Scontri nello Xinjiang, 21 morti

Almeno 21 persone sono morte in scontri nella provincia nord occidentale dello Xinjiang, in Cina. Lo riferiscono fonti di stampa cinesi. Secondo le prime informazioni, gli scontri tra polizia e locali sarebbero in corso da ieri sera a Selibuya, nei pressi di Kashgar. Lo Xinjiang e’ una provincia autonoma dove e’ forte la presenza musulmana.
Secondo le autorita’ cinesi, tra le 21 vittime degli scontri nella provincia nord occidentale dello Xinjiang, sei sarebbero sospetti terroristi. Gli incidenti sono cominciati nel pomeriggio a Kashgar, nella contea di Bachu, a circa 1200 chilometri dalla capitale, Urumqi, quando, secondo la versione ufficiale dell’agenzia Nuova Cina, tre operai hanno scoperto delle persone sospette, presunti terroristi, armati di coltelli, che si nascondevano nella casa di un abitante del posto. Gli operai hanno avvisato i loro superiori ma i sospetti li hanno catturati. Nel frattempo e’ sopraggiunta la polizia. Gli agenti, arrivati sul posto, sono stati pero’ attaccati dai terroristi che hanno ucciso i tre operai che tenevano sequestrati e bruciato la casa. Ne sono scaturiti violenti scontri nei quali, alla fine, hanno perso la vita 21 persone. Otto i presunti terroristi arrestati. La regione dello Xinjiang e’ una delle piu’ tormentate dai conflitti etnici. Dal 2009 e’ sotto uno stretto controllo della polizia e dell’esercito cinese, da quando quasi 200 persone persero la vita in scontri tra uighuri e immigrati cinesi nella capitale Urumqi. In seguito sono state inflitte centinaia di condanne a pene detentive e decine di condanne a morte. Le autorita’ cinesi ritengono che i responsabili delle violenze siano estremisti musulmani legati all’Internazionale islamica del terrore, mentre gli esuli sostengono che Pechino esagera la minaccia del terrorismo islamico per giustificare la repressione contro la popolazione uighura. Pechino, infatti, spesso bolla come terroristi persone che combattono per l’affermazione dell’etnia locale.

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