Vince la gente, alt a fabbrica inquinante

Ha vinto la gente a Shifang, citta’ della provincia merdionale cinese del Sichuan, scesa per strada contro i potenti funzionari governativi. Le autorita’ hanno infatti deciso, dopo tre giorni di violenti scontri (che secondo alcuni avrebbero provocato anche due morti), che la fabbrica di trasformazione dei metalli pesanti non si fara’. Non solo: in una seconda rara decisione, le autorita’ locali hanno liberato 21 dei 27 arrestati ”in maniera forzata dalla polizia” come hanno scritto gli stessi funzionari. Mosse inaspettate, soprattutto per la tempistica, quelle del governo locale che hanno spiazzato i manifestanti. Nonostante infatti le promesse e le liberazioni, dalle migliaia di manifestanti che erano prima, un centinaio ancora rimane per strada non credendo a quanto i funzionari governativi hanno detto e fatto. A sorvegliare loro, anche oggi, poliziotti in abbigliamento antisommossa, gli stessi che non avevano esitato a lanciare lacrimogeni contro i manifestanti, studenti inclusi, che pare abbiano attaccato i palazzi governativi, rovesciato auto, rotto vetri con bottiglie e mattoni. La fabbrica per la quale erano stati investiti 1,5 miliardi di dollari non si fara’. Un atteggiamento fortemente criticato anche dalla stampa cinese. Il Global Times, giornale molto diffuso vicino alle posizioni del partito, in un editoriale ha puntato il dito contro gli amministratori pubblici, nessuno escluso, che ”devono pensare al quanto accaduto come un importante avvertimento”. Per il giornale, il progetto di costruzione della fabbrica non era sbagliato, approvato anche dalle autorita’ centrali, avrebbe portato ricchezza e lavoro in un’area colpita duramente dal terremoto del 2008. ”Essendo un paese con una numerosa popolazione – scrive il Global Times – e con una pochezza di risorse e sviluppo basso, non abbiamo il lusso di pensare solo progetti senza rischi ambientali come Giappone o Europa, che pensano solo all’economia e trasferiscono le industrie con rischi ambientali ad altri paesi”. Ma il giornale se la prende anche con la gestione del caso, ammonendo gli amministratori pubblici ad essere sempre sinceri con i cittadini, spiegando tutto, i benefici e i problemi, scegliendo meglio i siti di ove produrre e realizzare questi impianti. Per il Global Times a Shifang e’ mancata la comunicazione tra i cittadini e gli amministratori. Ma, soprattutto, il quotidiano ammonisce i funzionari pubblici a non ”sovrastimare il proprio potere e la loro supervisione pubblica”, spiegando che ”la Cina sta cambiando e internet sta scrutando ed esaminando ogni singolo angolo della societa”’. Foto delle manifestazioni di Shifang hanno fatto il giro della rete, provocando indignazione in molti netizen cinesi. Anche il blogger Han Han, il piu’ famoso in Cina, ha appoggiato la ‘battaglia telematica” della gente di Shifan. Il nome della cittadina, stranamente, non e’ stata bloccata dalla censura, cosa che capita spesso quando c’e’ un avvenimento del genere, e risulta invece tra parole piu’ ricercate in rete. Forse per paura di diffondere le proteste, come avvenne a Wukan l’anno scorso, il governo ha deciso di fare un passo indietro, di mantenere l’armonia. Ma e’ presto per dire che qualcosa stia cambiando, forse sono stati solo presi in contropiede.

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