Accordo al G20 sul no a svalutazione, disinnescata guerra di valute

I paesi del G20 disinnescano la guerra delle valute, si impegnano a evitare svalutazioni competitive e far determinare al mercato i tassi di cambio. Non passa invece la proposta americana di porre un tetto numerico ai surplus determinati dal super export. Cina e Germania, per i quali la proposta avrebbe significato forti danni, hanno alzato gli scudi accusando anzi Washington di creare instabilita’ sui cambi con l’emissione di liquidita’ per sostenere l’economia americana. Nel comunicato finale tuttavia si fa per la prima volta accenno agli squilibri delle partite correnti chiedendo all’Fmi di sviluppare dei criteri per segnalare situazioni di rischio. Al termine della due giorni di vertice nella storica citta’ di Gyeongju, capitale del regno Silla, i paesi del G20 raggiungono cosi’ una soluzione di compromesso sintetizzata dal nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti come ”un passo avanti” (nonostante la riluttanza della Cina), rispetto ”al silenzio assoluto” precedente. Seppure non si possa parlare di cambi tuttavia, ha riconosciuto il ministro, ”c’e’ un avvio di un processo di critica verso un espansionismo spinto dalla politica dei cambi”. A parte la riforma a sorpresa dell’Fmi (giudicato il risultato piu’ tangibile del vertice), il G20 ha anche dato un ulteriore via libera alle nuove regole della finanza messe a punto dall’Fsb di Mario Draghi e che dovranno ricevere il visto finale al summit di Seul. Lo stesso Draghi parla di riconosciuta importanza da parte di tutti ”della cooperazione multilaterale” e dei benefici che comporta per evitare i rischi alla ripresa ”che c’e’ ma e’ modesta”. La proposta europea sui cambi, fatta propria dal G7 venerdi’ e dal comunicato finale, vede cosi’ i paesi avanzati (Usa, Giappone e Europa) impegnarsi anche contro la volatilita’ e i movimenti disordinati. Il Giappone, dove lo yen ha subito una forte crescita negli ultimi mesi, ha avvisato pero’ che non stara’ a guardare in caso di movimenti eccessivi della valuta. Il segretario al tesoro Usa Tim Geithner al termine del vertice e’ tornato alla carica per chiedere comunque alla Cina di stimolare la domanda interna promettendo un aumento del risparmio e delle esportazioni negli Stati Uniti. Geithner ha ammesso come gli Stati Uniti abbiano una ”responsabilita’ speciale” nella prevenzione degli effetti dannosi della volatilita’ dei mercati dei cambi, per rispondere a chi accusa Washington di favorire il dollaro ai minimi. Gli Stati Uniti hanno subito anche gli attacchi della Germania che, contraria al tetto all’export come la Cina, la ha accusata di generare troppa liquidita’ distorcendo cosi’ il mercato valutario.

fonte: ANSA

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