Nella riforma del Fondo monetario internazionale, a sorpresa avanza Cina e Bric

Il ‘nuovo’ Fondo monetario internazionale prende forma, a sorpresa, a Gyeongju, in Corea del Sud: i Paesi avanzati cedono spazio e seggi agli ‘emergenti’, al cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India e Cina) con uno schema in cui, ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, la posizione dell’Italia “non è in discussione” confermando la sua piena rappresentanza nel board. Il G20 finanza ha approvato il modello che vedrà i più grandi azionisti in Stati Uniti, Giappone, quattro Paesi europei (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia) e nelle quattro economie principali emergenti del Bric. “Un risultato storico, oltre le aspettative – ha commentato con evidente soddisfazione il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, in merito alla svolta che ora dovrà avere l’avallo politico tra tre settimane dal summit dei capi di Stato e di governo a Seul – e che va ben oltre le linee fissate a Pittsburgh lo scorso anno. E’ un quadro che si adegua alla nuova realtà dell’economia mondiale”, ha rilevato ancora il direttore generale. I Paesi avanzati cederanno il 6,05% delle quote dell’Fmi (più del 5% ipotizzato inizialmente e pari al 6,4% in termini di riequilibrio tra economie sovrarappresentate – tra cui c’é l’Arabia Saudita – e sottorappresentate). La Cina conquista la terza posizione dopo Usa e Giappone con il sorpasso su Gran Bretagna, Francia e Germania. Secondo la riforma l’Europa dovrà cedere anche due seggi sugli otto attuali (nove considerando anche la Russia) sui 24 totali che compongono il board. La discussione su quale tra i Paesi dovrà rinunciare “richiederà tempo”, ha osservato Tremonti, mentre il ministro delle Finanze belga Didier Reynders ha auspicato “discussioni da concludere per l’assemblea dell’Fmi del 2012” insieme all’ipotesi di staffetta (“può essere un’opzione”) tra Belgio e Olanda. Tremonti, sempre al termine del vertice, ha ricordato come l’Italia rimanga “la settima economia del mondo e lo saremo per molto tempo ancora”, mentre l’unico scambio che “potremmo fare” con il seggio italiano nel consiglio “é nel caso in cui verrà creato il seggio unico europeo”. “Siamo – ha continuato la settima potenza economica con meno peraltro di 60 milioni di persone” e quindi “la posizione dei nostri lavoratori, imprenditori e del sistema tiene. L’accordo siglato oggi è che gli europei in casa loro definiscano i due paesi che dovranno cedere i seggi. La dialettica non sarà così semplice ci vorrà del tempo” anche perché non tutti i paesi europei fanno parte dell’Unione e del G20. Più in generale, il ministro ha ricordato come nell’economia mondiale “dopo crisi le posizioni sono cambiate e l’ assetto è circolare e non più dall’alto verso il basso”. “Il Fondo – ha concluso – fino a qualche tempo fa era la rappresentazione dell’età coloniale. Si tratta di un adempimento di un impegno politico, una richiesta che fanno i nuovi paesi ai vecchi e non viceversa”. Non è un caso che l’Fmi si avvii ad assumere una centralità maggiore, ampliando le attribuzioni in materia di sorveglianza delle politiche economiche degli Stati, proprio in relazione alla ‘segnalazione’ di potenziali squilibri globali.

fonte: ANSA

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