Giovedì il processo a Bo Xilai

Si celebrerà giovedì 22 agosto a porte chiuse il ”processo del secolo”, quello che vedrà unico imputato Bo Xilai, l’ex potente segretario del partito di Chongqing. L’annuncio è stato dato stamattina dall’agenzia Nuova Cina, secondo la quale il processo sarà celebrato in un’aula del tribunale della città di Jinan, nella provincia orientale dello Shandong, a partire dalle 8:30 del mattino. Probabilmente basterà una sola giornata per definire la condanna, scontata, dell’ex “principino” rosso, che era destinato ad occupare un posto di rilievo nell’attuale leadership cinese. Ora invece è accusato di corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere, reati per i quali potrebbe essere anche condannato a morte e che avrebbe commesso mentre era sindaco di Dalian, intascando oltre 3 milioni di euro. La sentenza, come di consuetudine in Cina, sarà resa nota dopo qualche giorno. Giovedì comincerà dunque l’ultimo atto della storia più scabrosa che ha scosso la Cina da decenni, probabilmente la più seria dal punto di vista politico dal 1976, da quando Jiang Qing, vedova di Mao Zedong, fu arrestata insieme ai suoi sodali della Banda dei quattro per essere poi processata tra il 1981 e il 1982. La vicenda di Bo Xilai aveva avuto degli antefatti l’anno scorso, con il processo a sua moglie, Gu Kailai e al braccio destro di Bo, l’ex superpoliziotto Wang Lijun dal quale cominciò tutto. Era febbraio e la Cina si preparava lentamente al congresso che avrebbe sancito il passaggio di potere dall’establishment che l’aveva guidato negli otto anni precedenti e che ha eletto poi Xi Jinping, l’uomo che ha fatto della battaglia della corruzione nel partito la sua bandiera. Tra i papabili per un importante ruolo c’era Bo Xilai, 64 anni: era stato sindaco dell’importante città di Dalian, poi ministro del commercio cinese ed infine segretario del partito di Chongqing, la più popolosa città cinese con oltre 33 milioni di abitanti. Qui, aiutato da Wang Lijun, mise in atto una imponente azione di repulisti nei confronti della mala locale, le triadi, portando a quasi 30 condanne a morte e molte altre al carcere a vita, oltre a centinaia di altre condanne. Chongqing divenne anche un centro dell’ortodossia rossa, con propaganda diffusa in qualsiasi modo. Ma all’inizio di febbraio dell’anno scorso, Wang Lijun scappa da Congqing e si rifugia nel consolato americano di Chengdu. Dopo oltre 24 ore di trattative, si consegna agli agenti arrivati da Pechino e non a quelli arrivati da Chongqing. Da quel momento, di lui non si sa più nulla. Il mese dopo, Bo viene silurato dalla sua carica di segretario del partito di Chongqing. Comincia una operazione di terra bruciata intorno a lui, con interrogatori ai suoi sodali. Ad aprile viene espulso dal comitato centrale del Partito e sua moglie Gu Kailai è messa sotto inchiesta per omicidio, dopo la morte dell’imprenditore inglese Neil Heywood nel novembre 2011. Omicidio per il quale la donna è stata condannata a morte (con sospensione di due anni, che di fatto cambia la condanna in ergastolo), nell’agosto dell’anno scorso, quando si dichiarò colpevole di aver ucciso l’uomo di affari perchè minacciava il figlio della coppia ”reale” di Chongqing. A settembre dell’anno scorso, fu la volta di Wang Lijun di andare alla sbarra: è stato condannato a 15 anni per diserzione, abuso di potere, corruzione e per aver strumentalmente usato la legge a proprio favore. Ma il tribunale gli ha riconosciuto l’attenuante di aver collaborato alle indagini su Gu Kailai e suo marito. Pochi giorni dopo, il 29 settembre, poco più di un mese prima del nuovo congresso del partito, Bo Xilai è stato espulso dal partito comunista, cosa che di fatto ha dato il via alla sua incriminazione e al processo che comincia giovedì.

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