Campagna donazione di organi, basta prelievi ai condannati

La Cina darà inizio a novembre al nuovo programma per il trapianto di organi grazie al quale, dovrebbe essere gradualmente messo in pensione il vecchio sistema di prelevare la maggior parte degli organi dai corpi dei condannati a morte. Lo riferisce la stampa locale. La Cina è l’unico Stato al mondo che utilizza ufficialmente questo metodo, considerato aberrante a livello internazionale. Nel paese le opinioni sono del resto tuttora discordi e c’è chi insiste nel considerare la pratica come un modo, per i criminali, di redimersi dopo la morte. Ma, specie di recente, il nuovo establishment politico ha realizzato come essa rischi di macchiare l’immagine della Cina. E così, come ha fatto sapere il vice ministro della sanità, Huang Jiefu, da novembre verrà incentivata la donazione volontaria. Da novembre, infatti, un primo gruppo di ospedali cinesi si impegnerà a non eseguire più i trapianti con organi provenienti dai prigionieri giustiziati. Il nuovo programma prevede la formazione in 25 province e municipalità di una piattaforma di donatori. Secondo alcuni gruppi che si battono per la tutela dei diritti umani, il problema dell’espianto dai condannati a morte deriva anche dal fatto che nella maggioranza dei casi essi non avevano dato alcun consenso prima della morte o addirittura avevano espresso parere contrario. Nel 2010 i casi di donazione volontaria di organi erano stati solo 63 in tutto l’anno mentre quest’anno la media è stata di 130 casi al mese. Questo perchè da qualche tempo le autorità locali si sono impegnate in una serie di attività informative e di sensibilizzazione. La campagna del “buon samaritano” ha avuto una discreta eco sulla stampa cinese e pare abbia comunque almeno aumentato la consapevolezza del problema. L’aumento delle donazioni resta tuttavia largamente insufficiente a coprire le necessità, specie in alcune zone della Cina dove ancora si ritiene che i corpi dei defunti non debbano essere toccati ma solo sepolti intatti o cremati. Si stima che nel paese siano 300.000 i pazienti in lista di attesa per un trapianto. Questa situazione ha condotto anche al proliferare dei traffici e delle vendite illegali di organi e della nascita di un vero e proprio mercato nero degli organi: motivo per il quale nel 2007 il governo cinese vietò il trapianto da donatori viventi, fatta eccezione per i coniugi o familiari stretti.

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Archiviato in Diritti incivili, Vita cinese

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