Al via l’assemblea nazionale che inconronerà Xi Jinping

Si riunisce a partire da domani a Pechino l’Assemblea Nazionale del Popolo (Npc nella sigla inglese), che avrà come primo punto all’ordine del giorno l’ultimo atto del passaggio di poteri da una generazione all’altra al vertice della Cina. I circa tremila deputati della Npc eleggeranno il “nuovo imperatore” Xi Jinping alla sua terza carica, quella di presidente della Repubblica. Xi, 60 anni, è stato nominato in novembre segretario del Partito Comunista e presidente della potente Commissione militare centrale (Cmc), il posto dal quale si ha il controllo sull’Esercito di liberazione popolare. Il suo numero due sarà Li Keqiang, 58 anni, che diventerà premier. L’uno e l’altro, che avranno in mano le redini del potere per i prossimi 10 anni, hanno fama di “riformisti” – anche se nel significato estremamente limitato che questo termine ha nel linguaggio politico cinese – come del resto i loro predecessori, i settantenni Hu Jintao e Wen Jiabao, che hanno però deluso le aspettative. L’altra “camera” dell’istituzione più simile ad un Parlamento della Cina contemporanea, l’ Assemblea Consultiva del Popolo, ha iniziato ieri la sua sessione annuale e continuerà i suoi lavori in parallelo alla Npc. La stagione delle “due sessioni” si concluderà a metà marzo con la prima conferenza stampa di Li Keqiang. Oltre che delle nomine, l’ Npc si occuperà di economia – indicando, sembra, nel 7,5% il tasso ‘ideale’ di crescita dell’economia – e di spese per la difesa. Le spese militari della Cina sono cresciute a due cifre per tutti i due decenni scorsi e oggi la portavoce dell’Assemblea Fu Ying ha annunciato che l’aumento ci sarà anche nel 2013, anche se non ha fatto cifre, né percentuali. Il tasso di crescita ‘ideale’ non è un’indicazione programmatica e spesso viene superato nella realtà. La nuova dirigenza cinese è di fronte alla sfida del riorientamento del modello di crescita, con le esportazioni in discesa e la necessità di aumentare i consumi interni. A trainare l’economia sarà, come sempre, l’urbanizzazione, che porterà nelle metropoli centinaia di milioni di cinesi che vivono ancora nelle zone rurali. Attualmente circa la metà dei 1,3 miliardi di abitanti del Paese vivono in realtà urbane. Il processo potrebbe essere facilitato dalla riforma dell’ ‘hukou’, il permesso di residenza che ancora lega i cittadini al loro luogo di nascita. Una riforma della quale si parla da anni, che non si è mai concretizzata, come del resto quella che prevede l’abolizione dei ‘laojiao’, i campi di “rieducazione attraverso il lavoro”, della quale si è tornato a parlare nelle ultime settimane.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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