Cina preoccupato dal debito Usa “Washington eviti default”

Gli Usa devono fare dei passi decisivi per evitare la crisi del debito e garantire la sicurezza degli investimenti cinesi. Lo dice il vice ministro delle Finanze cinese, Zhu Guangyao, nel primo commento ufficiale di Pechino – primo creditore Usa – in vista della scadenza del 17 ottobre sull’aumento tetto del debito per evitare il default. Il vice ministro ha sottolineato come la Cina “sia naturalmente preoccupata dello sviluppo della situazione americana”. “Chiediamo che gli Stati Uniti – ha aggiunto Zhu – adottino seriamente delle misure per risolvere in modo tempestivo prima del 17 ottobre la questione del debito per evitare un default degli Stati Uniti e anche per garantire la sicurezza degli investimenti cinesi negli Stati Uniti e la ripresa economica globale. E questa è responsabilità degli Stati Uniti”. “Speriamo che gli Stati Uniti abbiano capito le lezioni della storia”, ha continuato il vice ministro delle Finanze, facendo riferimento allo stallo che nel 2011 portò al primo downgrade della storia degli Stati Uniti.

Il muro contro muro della politica di Washington preoccupa la Cina che lancia l’allarme: gli Stati Uniti devono fare i passi decisivi per evitare la crisi del debito e garantire la sicurezza dei nostri investimenti. Un monito che viene dal vice ministro delle Finanze cinese, Zhu Guangyao, a 10 giorni dalla data fatidica del 17 ottobre, giorno in cui il Congresso americano è chiamato ad approvare l’innalzamento del suo debito se vuole evitare un drammatico default dalle conseguenze inimmaginabili per l’economia mondiale, non solo quella americana. Lo stesso Obama oggi ha ribadito che il ‘fallimento tecnico’ avrebbe un “impatto catastrofico”. Ne è consapevole la Cina, la potenza industriale con i maggiori margini di crescita al mondo, che ha in mano gran parte del debito pubblico Usa. Secondo i più recenti dati diffusi dal Tesoro, il governo di Pechino è infatti il maggiore creditore estero, possedendo circa 1280 miliardi di dollari in titoli americani. “Speriamo che gli Stati Uniti abbiano capito le lezioni della storia”, ha detto Zhu facendo riferimento allo stallo che nel 2011 portò al primo downgrade della storia degli Stati Uniti. Tuttavia, a Washington prosegue lo stallo e il braccio di ferro. La Casa Bianca stasera ha appoggiato la legge presentata dai senatori democratici con cui si innalzerebbe il tetto del debito per un solo anno, considerato il periodo utile per uscire dalle incertezze sui mercati. Ma malgrado Barack Obama sia rimasto in città – cancellando un importantissimo vertice a Bali – il sentiero per un accordo rimane strettissimo, non solo per la madre di tutte le battaglie, quella del debito, ma anche sul fronte più limitato dello shutdown, la chiusura dello Stato Federale che oggi entra nella seconda settimana. In una capitale travolta dal maltempo, la Casa Bianca e il partito repubblicano, in particolare il gruppo di deputati che ha la maggioranza alla Camera, restano ognuno sulle proprie posizioni. Obama ha fatto visita alla sede della Fema, l’Agenzia Federale che si occupa della Protezione Civile americana. Qui ha ringraziato i 100 addetti richiamati al lavoro senza percepire alcuna paga per far fronte alla tempesta tropicale Karen che si sta abbattendo tra New York e Washington. “Vi ringrazio per il vostro senso del dovere, chissà che non possiate essere di esempio per i parlamentari, perchè facciano il loro lavoro”, ha detto Obama. Quindi è tornato a chiedere ai deputati repubblicani di approvare già oggi il finanziamento dello Stato, in modo da farla finita con lo shutdown. Alle proteste della destra, Obama, a muso duro, ha replicato che il partito democratico ha già concesso un compromesso, accettando in passato livelli di spesa richiesti dai repubblicani più bassi di quelli che avrebbe voluto. Quindi, ha sfidato apertamente la leadership repubblicana dello speaker John Boehner: “Sono convinto che alla Camera, tra democratici e repubblicani, ci siano i voti per far cessare la chiusura dello Stato Federale. Arriviamo oggi a un voto, e vediamo che succede”. I sondaggi intanto dicono che la linea dura potrebbe costare caro ai repubblicani: gli americani in maggioranza danno a loro la colpa dello stallo e se si votasse oggi il partito dell’elefante perderebbe l’attuale maggioranza alla Camera.

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