Terzo aumento dei tassi di interesse contro la crescita dell’inflazione

Con il terzo aumento dei tassi d’ interesse in sei settimane, la Cina ha segnalato oggi che la preoccupazione per il “surriscaldamento” dell’ economia del Dragone, e in particolare per la crescita dell’inflazione, è forte. La banca centrale cinese ha alzato di 25 punti base il tasso sui depositi a un anno e il tasso sui prestiti a un anno. L’ annuncio dell’aumento, venuto durante il periodo di vacanze per il nuovo anno lunare, era atteso dagli analisti, che prevedono nuove misure restrittive bei prossimi mesi. In Cina i mercati riaprono domani dopo una settimana di chiusura. “Non sapevo che l’aumento sarebbe stato annunciato oggi… ma si sapeva che i tassi sarebbero cresciuti”, ha commentato l’analista britannico Mike Lenhoff. Nel 2010 l’ economia cinese ha proseguito nella sua crescita a due cifre, che l’ha portata a superare il Giappone e a diventare la seconda del mondo dopo quella degli Stati Uniti. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio centrale di statistica, in gennaio la crescita annuale del Prodotto Interno Lordo (Pil) è stata del 10,3% (rispetto al 9,2% del 2009), mentre l’inflazione si è attestata sul 3,3% su base annua. In dicembre l’aumento è stato del 4,6% e si ritiene che in gennaio possa toccare il 6,6%. La crescita è stata alimentata dai massicci investimenti statali nelle infrastrutture ed è stata accompagnata dal gonfiarsi della “bolla” immobiliare, settore nel quale i prezzi continuano a crescere a dispetto delle misure restrittive prese nel corso dello scorso anno dal governo. Tra l’altro, un’ imposta “sperimentale” sulle proprietà immobiliari è stata introdotta nelle metropoli di Shanghai e di Chongqing. Gli analisti ritengono che l’impatto delle misure governative sulla crescita sarà contenuto. L’ economia cinese continua ad essere fortemente dipendente dalle esportazioni e, nonostante le continue pressioni dell’Occidente, e in particolare degli Usa, Pechino non ha finora dato segnali di voler accelerare la crescita dello yuan, che rimane ancorata al tasso di riferimento fissato quotidianamente dalla banca centrale. Mentre negli Usa e in Europa i tassi sono tenuti bassi, la decisione di Pechino viene interpretata anche come un segno di fiducia nella solidità dell’economia cinese.

fonte: ANSA

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