Niente più iPhone nei negozi cinesi dell’Apple. Come un genitore che decide di togliere il gioco ai due figli che se lo contendono, l’azienda di Cupertino ha deciso oggi di non vendere più il melafonino di ultima generazione, il 4S (in ricordo del fondatore dell’azienda Steve Jobs morto ad ottobre), dopo che sono scoppiate risse dinanzi ai negozi della “mela” a Pechino e Shanghai fra le centinaia di persone in fila da giovedì per acquistare l’ultimo gioiello nato in casa Apple. Ora tutti gli orfani dello smartphone americano (ma made in China), potranno ordinarlo solo on line oppure acquistarlo presso i negozi dei due operatori telefonici cinesi che lo distribuiscono, China Telecom e China Unicom. Che quelli dell’Apple avessero uno spiccato senso del marketing e degli affari è notorio. E lo hanno dimostrato decidendo di aprire le vendite dell’ultimo gioiellino a pochi giorni dall’inizio del capodanno cinese, quando qui si scambiano i regali. Ma soprattutto prima che tutti quelli che vivono in metropoli come Pechino e Shanghai (dove ci sono gli Apple Store) ma che provengono da altre province, tornino a casa per le festività. Già da giovedì pomeriggio nei pressi dei negozi della mela di Pechino (due) e Shanghai (tre) c’erano persone in fila. Oltre 18 ore prima di poter entrare e accaparrarsi l’ultimo nato. File interminabili, che giravano intorno agli isolati. Scene che si sono viste già negli Usa ma che sembravano lontane da queste parti, dove si è abituati a vedere queste folle più per venerare il leader politico di turno passato a miglior vita che nell’attesa di comprare un telefonino. I cinesi alle file in questo periodo sono abituati: il grande esodo dei milioni di viaggiatori che prenderanno il treno per tornare a casa provoca in questi giorni file interminabili dinanzi agli sportelli ferroviari. E come in questo caso, anche dinanzi ai negozi dell’Apple si sono organizzate bande che noleggiano gli uomini in fila. Come Totò in Siamo uomini o caporali, quando si travestiva per prendere il pane razionato durante la guerra, così, per lo più immigrati, fanno la fila per circa 15-20 più una cena euro al posto di un altro. Ma non solo: questi acquistano anche per il loro capobanda il melafonino che poi rivendono al mercato nero, quando non sarà più possibile trovarlo nei negozi. Già dalle cinque del mattino a Pechino sono cominciati i primi problemi. Due ore prima l’apertura del negozio, alcuni di questi Totò cinesi se le sono date di santa ragione perchè c’era chi voleva passare davanti. E’ intervenuta in un primo momento la polizia a sedare il tutto, oltre cento agenti a supporto. Poco dopo la decisione: le porte del negozio non aprono, niente vendita del melafonino a Sanlintun, il quartiere bene dove ci sono le ambasciate a Pechino. Apriti cielo: botte, urla, proteste, sono comparsi ortaggi e uova (forse residuo di qualche cena?) lanciati contro il negozio. Esauriti invece in pochissimo tempo i telefonini nell’altro negozio di Pechino, a Xidan. Scontri anche dinanzi al negozio centrale di Shanghai, a Huahuai lu, ma qui i telefonini si sono venduti e sono andati esauriti in pochissimo tempo, così come negli altri due negozi di Shanghai. Alla notizia che erano finiti i pezzi, di nuovo urla, proteste e botte. A questo punto l’azienda di Cupertino ha annunciato che non venderà più il suo melafonino, che comunque costa qui dai 600 ai quasi 800 euro, nei negozi ma solo tramite gli operatori. Fatta la legge, trovato l’inganno: molti hanno deciso di provare nelle province vicine a comprare in Apple store magari meno frequentati (utopia), altri si sono accontentati di pagare di più al mercato nero o lo stesso 4S già posseduto da qualche fortunato o un prodotto precedente. A maggio, per il lancio dell’iPad2 quattro persone erano finite in ospedale per la calca dinanzi al negozio di Sanlitun. Ma perchè questa passione per la “mela”?. Un giovane cinese mi ha detto: “E’ cool”. Insieme agli abiti griffati, alle Ferrari e agli accessori di moda, l’iPhone e i prodotti Apple sono la vera tendenza in Cina. Anche perché i cinesi stanno diventando un popolo metà umano e metà telefonino. Non c’è un posto, ristorante, treno, metro, aereo, autobus, per strada, dove non si veda la maggioranza di persone, per lo più giovani, con la testa china sul telefonino a slidare. Ma che avranno da leggere o scrivere? C’è il boom dei social network, della messaggistica istantanea, e i telefonini touch screen sono molto utili ai cinesi, perchè anziché dover perdere tempo cercando tra i tanti il giusto ideogramma, lo scrivono sullo schermo e il telefonino lo riporta. Per l’Apple la Cina è un grosso mercato. I due principali operatori di servizi telefonici, China Unicom e China Mobile servono ciascuna circa sette milioni di utenti degli iPhone. Il Financial Times ha scritto che solo nei primi nove mesi del 2011sono stati venduti in Cina 5,6 milioni di iPhone. Dei 550 milioni di internauti cinesi, 340 milioni navigano tramite telefonino. In un paese dove internet è censurato e molti siti irraggiungibili sembra un paradosso.
pubblicato da Il Riformista



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