Inquinamento record a Shanghai, è “Airpocalisse”

L'”Airpocalisse”, come qualcuno l’ha ormai ribattezzata, aleggia su Shanghai: con un livello di micro particelle nocive giunto oggi a superare di 24 volte i limiti stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Shanghai si è svegliata ed è andata a dormire senza riuscire a vedere nulla, con una fitta coltre di smog che impediva, in alcune zone, la vista anche a 500 metri di distanza. Scuole chiuse, strade bloccate, il 30% dei veicoli pubblici in deposito, arterie viarie e superstrade chiuse al traffico, oltre 100 voli dello scalo internazionale di Pudong cancellati o dirottati, traghetti bloccati. La peggiore giornata nella storia dell’inquinamento di Shanghai ha fatto registrare un livello di 2,5 Pm (le particelle uguali o inferiori a 2,5 micrometri, quelle più pericolose perche’ si insinuano nei diversi organi umani e possono provocare anche il cancro) fino a 602 microgrammi per metro cubo, quando il limite dell’Oms è fissato a 25. Le autorità che avevano annunciato un piano di riduzione di emissioni entro il 2017 del 20% rispetto ai dati dell’anno scorso, non sanno che pesci prendere. E così hanno innalzato la già elevatissima soglia limite nazionale di pm 2.5 da 75 fino a 115 microgrammi. La gente, intanto, non sa come difendersi. Impossibile uscire. Le mascherine non si trovano neanche su internet, dove bisogna attendere giorni prima di averle. Con il freddo (la temperatura é intorno a 6 gradi), non si possono accendere i condizionatori (a Shanghai le case non hanno riscaldamento come in Italia) perché incidono sull’inquinamento. Soprattutto le centinaia di migliaia di stranieri che vivono nella capitale economica cinese sono spaventati, l’argomento è al top delle ricerche in internet e delle discussioni sui social network. Immagini di cinesi che si fanno fotografare con le mascherine più strane o foto che testimoniano della scarsa visibilità causa nebbia spopolano in effetti un po’ dappertutto sul web. Né si aspettano miglioramenti nella metropoli, per colpa della mancanza di vento e di pioggia e dell’aumento dell’uso di carbone per usi energetici. Dinanzi agli ospedali, file interminabili di cinesi chiedono medicine da parte loro per problemi alla gola. E colpite risultano pure le vicine province del Jiangsu, Zhejiang e Anhui, con diffusi problemi respiratori e visibilità ridotta dallo smog in Yunnan, Fujian, Jiangxi e Hunan: ovunque si stenta a vedere a un palmo dal naso, o quasi.

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Archiviato in Polluzione (che dall'inglese significa l'inquinamento)

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