Uscito di prigione, ma non libero Hu Jia

Hu Jia, l’attivista democratico cinese liberato la notte scorsa dopo aver scontato tre anni e mezzo di prigione, non puo’ rilasciare dichiarazioni e di fatto sembra essere sottoposto ad un regime di arresti domiciliari. Oggi la sua abitazione alla periferia di Pechino era presidiata da un massiccio schieramento di agenti in divisa e in borghese che impedivano a chiunque di avvicinarsi, eccetto i familiari piu’ stretti del dissidente. ”E’ di nuovo a casa con me e con i suoi genitori, non so se piu’ avanti potra’ parlare. Al momento, vorrei avere una situazione tranquilla, per favore, capitemi”, ha detto la moglie, Zeng Jinyan, ai giornalisti. Hu, 37 anni, uno dei dissidenti cinesi piu’ noti per le sue battaglie in difesa dei diritti dei malati di Aids e per la liberta’ di espressione, era stato condannato per ”sovversione” nel 2008, dopo aver pubblicato degli articoli nei quali, alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino, criticava pesantemente la situazione dei diritti umani in Cina. Il suo rilascio coincide con la liberazione, mercoledi’ scorso, di un altro famoso dissidente, l’artista Ai Weiwei, detenuto per oltre due mesi e ancora ”sotto inchiesta” per evasione fiscale. Sia la liberazione di Ai Weiwei – probabilmente dovuta al fatto che non sono state trovate prove concrete a suo carico – che quella di Hu Jia coincidono con la visita in Europa del premier Wen Jiabao, che oggi sara’ ricevuto dal suo omologo britannico David Cameron. Dallo scorso febbraio, secondo Amnesty International, almeno 130 dissidenti e critici del regime sono stati arrestati o hanno subito altre forme di limitazione della liberta’ la piu’ recente delle quali e’ la ”scomparsa”, cioe’ la detenzione per periodi e in forme decisi arbitrariamente dalle autorita’ di polizia senza l’intervento della magistratura. ”In primo luogo, Hu Jia non avrebbe mai dovuto essere arrestato”, ha affermato Sophie Richardson di Human Rights Watch, che ha espresso preoccupazione per il futuro del dissidente e di sua moglie. All’apparenza timido, magro e pelato, Hu Jia e’ stato negli ultimi anni uno dei critici piu’ intransigenti del regime e il suo blog su Internet e’ stato seguito da decine di migliaia di persone. Hu Jia e’ un buddhista praticante e ha espresso simpatia per il Dalai Lama, il leader tibetano in esilio considerato un pericoloso secessionista da Pechino. Il silenzio stampa – oltre alla privazione per un anno dei diritti politici – sono compresi nella sentenza di condanna di Hu Jia. Il silenzio, con il divieto di concedere interviste e di inviare messaggi su Twitter, dove aveva quasi 90mila seguaci, e’ stato imposto anche ad Ai Weiwei come condizione per la sua liberazione su cauzione. Si teme che Hu Jia e Zeng Jinyan – anche lei una dissidente e una blogger molto seguita – possano fare la fine di Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la pace 2010, Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 di prigione, sempre per ”sovversione”. Pur non essendo accusata di alcun reato, Liu Xia e’ dallo scorso ottobre agli arresti domiciliari di fatto. La stessa sorte e’ toccata al dissidente cieco Chen Guangcheng, rilasciato l’anno scorso e da allora tenuto prigioniero nella sua abitazione con tutta la famiglia.

fonte: ANSA

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