centri con il 67% delle persone che ha detto che l’esistenza di questi posti incrementa almeno le possibilità di sopravvivenza di questi piccoli sfortunati. Solo il 15,5% si sono detti contrari, per lo più sostenendo che in questo modo anche genitori indecisi potrebbero essere maggiormente spinti ad abbandonare i loro figli.

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