Problema migranti in Cina, loro figli vittime di violenze

Continuano a spopolarsi le zone rurali della Cina a vantaggio delle città e chi parte è sempre più giovane. Un fenomeno che provoca sempre più problemi sia a chi parte, ma anche a chi resta, in particolare se sono donne e bambini, spesso sottoposti a violenze di ogni genere. Secondo le ultime stime della Commissione nazionale di sanità e pianificazione familiare, in Cina ci sono 236 milioni di migranti, persone cioè che hanno lasciato le loro città di origine in cerca di fortuna. Questi rappresentano un sesto della popolazione cinese, con più della metà di loro in età lavorativa, nati dopo il 1980. Secondo la commissione, l’anno scorso i migranti avevano una età media di 28 anni, con il 75% che parte prima dei 20 anni e più del 70% che spera di stabilirsi definitivamente nelle grandi città. L’alto costo della vita in città obbliga spesso i migranti a lasciare nelle campagne moglie e figli, ma, ancora più spesso, anche le mogli seguono i mariti nelle città, per offrire altre due braccia al lavoro. I figli restano a casa con i nonni o con altri parenti e secondo uno studio del China Children and Teenagers’ Fund (Cctf) e del Research Center for Philanthropy and Social Enterprise dell’Università Normale di Pechino, sono loro in assoluto in tutto il paese ad essere i più esposti a diventare vittime di violenze sessuali. Nella provincia meridionale del Guangdong, la “fabbrica della Cina”, le violenze sulle ragazzine migranti rappresentano l’88% del totale delle violenze sessuali in alcuni distretti di Shenzhen, mentre ad Hanzhou la percentuale sale al 94%. Tra queste vittime, non vengono risparmiati i bambini malati, lasciati a casa perchè magari hanno problemi di ritardo mentale. Questo perchè la carenza di controlli parentali li rende più deboli ed esposti. Sono anche loro vittime di rapimenti non solo per avviarli al lavoro minorile ma anche per la vendita di organi. A spingere i genitori a non portare i figli nelle grandi città, non sono solo questioni economiche, ma anche sociali. I bambini che non posseggono gli Hukou, i certificati di residenza del luogo (che i migranti non hanno), hanno difficolta’ a frequentare la scuola, anzi spesso gli e’ totalmente impedito. Qualche giorno fa una bomba è esplosa dinanzi al portone di una scuola elementare di Guilin, nel sud della Cina, uccidendo due persone e ferendone 40, la maggior parte dei quali scolari. Si è scoperto poi che l’attentatore era un lavoratore migrante, il cui figlio non è stato accettato. A Shanghai, la settimana scorsa, i genitori dei bambini di una classe elementare hanno impedito che una bambina di un’altra provincia, potesse sedersi nei banchi con i loro figli. Senza l’Hukou, non si possono neanche sostenere gli esami che permettono l’accesso al college e all’Università. Qualcosa lentamente cambia. In alcune grandi città associazioni di volontariato si adoperano per aiutare i figli dei migranti e riconoscere a loro i diritti. Ma è ancora una goccia nell’oceano.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...