Il Dalai Lama vuole rinunciare al suo ruolo politico

Il Dalai Lama ha rilanciato oggi in occasione della celebrazione del 52/o anniversario della sollevazione popolare in Tibet un progetto che accarezza da tempo e su cui negli ultimi tempi è ritornato spesso: abbandonare il ruolo di rappresentante politico del governo tibetano in esilio, trasferendolo ad un successore eletto democraticamente, e continuare a svolgere unicamente la responsabilità di ‘guida spirituale’ della sua gente. In un discorso pronunciato nella città indiana di Dharamsala, sede del parlamento e del governo in esilio, e delle sue molteplici attività, il Dalai Lama ha ricordato che “fin dagli anni ’60 ho ripetutamente sottolineato che la nostra gente ha bisogno di un leader, eletto liberamente, a cui io trasmettero’ il potere”. “Adesso – ha proseguito – è venuto il momento di passare ai fatti. In occasione della imminente 11/a sessione del 14/0 Parlamento tibetano, che comincia il 14 marzo, proporrò formalmente che si facciano i necessari emendamenti alla Carta dei tibetani che riflettano la mia decisione di restituire la formale autorità al leader eletto”. “Da quando ho manifestato questo proposito – ha ammesso – ho ricevuto molte richieste di continuare ad esercitare la guida politica”, ma ‘il mio desiderio di trasferirla e’ (…) per il bene a lungo termine di tutti i tibetani”. Nella imminente riunione del Parlamento, è prevista anche l’elezione di un nuovo premier, e in questo ambito il Dalai Lama medita di depositare i suoi emendamenti alla Carta che fa funzione di Costituzione, in modo da rendere possibile un eventuale trasferimento del suo potere politico. Dura la replica pervenuta da Pechino, dove la portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu, ha detto che si tratta di “un trucco per ingannare la comunità internazionale”, e che come sempre il Premio Nobel per la Pace “usa la bandiera della religione” per coprire “attività secessionistiche”. “Il governo in esilio – ha concluso – è un organismo politico illegale e nessun paese al mondo lo riconosce”. Dalai Lama e governo cinese hanno ovviamente profonde divergenze sul futuro del Tibet, e la teoria della “via di mezzo”, da lui elaborata per rivendicare da Pechino una “autentica autonomia culturale” nell’ambito dello Stato cinese, non è stata accolta dai dirigenti comunisti. Di tenore ovviamente molto diversa è stata la reazione del premier del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpoche, che appena terminato il discorso ha convocato una conferenza stampa in cui ha chiesto al Dalai Lama di non rinunciare al suo ruolo politico perché “la maggior parte dei tibetani non si sente ancora pronta a succedergli e diventare indipendente da lui”. “La nostra gente – ha insistito – ha ancora bisogno della sua guida spirituale e politica. Lui rappresenta il governo in esilio e senza di lui c’é il rischio di una delegittimazione e per questo gli chiederemo che rinvii la sua decisione”.

fonte: ANSA

2 commenti

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2 risposte a Il Dalai Lama vuole rinunciare al suo ruolo politico

  1. Pingback: Due post sul Tibet | ParteCineseParteNopeo

  2. niki

    E’ che non ne può più dei tibetani. E’ anni che si lamenta che lo usano come immagine ma non fanno mai quello che lui gli chiede. E sta diventando anziano. Ha già dato moltissimo al suo popolo.

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