Cina alza i tassi, aumento pressione sullo yuan

La Cina alza i tassi, cogliendo di sorpresa i mercati e di fatto aprendo ad un rialzo dello yuan, mentre il G20 si appresta ad affrontare la ‘guerra delle valute’ e il Tesoro Usa promette: ”non svalutiamo il dollaro”. La Banca popolare della Cina ha deciso oggi di rialzare di un quarto di punto il tasso sui depositi bancari al 2,5% (dal 2,25%) e quello sui prestiti agli istituti di credito al 5,56% (dal 5,31%): l’ultima volta che aveva ritoccato i tassi all’insu’ era stato nel dicembre del 2007. Una decisione che non dispiacera’ a Washington perche’ mette pressione rialzista sullo yuan. Giusto stanotte il segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, ha ribadito che il renminbi e’ ”significativamente svalutato”, anche se ”sta salendo ad un ritmo piu’ rapido” e ci si aspetta che ”continui a salire”. Gli Usa – ha spiegato Geithner -in una misurata apertura di credito a Pechino – hanno rinviato a dopo il G20 la pubblicazione del loro rapporto sulle valute in attesa di un maggiore sostegno internazionale. Proprio Seul, pero’, sembra essere scettica sulla possibilita’ di un vero accordo che metta fine alla guerra delle valute. La prima preoccupazione della banca centrale cinese, pero’, sono gli ultimi dati che parlano di un’economia che procede al massimo dei giri e rischia di surriscaldarsi. La produzione manifatturiera continua ad accelerare e l’inflazione e’ schizzata al 3,5% ad agosto (oltre il limite ufficiale del 3%), ai massimi di 22 mesi. Alcune indiscrezioni raccontano che Pechino abbia deciso dopo aver saputo prima degli altri dell’inflazione di settembre che sarebbe particolarmente forte. Da mesi il governo cinese era impegnato in una progressiva stretta monetaria, attraverso l’aumento delle riserve bancarie e delle tasse immobiliari. Troppo forte l’espansione del credito dopo le iniezioni di liquidi per sostenere la ripresa durante la crisi finanziaria globale. Un mare di liquidita’ che ha finanziato una rischiosa espansione immobiliare: i prezzi del ‘mattone’ hanno segnato un balzo del 9,1% nelle 70 principali citta’ cinesi il mese scorso. L’allarme e’ ben presente a Pechino, e a ricordaglielo ci ha pensato oggi la Banca mondiale. Gli economisti di Washington evocano il rischio di una ”nuova bolla finanziaria” e, forse anticipando la stretta monetaria, hanno abbassato all’8,5% la stima di crescita cinese per l’anno prossimo, dopo il 9,5% atteso per quest’anno. Con il giro di vite monetario, pero’, la Cina si espone anche ad alcuni rischi: la stretta rischia di incoraggiare ancor piu’ gli afflussi di capitali in cerca di alti rendimenti, che stanno alimentando la potenziale ‘bolla’ finanziaria. Una marea di liquidita’ a bassissimo costo che arriva anche dagli Usa, con la Fed che ha tutta l’intenzione di procedere a lungo a ‘tasso zero’: oggi il presidente della Fed di Atlanta Dennis Lockhart ha parlato di altri 100 miliardi di dollari da spendere nell’acquisto di titoli. Il ritiro di liquidita’ in Cina, poi, potrebbe mettere in ginocchio piu’ di una societa’, magari vissuta al di sopra delle proprie possibilita’ grazie al denaro facile degli ultimi tre anni.

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