Venti morti per scontri etnici nello Xinjiang

E’ salito a 20 vittime il bilancio delle violenze a sfondo etnico che si sono verificate ieri nella tormentata regione del Xinjiang, nel nordovest della Cina, abitata dalla minoranza etnica degli uighuri, turconfoni e di religione islamica. Lo afferma il governo della regione in un comunicato comparso sul suo sito web. Nell’ attacco – verosimilmente condotto da uighuri contro immigrati cinesi – 13 persone sono state uccise dai terroristi a colpi di coltello nella contea di Yecheng, a 200 chilometri dalla città di Kashgar. Sette degli assalitori sono stati uccisi dalla polizia, che ne ha arrestati altri due. Il Xinjiang é di fatto chiuso ai giornalisti e agli altri osservatori indipendenti dal 2009, quando quasi duecento persone persero la vita in violenze tra gli uighuri e gli immigrati cinesi. Da allora dal territorio filtrano periodicamente notizie di violenze, che sono costate la vita a decine di persone. Il portavoce governativo Hong Lei, parlando in una conferenza stampa a Pechino, ha sottolineato che il Congresso nazionale degli uighuri – un’ organizzazione di uighuri esiliati – ha “immediatamente” emesso un comunicato nel quale si afferma che 84 persone sono state arrestate in seguito all’ attacco. “Non é forse chiaro chi ispira questi atti?”, ha aggiunto polemicamente il portavoce. Gli esuli uighuri accusano Pechino di esagerare ad arte la portata della minaccia terroristica nel territorio per giustificare la propria politica “repressiva”.

fonte: ANSA

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