I capitalisti bussano al comitato centrale del partito comunista cinese

Se Liang Wengen, 57 anni, riuscirà ad entrare nel comitato centrale del Partito comunista cinese (Pcc) sarà il primo imprenditore privato a diventare membro del massimo organo decisionale del paese. Secondo la stampa cinese, Liang ha già completato la richiesta formale per diventare uno dei circa 300 membri del cc. La sua domanda dovrà essere approvata dal 18/esimo Congresso nazionale del Partito, previsto per l’ autunno del 2012. Alcune fonti affermano che Liang non è l’ unico imprenditore “completamente privato” – cioé che non ha ricoperto in passato cariche politiche e la cui impresa, il Sany Group, non ha connessioni con dirigenti politici – a cercare di avvicinarsi al cuore del partito unico. In corsa ci sarebbero anche Wang Jianlin, fondatore del gruppo Dalian Wan Da, il presidente della Chery Automobile Yin Tongyao, quello del Sichuan New Hope Group Lui Yongxin e Guo Guangchang del Shanghai Fosun Group. Gli ultimi due hanno smentito, gli altri hanno taciuto. Dei “papabili” tre – Liang Wengen, Wang Jianlin e Yin Tongyao – sono iscritti al Partito. “Le caratteristiche principali che deve avere un imprenditore con quelle aspirazioni – ha spiegato all’ ANSA un analista dell’economia cinese che chiede di rimanere anonimo – sono la lealtà, l’ obbedienza e un basso profilo”. L’ apertura del Pcc agli imprenditori privati è stata decisa nel Congresso del 2002, quando la “teoria delle tre rappresentanze” elaborata dall’ allora numero uno Jiang Zemin venne inglobata nella Costituzione del Partito. La teoria di Jiang prevede che il Partito non rappresenti più solo le classi più sfortunate ma “tutte le forze dinamiche” della società, inclusi gli imprenditori privati. “Questo – ha proseguito l’ analista – non vuol dire assolutamente che i privati possono prendere il potere. Significa semplicemente che possono avvicinarsi di più al potere. Essere vicini al potere politico è fondamentale per tutti gli imprenditori, in Cina”. Liang ha le carte in regola. L’ imprenditore ha iniziato la sua carriera con un modesto investimento di 60mila yuan (meno di settemila euro) nel 1993 e ha fatto fortuna costruendo gru e ruspe che sono andate a ruba con il boom dell’ edilizia. Si è iscritto al Pcc nel 2004 e da allora i suoi dipendenti partecipano ogni mattina ad una cerimonia di alzabandiera cantando canzoni “patriottiche” e il circuito di televisione interno alle sue aziende trasmette puntualmente tutte le importanti celebrazioni del Partito. La necessità di non mettersi troppo in evidenza, per gli emergenti del settore privato, è evidente se si considera la sorte di alcune delle decine di “tycoon” i cui nomi sono comparsi negli anni scorsi nelle classifiche stilate periodicamente dalla rivista americana Forbes e dal sito web Hurun, di Shanghai. Tra di loro, 18 sono finiti in prigione, due sono accusati di gravi reati finanziari e in attesa di giudizio, dieci sono sotto inchiesta e di sette si sono perse completamente le tracce, secondo il calcolo del Phoenix Magazine di Hong Kong. L’ analista interpellato dall’ ANSA ritiene che il ruolo giusto per Liang – o per un altro degli imprenditori in corsa per un posto al sole – sarebbe quello di presidente o di vicepresidente della Federazione nazionale dell’ industria e del commercio”, vale a dire un posto di prestigio ma largamente cerimoniale. “Per loro, la strada verso il vero potere non è ancora aperta”, conclude l’ analista.

fonte: ANSA

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