Amnesty International: Cina aumenta l’uso delle “prigioni nere”

La Cina sta incrementando l’ uso delle ”prigioni nere” e i centri per la riabilitazione dei drogati per rinchiudere le persone che si trovavano nei campi di rieducazione attraverso il lavoro, che sono stati aboliti. Lo afferma il gruppo umanitario Amnesty International in un documento diffuso oggi. La chiusura dei campi di rieducazione e’ stata decisa in novembre dal comitato centrale comunista. Secondo l’ agenzia Nuova Cina in tutto il Paese esistono 350 di questi campi, nei quali sono detenute 160 mila persone. La rieducazione attraverso il lavoro e’ una misura amministrativa che puo’ essere decisa dalla polizia senza consultare la magistratura. I gruppi umanitari affermano che questa misura viene usata spesso per punire dissidenti e seguaci di religioni non riconosciute dallo Stato cinese. Corinna-Barbara Francis, responsabile della Cina per Amnesty International ha affermato che ”gli abusi e le torture continuano, anche se in un’ altra forma”. ”E’ chiaro che la politica di punire i cittadini per le loro opinioni politiche o le loro credenze religiose non e’ cambiata”, ha aggiunto.

fonte: ANSA

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