Cristiani e musulmani sotto attacco in XInjiang, chiese chiuse e vietato Ramadan

Anche i cristiani, non solo i musulmani, nelle mire delle autorita’ cinesi nella provincia nord occidentale dello Xinjiang, dove e’ nutrita la presenza degli islamici di etnia uighura. Dalla settimana scorsa agenti di polizia hanno fatto irruzione in due ‘chiese’ familiari distruggendo arredi, sequestrando libri ed altro e ferendo anche alcuni bambini che frequentavano le cerimonie e le classi di catechesi. Gli episodi sono avvenuti a Hotan nei confronti della Xinjiang Hetian Church e a Urumqi (il capoluogo della provincia). I proprietari delle due case, nelle quale si tenevano le funzioni, sono stati arrestati insieme a tre insegnanti di catechismo, e non si sa dove siano stati portati. Alcuni gruppi internazionali che si battono per la liberta’ di fede, hanno lanciato appelli online per chiedere il loro rilascio. Le scuole religiose in Cina sono vietate, ma gruppi religiosi cattolici e musulmani cercano comunque di aprire strutture per far si’ che i bambini possano ricevere anche una educazione religiosa. Hotan e’ la stessa citta’ dove a giugno la polizia fece irruzione in una madrassa illegale ”liberando”, secondo le autorita’ cinesi, 54 bambini che venivano indottrinati. Nel raid, una decina di questi furono feriti anche a causa dell’incendio che si sprigiono’ nell’appartamento. Ma la battaglia delle autorita’ contro le fedi religiose, nello Xinjiang significa soprattutto scontri tra le autorita’ cinesi e l’etnia musulmana degli uighuri. La polizia ha arrestato oggi 20 uighuri con accuse di terrorismo, accusandoli di far parte di gruppi che intendono organizzare attentati contro l’etnia cinese degli Han. Secondo le associazioni che si battono per i diritti degli uighuri, invece, i venti sono solo religiosi attaccati a causa della loro fede. Fede musulmana che viene annullata in questo periodo sacro di Ramadan, dalle autorita’ di Pechino. Queste, infatti, hanno vietato il digiuno attraverso ordinanze che obbligano scuole e centri di provvedere ad assicurarsi che soprattutto i ragazzi ”mangino bene”. Nelle moschee della provincia sono stati affissi manifesti con nuove regole, che impongono ai capi religiosi di non parlare di Ramadan o di non invitare a seguire le regole del mese sacro, pena la sospensione della licenza. Anche negli anni scorsi c’erano state campagne per obbligare i ristoranti a rimanere aperti tutto il giorno, nonostante i musulmani durante il mese sacro mangino solo dopo il tramonto. Perdita di benefici e pensioni per i funzionari pubblici o membri del partito di religione musulmana che decidano di seguire il digiuno sacro. Divieto di attivita’ religiose per tutti, mentre pasti gratuiti vengono offerti anche agli studenti per obbligarli a mangiare. Problemi anche per gli impiegati di societa’ private che, se celebrano il mese sacro, rischiano la perdita del lavoro. Nello Xinjiang ci sono stati forti scontri tra Uighuri e Han soprattutto nel 2009, con diversi morti.

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