Buddismo come cura per l’Aids

La dottrina buddista come cura per l’Aids. E’ quanto accade nella prefettura autonoma di Xishuangbanna, nella provincia sud occidentale cinese dello Yunnan, dove vive la minoranza etnica Dai. Lo Yunnan è la provincia cinese con il maggior numero di contagiati malati di Aids e Hiv secondo i numeri dell’anno scorso, con 83.925 malati. Sui 300.000 abitanti dello Xishuangbanna, 1784 sono sieropositivi. Molti di questi non hanno accesso a cure e per analfabetismo o per carenze economiche e di infrastrutture, non sono neanche a conoscenza della malattia e dei metodi di prevenzione. E’ qui che entrano in gioco i monaci buddisti che, attraverso un programma, aiutano i malati. Il progetto ‘casa della gloria di Buddha’ è cominciato nel 2003 con fondi delle Nazioni Unite nel monastero di Zongfo, ad opera di un monaco, Du Hanting, vice abate del monastero, che 20 anni fa era in Thailandia ed entrò in contatto la prima volta con l’Aids. Da quel momento, ha deciso di fare qualcosa per risolvere il problema e alleviare le sofferenze dei malati. Attraverso l’insegnamento buddista, la meditazione e i precetti, organizza classi nel monastero alle quali partecipano malati sia buddisti che non credenti. Attraverso la meditazione, i monaci riescono a dare sollievo ai malati, riuscendo a fortificare anche il corpo. Non solo: gli insegnamenti vengono anche portati a domicilio, nelle case dove stanno malati che non possono muoversi, e tutti giurano di trovare sollievo dalla meditazione buddista e dalle lezioni. Nella contea, il 70% dei contagi è avvenuto attraverso rapporti sessuali non protetti. I monaci non possono parlare di sesso, ma insegnano i fondamenti e le regole del buddismo, soprattutto le prescrizioni che vietano l’uso di alcool e atteggiamenti promiscui. Ma le richieste sono troppe e ci sono anche remoti villaggi che i monaci non riescono a raggiungere. E così si sta lavorando alla realizzazione di compact disk con canti educativi registrati in lingua locale Dai, dal momento che molti dei residenti di questi villaggi sono analfabeti e hanno difficoltà anche a capire la difficile terminologia medica quando qualcuno parla con loro. Attraverso le canzoni, invece, riescono ad afferrare i concetti. L’esperienza religiosa come terapia anti Aids si sta velocemente diffondendo anche nella regione autonoma nordoccidentale cinese Ningxia Hui, a maggioranza musulmana. Leader religiosi musulmani della provincia hanno effettuato un viaggio nel monastero buddista di Zongfo per capire i metodi dei monaci nella cura anti Aids. E così diversi imam delle moschee di Ningxia continuamente informano i fedeli sui rischi derivanti dai comportamenti lascivi, dai contatti con le prostitute, dall’uso di droghe, indicandoli come comportamenti lontani dalla dottrina islamica.

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