Cameron in Cina, Pechino blocca giornalista Bloomberg

E’ arrivato in Cina con la più grande delegazione britannica di sempre per firmare accordi commerciali ma il premier David Cameron si è trovato fin dall’inizio della sua visita ad affrontare la spinosa questione dei diritti umani e della libertà di informazione. Downing Street ha dovuto inviare alle autorità cinesi una protesta formale per l’esclusione di Robert Hutton, giornalista di Bloomberg al seguito del primo ministro, a cui è stata vietata la partecipazione alla conferenza stampa a Pechino fra Cameron e il suo omologo cinese, Li Keqiang. Conferenza stampa per modo di dire. Perchè per venire incontro alle esigenze cinesi, non ci sono state le solite domande dei giornalisti ma solo la lettura delle dichiarazioni dei due capi di governo. Impensabile a Londra. Cameron ha fatto questa concessione ma sul giornalista ‘bloccato’ ci sono stati momenti di tensione. Downing Street ha protestato con le autorità cinesi per la decisione “completamente inappropriata” e senza una motivazione. Il Guardian sottolinea tuttavia che possa trattarsi di una misura presa contro Bloomberg, il cui sito, insieme a quello del New York Times, è stato bloccato l’anno scorso da Pechino dopo la pubblicazione di alcuni articoli che svelavano le presunte ricchezze accumulate dai vertici del regime e dai loro familiari. Le due testate erano state prese di mira anche da hacker cinesi, che avevano cercato di violare le e-mail di alcuni giornalisti. Sono stati i funzionari britannici a Pechino a comunicare ad Hutton, quando questi si trovava sull’autobus subito dopo l’arrivo all’aeroporto nella capitale della delegazione di Cameron, che gli era stata impedita la partecipazione all’evento. La delegazione britannica cerca di sminuire l”incidente’ e punta tutto sui numeri degli accordi commerciali raggiunti – che ammontano già a 4,7 miliardi di sterline nei settori automobilistico e scientifico – e sull’obiettivo di Cameron che aspira a uno storico accordo di libero scambio fra Unione europea e Cina. Ma poi piovono le domande ‘scomode’ dei giornalisti a cui il premier non può non rispondere. “Ho sollevato preoccupazioni sui diritti umani e abbiamo convenuto sul fatto che con questa visita riprenderà il dialogo sui diritti umani fra Gran Bretagna e Cina a partire dal prossimo anno”, ha detto. Alla domanda se la politica britannica in Tibet sia cambiata per venire incontro alle richieste di Pechino, a partire dagli incontri col Dalai Lama, Cameron ha risposto: “La politica britannica resta la stessa””. Rispetto al leader tibetano ha aggiunto: “Ho incontrato il Dalai Lama come leader dell’opposizione, l’ho incontrato come primo ministro. Non ho piani per incontrarlo ancora. Ma sono io a decidere la mia agenda”.

fonte: Alessandro Carlini per ANSA

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