Appelli internazionali alla liberazione di Ai Weiwei, ma la Cina non risponde

La Cina continua a mantenere il silenzio sulla sorte dell’ artista dissidente Ai Weiwei, fermato dalla polizia domenica scorsa e del quale da allora non si hanno notizie. La Gran Bretagna, gli Usa e l’ Unione Europea si sono aggiunti a Germania e Francia, che avevano in precedenza chiesto chiarimenti a Pechino. ”Chiedo al governo cinese di chiarire urgentemente la situazione e le condizioni di salute di Ai Weiwei e spero che venga rilasciato immediatamente”, ha affermato il segretario agli esteri britannico William Hague. Un portavoce del dipartimento di Stato americano, Mark Toner, ha espresso la ”preoccupazione” del suo governo per ”la tendenza alle sparizioni forzate, alle detenzioni extralegali, agli arresti e alle condanne di attivisti per i diritti umani che esercitano il loro diritto alla liberta’ di espressione riconosciuto dalla comunita’ internazionale”. L’ Ambasciata a Pechino dell’ Ue ha affermato oggi di essere ”inquieta” per la scomparsa dell’ artista e ha ”invitato le autorita’ cinesi ad evitare in qualsiasi circostanza di usare le detenzioni arbitrarie”. La moglie dell’ artista, che ha 53 anni ed e’ noto per le sue installazioni e per aver partecipato alla progettazione del Nido d’ Uccello, lo stadio olimpico di Pechino, ha affermato di non avere avuto alcuna comunicazione dalle autorita’. Domenica, dopo aver fermato Ai Weiwei, che era diretto a Hong Kong, all’ aeroporto di Pechino, la polizia ha interrogato otto collaboratori dell’ artista e sequestrato gli hard disk di tutti i computer che si trovavano nello studio. ”Questa volta e’ molto seria”, ha aggiunto la moglie, Lu Qing. Il dissidente, che da anni non risparmia severe critiche al governo, aveva subito diverse forme di intimidazione ma non era mai stato arrestato. La detenzione extragiudiziale di Ai Weiwei e’ l’ ultima di una lunga serie iniziata in febbraio, quando anonimi appelli diffusi su Internet hanno invitato i cittadini a protestare pacificamente per la democrazia. L’ iniziativa, nota come ”la rivoluzione dei gelsomini” perche’ ispirata dai movimenti popolari in Tunisia ed Egitto, ha raccolto pochi consensi ma ha scatenato un’ ondata di repressione che, secondo gli attivisti per i diritti umani, e’ la peggiore dal 1989, quando fu stroncato nel sangue il movimento studentesco di piazza Tiananmen. Venti-trenta critici del governo, tra cui gli avvocati per i diritti umani Tang Jitian, Jian Tianyong, Teng Biao, Liu Shihui, Tang Jingling e Li Tiantian, sono scomparsi da quasi due mesi. Altrettanti – intellettuali e blogger – sono stati arrestati e cinque accusati di ”istigazione alla sovversione”, il reato per il quale il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo e’ stato condannato a 11 anni di reclusione. Circa 200 altri ”soggetti pericolosi” sono stati sottoposti a misure restrittive tra cui Liu Xia, la moglie del premio Nobel, che e’ agli arresti domiciliari da ottobre. Secondo Nicholas Becquelin, ricercatore del gruppo umanitario Human Rights Watch, si tratta di un ”cambiamento di qualita”’ nella repressione del dissenso. ”Non c’e’ un modo migliore di dimostrazione del potere di quella di far sparire le persone”, sostiene. Becquelin ricorda che la portavoce governativa Jiang Yu ha recentemente affermato che ”nessuna legge potra’ proteggera”’ coloro che vogliono ”creare dei problemi” alla Cina.

fonte: ANSA

1 Commento

Archiviato in Diritti incivili, Taci, il nemico ci ascolta, Vita cinese

Una risposta a “Appelli internazionali alla liberazione di Ai Weiwei, ma la Cina non risponde

  1. Pingback: Cina, i gelsomini della rivolta: nessuno protegge chi crea problemi | Orientalia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...