Migliaia di arresti in Cina nella giornata dei diritti umani

Sono rimasti anche oggi in stato di detenzione migliaia di ”postulanti” e di dissidenti cinesi arrestati nei giorni scorsi dalla polizia cinese per impedire proteste nella Giornata internazionale dei diritti umani (che si e’ celebrata ieri). Lo hanno riferito organizzazioni umanitarie internazionali. ”Mi hanno imposto gli arresti domiciliari fino a martedi”’, aveva riferito Hu Jia, uno dei piu’ noti dissidenti cinesi uscito l’anno scorso di prigione dopo aver scontato tre anni e mezzo per ”istigazione alla sovversione”, accusa che con maggiore frequenza viene rivolta ai dissidenti. Tra gli altri e’ poi stato condannato per ”sovversione” a 11 anni di reclusione l’intellettuale Liu Xiabo, premio Nobel per la pace nel 2010. Secondo le denunce, ieri sono stati fermati migliaia di ”postulanti”, cittadini che dalle province arrivano nella capitale per denunciare i soprusi subiti dalle autorita’ locali, e scendono in piazza proprio in occasione della giornata dei diritti umani. La maggior parte degli arresti ha riguardato proprio persone giunte nella capitale cinese per chiedere giustizia o risarcimenti alle autorita’ centrali, in riferimento soprattutto a questioni legate alla requisizione forzata delle loro case o delle loro terre. Secondo quanto raccontato da testimoni a Radio Free Asia, dalla sola metropoli di Shenzhen, nel sud del Paese, sono arrivati a Pechino 50 autobus pieni di gente che gridava: ”Ridateci i nostri diritti”. I passeggeri degli autobus sono stati tutti portati a Jiujingzhuang, un centro di detenzione ”segreto” nei dintorni di Pechino, lo stesso dal quale centinaia di ”postulanti” erano stati rilasciati lo scorso 6 dicembre. Secondo Lin Minghao, giunto dalla citta’ nordorientale di Shenyang a Jiujingzhuang ieri sera, sarebbero state sottoposte a custodia fino a 5.000 persone, arrivate su oltre 60 autobus nei quali era stipata moltissima gente. Secondo il gruppo per i diritti umani Tianwang, che ha base nel Sichuan, i ”postulanti” si erano dati appuntamento alla stazione meridionale di Pechino. Dopo il fermo, alcuni di loro sono stati rilasciati, altri portati nei campi di lavoro. Intanto le autorita’ cinesi – secondo la denuncia di alcune organizzazioni cristiane – hanno revocato l’incarico di vescovo ausiliare di Shanghai a Ma Daqin, il presule ordinato lo scorso luglio e da allora in ‘ritiro’ forzato nel seminario di Sheshan dopo che aveva espresso la volonta’ di lasciare la chiesa patriottica cinese. Eppure Daqin era stato nominato vescovo ausiliario di Shanghai con l’approvazione papale e la sua ordinazione era avvenuta solo pochi mesi fa, il 7 luglio. Al termine della cerimonia, il presule aveva ufficialmente detto di voler lasciare l’Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica Cinese (Chinese Catholic Patriotic Association, Ccpa), l’organizzazione statale che gestisce il credo cristiano e i suoi apparati in Cina. Una ”presa di posizione” che ora anche lui sta pagando.

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