Datagate: Snowden rivela, Usa spiano la Cina da anni. L’imbarazzo di Obama

”Non sono ne’ un traditore ne’ un eroe, sono un americano”. Dal suo rifugio segreto, Edward Snowden torna a parlare di se’ e dello scandalo Datagate che ha innescato. E lo fa in un’intervista esclusiva con un giornale di Hong Kong, il South China Morning Post, che parla di ”altri esplosivi dettagli sugli obiettivi della sorveglianza” digitale dell’intelligence Usa: ovvero, la Cina e la stessa Hong Kong. Quasi allo stesso tempo, il direttore della National Security Agency Keith Alexander ha affermato in un’audizione al Congresso che ”grazie alla nostra sorveglianza abbiamo fermato decine di potenziali attentati terroristici”. Nell’intervista la cosiddetta ‘talpa’ della National Security Agency Usa ha parlato del suo futuro immediato, dei timori che ha per la sua famiglia negli Usa e soprattutto del fatto che il governo americano ha spiato nei computer di privati e istituzioni in Cina e ad Hong Kong almeno dal 2009. Ha affermato di ritenere che la Nsa abbia condotto globalmente oltre 61mila operazioni di hackeraggio, con centinaia di bersagli a Hong Kong e sul territorio cinese, e ha anche fatto vedere al South China Morning Post una serie di documenti: nessuno di questi contiene informazioni a carattere militare, riporta il giornale. Le rivelazioni bomba di Snowden sono destinate a creare profondo imbarazzo alla Casa Bianca, che negli ultimi anni con Obama ha ripetutamente accusato il Dragone di spericolate operazioni di hackeraggio contro istituzioni, giornali e colossi informatici e finanziari Usa. Fino all’ultimo vertice informale con Xi Jinping tenuto in California appena qualche giorno fa. Gettando altra benzina sul fuoco, il Financial Times ha poi scritto che l’amministrazione Obama fece con successo lobby due anni fa sulla Commissione Europea per eliminare dalle norme Ue sulla protezione dei dati una misura che avrebbe complicato agli 007 Usa il compito di spiare cittadini europei. Il giornale cita tre alti funzionari Ue a Bruxelles e rivelando che tra i lobbisti di Washington ci furono ”in persona’ il ministro per la sicurezza interna, Janet Napolitano, e Cameron Kerry, avvocato al dipartimento al commercio e fratello dell’attuale segretario di stato John Kerry. ”Noi – ha detto Snowden al giornale di Honk Kong – hackeriamo la colonna vertebrale del network, come i grandi router internet, che ci danno accesso a centinaia di migliaia di computer, senza doverli hackerare uno per uno”. Si tratta di un’intervista che viene peraltro diffusa mentre negli Usa i giganti di Silicon Valley Google ma anche da Facebook, Microsoft e Yahoo chiedendo alle autorita’ di poter pubblicare tutte le richieste segrete di informazioni ricevute dal governo. E Google e’ ora andata anche oltre, affermando in un comunicato che, ”quando richiesti”, i dati al governo vengono trasmessi in maniera estremamente semplice: o da un computer all’altro, o addirittura a mano. Ma la nuova uscita di Snowden arriva anche mentre si fanno sempre piu’ pressanti le domande su 36 diapositive delle 41 della presentazione power-point del programma PRISM della NSA che Snowden ha passato al Washington Post e al Guardian e che non sono state ancora pubblicate. Snowden aveva chiesto che venissero rese pubbliche tutte, nell’arco di 72 ore, ma ne sono state pubblicate solo cinque: prima quattro, e poi una quinta, dopo che i giganti di internet hanno negato che la NSA abbia avuto accesso da una ”porta di servizio” ai loro server. Si tratta di una ‘slide’ in cui si parla di ”raccolta diretta dai server da questi internet provider: Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, YouTube, Apple”. Sull’argomento e’ intervenuto anche Julian Assange. ”Snowden ha chiesto che tutte le 41 pagine del documento su PRISM venissero pubblicate, ma ne’ il Washington Post ne’ il Guardian ne hanno avuto il coraggio”, ha scritto il fondatore di Wikileaks, via Twitter. Chissa’ che non intenda farlo lui. Apparentemente, Snowden ha comunque una notevole liberta’ di movimento, visto che ha potuto contattare altri giornalisti. ”Coloro che pensano che ho fatto un errore a scegliere di venire ad Hong Kong equivocano le mie intenzioni. Non sono qui per nascondermi dalla giustizia, ma per rivelare crimini”, ha detto nella nuova intervista, aggiungendo che comunque intende opporsi ad ogni eventuale richiesta di estradizione da parte degli Usa. ”Ho avuto molte opportunita’ di fuggire da Hong Kong, ma preferisco rimanere qui e combattere il governo Usa in tribunale, perche’ ho fiducia nella legge di Hong Kong”. Snowden si trova ad Hong Kong dal 20 maggio, con un visto turistico della validita’ di tre mesi di cui puo’ essere chiesto il rinnovo, che pero’ puo’ anche essere rifiutato.
Nell’eterna lotta Usa-Cina sulla cyber sicurezza, Barack Obama rischia di passare da grande accusatore a grande accusato, da vittima a carnefice. La Casa Bianca continua infatti a ignorare le parole di fuoco di Edward Snowden, la ‘talpa’ del Nsa che con le sue rivelazioni ha sconvolto l’intelligence Usa. E che oggi ha detto chiaramente che la Cina e Hong Kong sono state prese di mira dal governo americano sin dal 2009. Accuse tutto sommato prevedibili da parte di un ex tecnico informatico che dopo le sue maxi-soffiate é scappato a Hong Kong parlandone come di un “luogo in cui è tutelato il diritto di parola”. Tuttavia, da Washington arriva un silenzio assordante che mette in evidenza il fortissimo imbarazzo di Barack Obama nei confronti dell’opinione mondiale, soprattutto per quanto riguarda la tensione tra le due grandi potenze sul fronte cruciale della lotta ai pirati informatici. Già la scorsa settimana, con il continuo bombardamento a colpi di scoop sui media, è emerso in tutto il suo scalpore, l’enorme sistema di controllo della rete da parte del governo Usa sulla rete mondiale. Venerdì, lo stesso Obama tentò una timida difesa, sostenendo che questi controlli erano assolutamente legali e circoscritti, finalizzati alla prevenzione del terrorismo e che il Congresso era stato sempre tenuto al corrente. Tuttavia, le rivelazioni non si fermarono. E la scoperta del cosiddetto Programma Prism, il controllo sul web al livello mondiale, mise inevitabilmente in ombra il vertice informale, per certi versi storico con il nuovo presidente cinese Xi Jinping. Scoop che di fatto già all’epoca, prima ancora che Edward uscisse allo scoperto e facesse le sue accuse, indebolirono la posizione di Obama. Un timing talmente perfetto che a molti sembrava seguire una regia precisa, occulta, con lo scopo di sabotare il vertice e far mantenere alta la tensione tra i due leader. Tanto che alla fine della due giorni californiana non è seguita alcuna dichiarazione congiunta, sintomo che al di là degli impegni su Corea del Nord e cambio climatico, sul tema centrale, la sicurezza informatica, le posizioni erano rimaste distanti. E poche ore prima che la ‘talpa’ rivelasse la sua identità con il video postato dal ‘Guardian’, in due conferenze stampa distinte, toccava agli spin doctor dei due leader, Obama e Xi, cercare di indirizzare la comunicazione. Tom Donilon, responsabile della Sicurezza Nazionale, riferiva di un Obama durissimo su questo punto: “Durante i colloqui il presidente ha detto che se Pechino non affronterà seriamente il nodo della cyber sicurezza, allora ci saranno ancora problemi nelle relazioni tra i due Paesi”. Una sorta di ultimatum, tenuto conto che da anni gli States accusano il governo cinese di appoggiare più o meno apertamente attentati informatici a giornali, ministeri e imprese americane. Nel briefing parallelo, un consigliere di stato cinese, Yang Jiechi, con linguaggio diplomatico, ha concesso che la Cina intende concentrarsi sulla cooperazione con gli Usa riguardo a questo tema “che non deve essere fonte di scontro”. Poi però, ha lasciato cadere una frase sibillina: “Tuttavia anche la Cina è vittima di attacchi”. Poche parole, che però oggi, alla luce delle accuse anti-americane di Snowden dal suo rifugio a Hong Kong, assumono un significato molto più chiaro.

fonte: Stefano De Paolis e Marcello Campo per ANSA

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1 Commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare, Taci, il nemico ci ascolta

Una risposta a “Datagate: Snowden rivela, Usa spiano la Cina da anni. L’imbarazzo di Obama

  1. Andrea

    ma veramente qualcuno pensava di non essere spiato da qualcun’altro ? potesse essere usa o ue o chiunque altro.
    Sembra che si sia scoperta l’acqua calda….

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