Abolita pianificazione familiare in Cina, ma resta figlio unico

Salta la Commissione per la pianificazione familiare, ma resta l’obbligo del figlio unico in Cina per arginare la sovrappopolazione, una regola detestata in quanto implica anche gli aborti forzati. Chi si era illuso che l’abolizione della commissione incaricata tra l’altro di stabilire le quote di nascite ammesse per ogni provincia fosse il preludio alla modifica della legge sul figlio unico, è rimasto infatti deluso. Alla stampa locale gli alti funzionari del regime hanno chiarito che la legge rimane in vigore, almeno per il momento. Varata nel 1978, quando il boom economico cinese era alle porte, la legge viene sopportata molto malvolentieri dalla maggioranza dei cinesi, che cercano in tutti i modi di aggirarla. Chi se lo può permettere paga le salate multe imposte dalle province, i più poveri sfuggono ai controlli con spostamenti “strategicì ‘da una provincia all’ altra contando sulla solidarietà della famiglia allargata. L’anno scorso la questione è esplosa su Internet, diventato lo strumento di espressione favorito, in seguito al caso di Feng Jianmei, una donna di 23 anni costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza. Feng e suo marito Deng Jiyuan si erano rifiutati di pagare alle autorità della provincia dello Shanxi – dove vivono, nel nordest della Cina – una multa di 4.500 euro per aver voluto un secondo figlio. Milioni di intervenuti sui microblog cinesi hanno condannato il governo locale. Un altro caso che ha fatto scalpore è quello della provincia costiera dello Shandong, che fu denunciato nel 2005 dall’ attivista Chen Guangcheng. In seguito alla sua denuncia, Chen ha trascorso oltre tre anni in prigione prima di emigrare negli Usa, l’anno scorso. Decine di donne erano state costrette ad abortire, alcune contro l’opinione dei medici, per rispettare la “quota” imposta dal centro. Vicini e parenti delle donne sospettate di essere incinte, furono torturati dalla polizia dello Shandong nel tentativo di ottenere informazioni. L’abolizione della Commissione – o meglio la sua “fusione” col ministero della salute – è stata annunciata domenica scorsa e fa parte di un piano più vasto per snellire il governo. Un funzionario intervistato dal quotidiano China Daily, Zhu Lijia, ha chiarito che “non c’ è alcuna relazione” tra l’ abolizione della Commissione e l’abbandono della politica del figlio unico che, secondo il governo, è risultata utile per contenere l’ aumento della popolazione. La legge è considerata anacronistica da molti sociologi, che sottolineano come oggi la maggioranza dei cinesi vivano nelle città dove il tasso di crescita della popolazione non è troppo alto ma troppo basso. L’invecchiamento della popolazione, sostengono, sta procedendo ad un ritmo che potrebbe presto risultare insopportabile dal punto di vista economico. La Cina ha oggi 1,3 miliardi di abitanti. Secondo i sostenitori della legge sul figlio unico, se essa non fosse stata rigidamente applicata ne avrebbe 400 milioni in più.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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