Sempre più fitto il mistero sul superpoliziotto cinese. Scappato o epurato?

i tinge sempre piu’ di giallo la storia del superpoliziotto cinese in fuga dalla sua citta’ che avrebbe chiesto asilo politico agli Usa e del quale non si sa nulla. Dopo smentite, voci, ‘no comment’ e notizie impazzite sulla rete, le uniche certezze nel caso di Wang Lijun sono davvero poche. La prima e’ che l’uomo il 2 viene dimesso dalla carica di capo della polizia di Chongqing e viene ‘smilitarizzato’, divenendo vice sindaco della citta’ piu’ popolosa di Cina. Quella che puo’ sembrare una promozione in Cina invece ha i contorni dell’epurazione. Il 6, come ha confermato ieri sera tardi l’agenzia Nuova Cina che ha annunciato una indagine governativa, Wang e’ stato tutto il giorno nel consolato americano di Chengdu. Non si sa se sia uscito in serata o la mattina dopo, ma si sa, grazie agli americani, che lo ha fatto ‘di sua spontanea volonta”’, anche se nessuno spiega il perche’ ci sia andato. Il consolato e’ stato circondato da forze di polizia cinesi, presenza non richiesta dal consolato come ha detto il portavoce dell’ambasciata a stelle e strisce a Pechino. Ora Wang sarebbe in ”vacanza forzata” per ritemprarsi e riposarsi per il troppo lavoro. Fin qui i fatti. Le speculazioni che ampliano il mistero sono tante. Piu’ o meno tutte convergono su una questione: la ‘fuga’ di Wang colpisce direttamente il suo mentore, il potente segretario politico di Chongqing Bo Xilai, uno dei politici piu’ in vista del panorama cinese tanto da essere candidato ad un posto nel comitato centrale del politburo di Pechino. Sia che Wang sia scappato per difendersi da una inchiesta per corruzione, sia che l’abbia fatto per altre ragioni, da piu’ parti viene detto che la carriera politica di Bo Xilai, quello delle canzoni rivoluzionarie obbligatorie e del rinverdimento del maoismo, sembra fermarsi. Per aggiungere altra carne a cuocere oggi in rete e’ apparsa una lettera attribuita a Wang che accusa delle peggiori nefandezze Bo, l’uomo che grazie alla campagna moralizzatrice contro le triadi di Wang ha fatto la sua fortuna. Ma sia Bo che Wang devono fare i conti con i loro predecessori. Quello di Wang e’ stato condannato a morte con sentenza eseguita per corruzione. Quello di Bo, attuale capo del partito nel Guangdond, lo avversa politicamente ed e’ un suo concorrente alle prossime nomine di ottobre. Che Bo Xilai sia in queste ore in decadenza lo si nota anche dalla stampa di Chongqing: le sue calligrafie e le le sue foto, presenza quotidiana sulla prima pagina del maggiore quotidiano, oggi lasciano il posto alle foto e notizie del sindaco della citta’. Oggi sui media cinesi era difficile in alcuni momenti trovare notizie su Bo ma non su Wang. Secondo alcuni, parte della polizia mandata al consolato sarebbe stata inviata da Bo, altra sarebbe arrivata da Pechino preoccupata dei segreti che Wang avrebbe rivelato agli americani. Tra i due l’ex poliziotto avrebbe scelto Pechino dove si troverebbe ora. Il consolato americano avrebbe negato l’asilo (la cui richiesta da parte di Wang e’ stata confermata da un avvocato americano vicino al dissidente Ai Weiwei) per non urtare la suscettibilita’ cinese in vista della visita che la settimana prossima portera’ a Washington Xi Jinping, prossimo presidente cinese e segretario generale del partito. Xi deve gia’ difendersi dalle accuse sui diritti civili. Dopo che ieri il vicepresidente americano Joe Biden ha incontrato quattro esperti e sostenitori dei diritti umani e delle riforme in Cina parlando di ‘deterioramento della situazione’, oggi Pechino ha risposto con una nuova forte ondata repressiva. A sette anni, per una poesia che gli e’ valsa l’accusa di sovversione, e’ stato condannato Zhu Yufu. Altri tre sono stati condannati fino a dieci anni per aver criticato l’ex presidente Jiang Zemin. Ge Xun, un cinese emigrato negli Stati Uniti nel 1986, e’ stato picchiato dalla polizia e trattenuto per essere interrogato per 21 ore consecutive per aver deciso di andare a fare visita a una delle cosoddette ”madri di Tiananmen”.

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