Vietato a parenti vittime Tiananmen visitare tombe durante festa dei morti

Le autorità cinesi hanno dato il via ad una campagna di repressione e controllo nei confronti degli attivisti e dei parenti delle vittime della rivoluzione di piazza Tiananmen del giugno 1989, impedendo loro di visitare le tombe dei loro parenti defunti durante i moti. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Alla vigilia del cosiddetto Qinming Festival, che ricorre oggi e durante il quale tradizionalmente i cinesi si recano a rendere onore ai propri cari defunti le autorità hanno deciso di effettuare un giro di vite. E così, secondo le informazioni disponibili, sono anche scattati i primi arresti. Yu Shiwen, che aveva partecipato ai moti del 1989, è stato arrestato per aver pubblicato on line un post nel quale, tra le altre cose, contesta il fatto che “da 24 anni è stato sempre impedito di effettuare una cerimonia pubblica per onorare le vittime di Tiananmen”. L’attivista Qi Zhiyong, che vive a Pechino, a cui furono tranciate le gambe da un carro armato, ha raccontato di aver ricevuto una telefonata dalla polizia che lo ha avvertito di non prendere parte a funzioni commemorative durante le feste dei morti. “Ma commemorerò le vittime in maniera privata – ha detto – perché non potrò mai dimenticare quello che successe”. Non solo a Pechino ma anche in altre parti del paese, le autorità sono in allerta. Ad Hangzhou, nella provincia dello Zhejiang, l’attivista per i diritti umani Wei Zhenling è stato convocato dalla polizia e, durante un colloquio, è stato invitato a non recarsi a visitare i defunti durante il Qinming Festival. “Mi hanno detto che se vado – ha detto Wei – ne dovrò poi sopportare le conseguenze”. Il numero di persone che persero la vita uccise dall’esercito cinese la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 è ancora un mistero. Le fonti ufficiali governative non hanno mai pubblicato una lista ufficiale e precisa delle vittime ma l’associazione delle madri di Tiananmen, che riunisce i familiari delle vittime della repressione, parla di 186 morti confermate, sebbene non tutte per mano dell’esercito.

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