Da Shanghai a Milano, due Expo totalmente diverse

”Una cosa e’ certa: l’Expo di Milano non sara’ mai come quello di Shanghai. Questo sara’ l’ultimo Expo monumentale; il prossimo, focalizzato sul tema”. Cosi’ Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo Milano 2015, al termine della missione che ha guidato a Shanghai con il suo management per avere colloqui ed incontri sia con i vertici cinesi dell’esposizione universale in corso, sia con direttori di diversi padiglioni. ”L’Expo – ha detto Sala all’ANSA durante le visite – e’ un evento importantissimo, non a caso, dopo le esposizioni di Shanghai e Milano, per l’Expo del 2020 si vogliono candidare la California e l’Australia. Scwharzenegger (governatore della Califonria, ndr) ha detto che vuole portare l’Expo in California per portare li il mondo. Ed ha ragione. Noi dobbiamo farci trovare pronti a questo appuntamento con il mondo”. Australiano, canadese, sud coreano e tedesco i padiglioni visitati oggi, insieme all’avveniristica struttura dell’Expo Cultural Center; visite che hanno chiuso la quattro giorni di missione, durante i quali Sala ed i suoi hanno presentato alla stampa cinese l’idea dell’Expo di Milano e avuto incontri ad alti livelli. ”Parto con la consapevolezza – ha detto Sala – che la nostra idea e’ vincente. La nostra Expo sara’ di contenuti, non di forme. Abbiamo avuto ottimi suggerimenti e discussioni con tutti qui, partiamo con un buon bagaglio. Visitando questi padiglioni, girando per i viali, e’ chiara la percezione che questa Expo e’ concepita e gestita per i cinesi. Noi vogliamo una manifestazione mondiale, che si confronti su un tema importante come il cibo, in tutte le sue sfaccettature”. E come dargli torto? Ai visitatori stranieri l’Expo di Shanghai sembra una grande fiera: luci, venditori ambulanti, parate con carri e costumi, padiglioni con spettacoli, balli, cinema. Ma di ”better city better life” (Citta’ migliori vita migliore), il motto dell’Expo, c’e’ veramente poco. Anche i padiglioni non si esimono da questo e sono dei grandi parchi giochi: chi con il cinema, chi con le biciclette, chi con la teleferica. ”La nostra idea e’ diversa. Dobbiamo concentrare tutto nel poco spazio che abbiamo ed abbiamo un target di 20 milioni di visitatori, contro i 70 dei cinesi. Noi – continua Sala – abbiamo un’area di 1,1 chilometri quadrati, qui superiamo i 5. Noi puntiamo sul tema, qui sull’intrattenimento. Questo non significa che saremo inferiori a Shanghai, anzi”. Una delle critiche dell’Expo cinese e’ che e’ fine a se stesso, non c’e’ coinvolgimento esterno. ”L’Expo sara’ a Milano – risponde Sala – ma sara’ l’esposizione italiana. Puntiamo a tenere aperte delle aree anche di sera, anche tarda, per ospitare manifestazioni e concerti. L’Expo non puo’ essere slegata dal luogo”. Lei ha parlato della necessita’ di interagire con l’esterno. ”E’ fondamentale per noi tutto questo. Dobbiamo – ha concluso Sala – sfruttare tutte le possibilita’ che ci dara’ la tecnologia. Qui mi sembra che i visitatori siano spettatori, io penso debbano essere anch’essi partecipi. Penso quindi alla possibilita’ di scaricare e conservare contenuti. Ma anche a partecipare ad incontri via web, teleconferenza. Una expo, insomma, interattiva”.

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