Crisi enti locali in Cina, all’asta auto blu

La Cina mette all’asta le auto blu nel tentativo di ridurre la spesa pubblica. Lo riporta il Global Times. Le autorità della provincia dello Zhejiang hanno annunciato che entro la fine dell’anno ridurranno la flotta delle vetture governative dell’80%. A partire da lunedì scorso già 1.300 auto sono state messe all’asta. Durante la prima seduta d’asta, sono state vendute 215 automobili raccogliendo 10,6 milioni di yuan, oltre 1 milione e 200mila euro. Al programma parteciperanno 207 istituzioni e 106 servizi amministrativi. I funzionari che hanno perso l’uso delle auto governative riceveranno sussidi di trasporto che vanno da 300 ai 3.100 yuan al mese (da 30 a oltre 300 euro, ndr), in base al loro rango e alla loro posizione. Zhenyu Wang, professore presso l’Università della Cina di Scienze Politiche e di Giurisprudenza, ha detto al Global Times che la mossa rappresenta un un buon segno e che i governi locali stanno facendo progressi nell’affrontare il problema della riduzione della spesa pubblica ed ha suggerito che il pubblico dovrebbe essere informato di come verrà poi usato il denaro guadagnato nelle aste. Le statistiche ufficiali diffuse dal Ministero delle Finanze lo scorso anno avevano mostrato che la spesa del paese sugli acquisti di autovetture nuove per il governo governo era in crescita del 20% ogni anno, e che la spesa annuale per le auto del governo aveva superato i 100 miliardi di yuan. L’iniziativa non è stata accolta bene ovunque e non sono mancate le critiche. Wang ha sottolineato che il governo ha ancora una lunga strada da percorrere per promuovere la riforma e raggiungere risultati soddisfacenti. Ma la vendita delle auto è solo la punta dell’iceberg, in quanto gli enti locali e le province cinesi sono molte indebitati. Quest’anno scade infatti la maggior parte del credito concesso alle amministrazioni locali. Le banche, che hanno erogato loro 9670 miliardi di yuan (oltre 1.200 miliardi di euro), dovrebbero rientrare in possesso, per la scadenza dei prestiti di poco più di 350 miliardi di euro. Soldi che difficilmente gli enti locali potranno ripagare se non a costo di enormi sacrifici con molti problemi a seguire.

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