Soldi e scuse a mamma costretta ad abortire a settimo mese

Le scuse e un indennizzo di novemila euro sono gli strumenti scelti dal governo cinese per chiudere la vicenda della donna costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza perché aveva violato la legge sul figlio unico. La donna, Feng Jianmei, e il marito Deng Jiyuan hanno raggiunto un accordo extra-giudiziale col governo della provincia dello Shaanxi, i cui funzionari avevano sequestrato Feng costringendola ad abortire, col il quale accettano un indennizzo di 70.600 yuan, appunto l’equivalente di 9.000 euro. La coppia aveva già una figlia di cinque anni e non era stata in grado di pagare la salata multa (l’ equivalente ci cinquemila euro) che gli era stata inflitta per la seconda gravidanza. Riferendo della vicenda, il quotidiano semiufficiale Global Times scrive oggi che con l’ indennizzo e l’ ammissione del governo provinciale di aver agito illegalmente, la vicenda è “chiusa”. Il giornale aggiunge che il governo dello Shaanxi si é anche impegnato a “sostenere” tutti i familiari della donna che nei prossimi anni avranno bisogno di ricorrere a cure ospedaliere. L’ avvocato della coppia, Zhang Kai, ha affermato che l’ accordo privato col governo non impedisce alla magistratura di perseguire i responsabili. “Forzare una donna ad abortire al settimo mese è un reato”, ha dichiarato. Il caso è esploso a metà giugno quando un parente della donna ha diffuso su Internet una foto nella quale Feng, esausta per il parto, appare accanto al feto insanguinato. “Queste sono le cose che facevano i nazisti!”, ha scritto dopo pochi minuti un internauta commentando la spaventosa immagine. La notizia è rimbalzata sulla stampa cinese e su quella internazionale, provocando l’ intervento del governo centrale. Nei giorni seguenti due alti funzionari sono stati licenziati, mentre altri quattro e il direttore di un ospedale sono stati sottoposti a misure disciplinari per il ruolo che hanno avuto nel costringere Feng ad abortire. Secondo l’ agenzia Nuova Cina, la vicenda ha spinto la Commissione nazionale per la popolazione e la pianificazione familiare a inviare 10 gruppi di funzionari in 19 province, contee e città per eliminare “i comportamenti sbagliati” nell’ imporre il rispetto della legge. La legge che impone alle coppie di non avere più di un figlio è in vigore in Cina da oltre 30 anni. La Commissione fissa ogni anno una quota massima di nascite per ogni provincia e le province, a loro volta, stabiiscono le quote per le contee e le città. Le carriere dei funzionari locali spesso dipendono dal rispetto di queste quote, circostanza che si ritiene sia alla base dei comportamenti persecutori contro le coppie che violano la legge. L’ attivista cieco Chen Guangcheng, emigrato il mese scorso negli Usa dopo essere fuggito dagli arresti domiciliari, è stato perseguitato per anni dal governo della sua provincia natale, lo Shandong, per aver denunciato la pratica degli aborti forzati.

fonte: ANSA

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